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Attualità domenica 22 marzo 2020 ore 12:30

Faccia a faccia con il Coronavirus

Simone Isolani senza e con la mascherina
Simone Isolani senza e con la mascherina

La testimonianza di un chirurgo volterrano che lavora nell'ospedale di Piacenza: "Mai visto un virus così. Vi spiego cosa accade nei reparti Covid-19"



VOLTERRA — Simone Isolani ha 38 anni, è di Volterra e abita a Piacenza dove è sposato con una piacentina che fa il medico di famiglia. 

Isolani lavora nell'ospedale di Piacenza da cinque anni, i precedenti sei ha lavorato in quello di Parma. Come tutti sanno il piacentino è una delle zone in cui il Coronavirus ha attecchito di più, contagiando migliaia di persone e causando, più o meno direttamente, centinaia di morti.

Isolani è un testimone diretto di quanto questo virus sia forte e contagioso. Uno che tutti i giorni si mette camice, guanti e mascherina e entra in corsia, faccia a faccia con il Coronavirus.

"Questo è un virus incredibile, non ho mai visto una cosa di questa portata. Né io né i miei colleghi".

QUInews Volterra ha raggiunto Isolani telefonicamente. In questo periodo, quando non lavora, vive da solo in una casa. Protegge così la sua famiglia.

Isolani ha raccontato molti dettagli di come questo virus aggredisca i polmoni, di come stiano realmente i pazienti, sia nel reparto di malattie infettive che in rianimazione.

"Faccio il chirurgo, ma ora è tutto cambiato, le mie mansioni sono cambiate. Siamo come in guerra, l'ospedale di Piacenza è tutto dedicato ai pazienti Covid. A turno due o tre chirurghi garantiscono i servizi di base. Tutti gli altri sono impegnati nell'emergenza Covid-19. In sostanza il nostro ospedale al 95 per cento è un grande reparto di malattie infettive Covid, poi c'è la rianimazione e i servizi base".

La situazione a Piacenza è precipitata in pochissimo tempo: "Siamo in questa situazione da dieci giorni. Il virus è entrato in modo subdolo nel nostro ospedale, c'erano alcuni pazienti positivi che hanno infettato tutti i reparti. C'erano molte persone operate che sarebbero tornate a casa a breve e che invece sono morte dopo essere state infettate. Una di queste l'avevo operata io. Abbiamo perso venti malati operati".

Un incubo, solo che è successo davvero. E continua a succedere: "Ognuno di noi ha dovuto reinventarsi. Io non sono un rianimatore ma adesso so attaccare i ventilatori, ho imparato a gestire i vari strumenti che servono a dare vari gradi di ossigeno ai pazienti come, nell'ordine, occhiali, mascherine e i caschi che forse avrete visto in quel servizio di Piazza Pulita, girato all'interno di un reparto di un ospedale Covid".

Il virus è forte e contagioso e i pazienti hanno decorsi simili: "Si impara presto come agisce il Covid. Ha diversi livelli di gravità, ma le procedure e le cure sono sempre le stesse".

Uno degli aspetti più strazianti è come muoiono molti pazienti in ospedale: soli e soffocando. Le poche persone che vedono, medici e infermieri, sembrano alieni completamente coperti da tute, guanti e mascherine. Si intravedono solo gli occhi.

"Purtroppo chi muore lo fa soffocando e spesso è cosciente. E' una morte atroce, a volte capita di doverli sedare, per accompagnarli alla morte. Un'altra cosa atroce è che le morti alle famiglie vengono comunicate per telefono".

Per fortuna molti pazienti, la gran parte, reagiscono positivamente alle cure e guariscono: "E' verissimo, la maggior parte dei pazienti ce la fa. Un altro problema però è che spesso chi guarisce ha bisogno di un decorso lungo per riprendersi, si va da sette giorni fino a due o tre settimane"

Lo spartiacque tra chi sta a casa e chi finisce in ospedale è la difficoltà a respirare: "Per esempio se ti alzi dal letto e hai difficoltà respiratorie anche solo per arrivare in bagno allora è probabile che tu abbia un'insufficienza respiratoria, sintomo comune per il Covid-19: devi chiamare il 118".

Isolani ha suggerito a tutti uno strumento semplice e molto utile per capire se si ha una difficoltà respiratoria: il saturimetro.

Si può comprare in farmacia o su internet, costa 10-15 euro e ti dice quanto ossigeno c'è nel sangue: "Se si scende sotto al 93-94-95 per cento è un segno di iniziale lieve insufficienza respiratoria. E' lo stesso strumento che usano i sanitari quando vengono a casa e valutano la situazione".

Purtroppo su Amazon i saturimetri sono andati a ruba e molti di prodotti hanno tempi di consegna piuttosto lunghi, anche di un mese.

Tornando alla malattia e a come viene curata in ospedale abbiamo chiesto a Isolani di spiegarci un caso medio di paziente che riesce a guarire: "Un esempio di malato che guarisce? Un malato di 65 anni. Ha febbre alta per 7-8 giorni, dopodiché inizia a fare fatica a respirare. A quel punto entra in ospedale, dove i valori sono buoni e con l'ausilio dell'ossigeno (occhialini o mascherina o casco) riesce in 7-8 giorni a riprendersi e a tornare a casa. Ci accorgiamo che può guarire da alcuni segnali che il fisico restituisce: poco dopo essere entrati in ospedale, grazie all'ossigeno e agli antivirali, la febbre si abbassa. Poi, fattore decisivo, sparisce l'affanno nel respirare".

"A quel punto se anche le analisi confermano che sta bene viene mandato a casa, dove però deve poter essere isolato dal resto della famiglia. Se non ci sono le condizioni per stare a casa lo mandiamo in strutture che sono state riconvertite, come vecchie case di riposo". 

Occhialini, mascherine e caschi sono dispositivi che non vengono usati in terapia intensiva: "In rianimazione i pazienti non sono coscienti e sono intubati". I respiratori, in sostanza, fanno la funzione del polmone.

Nel reparto di malattie infettive i pazienti sono coscienti e affrontano una prova di resistenza durissima: "Chi ha il casco mangia con una cannuccia, non dorme, non può andare in bagno. E' successo che alcuni anziani siano morti perché si sono tolti il casco nella notte. Non hanno resistito. E' una prova di forza che può durare alcuni giorni. Come detto la maggioranza reagisce bene e con gli ausili recuperano la capacità respiratoria e si riprendono".

E chi sta a casa e ha il Covid-19 come sta? Che differenza c'è con chi finisce in ospedale? 

"Ho una buona esperienza di questo perché mia moglie è un medico di base. Generalmente chi è a casa può essere asintomatico, oppure avere un po' di raffreddore, febbre, anche alta, tosse. Come detto prima lo spartiacque è l'affanno respiratorio".

"Un altro consiglio importante per chi sta a casa è quello di tenere la febbre bassa, perché se si alza peggiora la capacità respiratoria. Per cui è utile prendere il paracetamolo".

Dottori e infermieri sono chiamati eroi da moltissimi italiani: "In realtà noi tiriamo sassi ai carrarmati. La vera differenza la possono fare i cittadini stando in casa. Guardiamo la Cina, sono arrivati a zero nuovi contagiati".

E voi sanitari siete a rischio? "Siamo molto protetti, ma non possiamo dire di essere al sicuro perché l'aria in qualche modo entra, magari si sposta la mascherina, tocchi una tastiera. Noi siamo in un posto ad altissima carica virale. Qualcuno di noi si è ammalato, un collega è in rianimazione".

"Lavoriamo quasi tutti i giorni, ma cerchiamo di non fare turni di 12 ore, anche perché non possiamo bere né mangiare quando siamo in servizio, da quanto siamo vestiti e protetti. E' dura in tutti i reparti, per esempio in rianimazione i sanitari si stancano perché i pazienti sono sedati e vanno girati di peso a intervalli di qualche ora".

Un carico di lavoro pesantissimo, così come il carico emotivo: "Cerco di essere ottimista, la situazione da qui in avanti non può che migliorare, dobbiamo ricordarci che quello che abbiamo oggi è la fotografia di due o tre settimane fa, prima delle misure restrittive decise dal Governo. Queste misure daranno i frutti e i ricercatori sono a lavoro. Arriverà il vaccino prima o poi, ci saranno test più veloci".

Nonostante tutto quest'onda deve attraversare tutta l'Italia. Il fatto che sia partita dal nord rende il centro e il sud più preparati. Gli ospedali hanno potuto aumentare i posti di terapia intensiva, come ha fatto la Toscanacreandone 280 nuovi, che si sommano ai 447 esistenti. La Regione si è detta pronta a affrontare un eventuale picco di Covid-19.

Il volterrano Isolani si trova a combattere in prima linea contro questo virus: "Saluto i miei concittadini. L'ultima volta che sono stato a Volterra era metà febbraio, ho fatto venire qua mia madre per darci una mano, ma ora è bloccata a Piacenza. Io sono isolato, abito da un'altra parte, non sono a casa. Non so quando tornerò a Volterra, forse in estate?".  

René Pierotti
© Riproduzione riservata



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