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martedì 11 dicembre 2018

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Sogni

di Marco Celati - mercoledì 24 ottobre 2018 ore 08:00

Ogni volta che guardo l’orologio questo segna un numero doppio: 8:8,14:14, 21:21 eccetera. Per la verità non succede sempre, ma molto spesso sì. Come dire, una cosa e il suo doppio, un uomo e la sua immagine inversa e speculare. Ovvero la sua maschera. Una maschera che s’indossa per celia, timidezza o falsità. Sarà la doppiezza del tempo oppure la mia? Doppiezza come complessità o incertezza, come possibile bivio dove si sdoppia l’esistenza, si disaccoppia la vita dal reale e da se stessa. Doppiezza come universo parallelo. Come la vita e il sogno.

Il sogno di una zanzara

Una zanzara fastidiosa viene a reclamare il suo pasto, mentre mi addormento. La nutro col mio sangue, è la natura e, per quanto faccia o mi agiti, non riesco ad ucciderla perché lei riesce sempre a sfuggirmi. Sto sognando che fuori c’è la guerra e noi non saremo perdonati. È anche nella natura dell’uomo reclamare il sangue. L’incubo è che, rientrando la sera, non trovo la casa tra il dedalo di strade tutte uguali e diverse della città distrutta. E il nome della strada non lo ricordo più o non l’ho mai saputo. Così continuo a vagare fino al risveglio. E mi sveglio per il ronzio di una zanzara che mi ha punto. È una femmina, serve il mio sangue per le sue uova. Mentre il maschio va di pianta in fiore, ronzando finché muore. È la natura.

Il sogno di un vendemmiatore

“Se tu vorrai sapere/ chi nei miei giorni sono stato, questo/ di me ti potrò dire./ A una sorte mi posso assomigliare/ che ho veduta nei campi:/ l’uva che ai ricchi giorni di vendemmia/ fu trovata immatura/ ed i vendemmiatori non la colsero/ e che poi nella vigna/ smagrita dalle pene dell’inverno/ non giunta alla dolcezza/ non compiuta la macerano i venti”.

Così nella vigna del tempo si allineano in filari le uve mature e le acerbe e i frutti che hanno resistito alle bestie e alle intemperie. Come nella vita poesia ed errore. Quello che non è pronto non si raccoglie e si perde, giacché il tempo è un vendemmiatore inesorabile. Ci sono, è vero, vendemmie tardive per le uve appassite di rara dolcezza, ma non sono frequenti. Il più va sciupato di ciò che non giunge alla giusta stagione.

E quando viene il giorno di vendemmia il padrone della vigna all’alba chiama gli operai, poi durante la giornata ne vede altri senza lavoro e li assume, affinché anch’essi lavorino. Con i voucher.

“Giunta la sera, il padrone dice al fattore: fai venire gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Vengono quelli delle cinque del pomeriggio ed ognuno di essi riceve un denaro. Dopo arrivano i primi, quelli dell’alba, e pensavano che a loro sarebbe toccato di più. Ma anch'essi ebbero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso di tutta la giornata e il caldo. E allora il padrone, rispondendo a uno di loro, dice: amico, io non ti faccio torto, non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vai; io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose ciò che desidero? Oppure sei invidioso perché sono buono? Io voglio che gli ultimi siano come i primi e i primi come gli ultimi”.

Questioni sindacali a parte, non è vero quasi mai, ma è bello poterlo pensare a partire dal giorno e dal fatto che qualcuno l’ha affermato.

Il sogno di un’idea

Tutto nasce da un sogno. Era notte, camminavo verso la rotatoria della Bellaria, lungo Via De Gasperi e, in fondo, si scorgeva una luce diffusa. Arrivato alla rotonda, ho visto. Avevano rimontato “Oleandra”, inclinata sugli stessi basamenti, uno più alto, uno più basso. Ma l’opera era una citazione della grande foglia in marmo dello scultore Arturo Carmassi. Era della stessa grandezza, bianca, ma di materiale plastico. Illuminata dall’interno, probabilmente con luci a led, a risparmio energetico, risplendeva sul paesaggio con un chiarore lunare. Era luminescente, leggera e magica. Dava una forma al vuoto, allo spazio circostante. Una luce alla notte che rischiarava. E allora non so più se era un sogno o un’idea.

Il sogno di un amore

Si è fatto tardi, gli amici sono andati, uno qua, uno là, per la discesa. Noi correvamo ancora lungo il pendio, tenendoci per mano e a volte liberi, quando più ripido si faceva il sentiero. I campi erano verdi e gli alberi avevano i colori dell’autunno. Quelli che a te piacevano tanto. Ti ricordavano la ruggine del tempo. Sulla collina, tra l’erba, ci eravamo baciati e avevamo fatto l’amore e poi la corsa giù, perché il tempo si guastava. Il temporale ci sorprese e riparammo sotto un grande albero. Credo fosse un salice, quello che chiamano piangente e l’effetto della pioggia che cadeva dai rami pendenti era proprio quello. Ricordo che tu piangevi, non capii mai se per la commozione del paesaggio o per la tua malinconica tristezza. Ricordo che ti abbracciai come a tenerti stretta e forse dissi qualcosa di augurale sul tempo e sulla pioggia. Non chiedere cosa c’è in serbo per noi, non tentare calcoli, se a questo autunno succederà ancora un inverno, se sarà l’ultimo o molte stagioni seguiranno. Prendi il tempo che viene. Poi ci fu un bacio, l’ultimo di una gioventù che io mi ricordi. Dopo non lo so, la mano non stringeva più nessuna mano e se mi guardo intorno non ci sei.

Marco Celati

Pontedera, 7 Ottobre 2018

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Nel “Sogno di un amore” ci sono echi della poesia “Agli amici” da “Poesia ed errore” di Franco Fortini e del “Carpe diem” di Orazio, le Odi. Nel “Sogno di un vendemmiatore” la poesia citata è “Parabola”, anch’essa da “Poesia ed errore” di Fortini e la parabola è liberamente trascritta dal Vangelo secondo Matteo. Per quanto riguarda “Oleandra”, i sogni restano sogni e le idee le vendono a Lucca: l’importante sarebbe che quell’opera d’arte fosse recuperata e che chi, con i migliori intendimenti, ci lavora fosse sostenuto. Il dipinto e la rielaborazione grafica sono dell’autore che ringrazia Van Gogh per il prestito del salice.

Marco Celati

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