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Cultura martedì 31 maggio 2016 ore 10:10

Albertazzi e quel fatto di guerra mai chiuso

Il sindaco Marco Renzi scrive al presidente Matterella e al presidente del consiglio Matteo Renzi ripercorrendo il drammatico episodio del 1944



SESTINO — La morte di Giorgio Albertazzi ha riaperto le ferite della storia. Tra i tanti ricordi dell'artista riaffiorano anche le vicende che lo videro protagonista durante la seconda guerra mondiale. 

In particolare quella della fucilazione di un giovane disertore, Ferruccio Manini, che aveva aderito ai gruppi partigiani attivi nelle montagne. 

Un episodio controverso sul quale si è discusso per decenni ma su cui non è mai stata fatta chiarezza storica. Proprio su questo tema è intervenuto il sindaco di Sestino, Marco Renzi, con una lettera inviata al capo dello stato e al presidente del consiglio. 

"Ho letto molti articoli in questi giorni e non ne ho visto uno che facesse capire la storia che la mia comunità ha vissuto - spiega il sindaco - credo che un paese che ha vissuto certe vicende abbia il diritto alla verità. Da Albertazzi non abbiamo mai avuto né un pentimento, né un gesto di dispiacere per la fucilazione di quel giovane. Da parte sua non è mai arrivato nemmeno un fiore sulla lapide. Ci sono i testimoni di quei giorni, la ferita è ancora aperta."

La lettera del sindaco (professore di storia) riapre quindi una ferita storica mai ricucita. "Ad Albertazzi - conclude Renzi - il tribunale ha riconosciuto le 'cause di forza maggiore' dovute alla situazione di guerra civile in cui il paese era piombato, attenuando la gravità del suo gesto, ma questo certifica che è stato lui il responsabile di quella fucilazione. Dopo tanti anni avremmo gradito almeno un gesto di dispiacere."

Così il sindaco e la sua comunità hanno deciso di provvedere in prima persona a depositare sulla lapide che ricorda Ferruccio Manini quel fiore che si aspettavano dall'artista scomparso e che non è mai arrivato. 


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