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Politica domenica 13 dicembre 2015 ore 12:53

Matteo Renzi lancia le mille Leopolde

Servizio di Elisabetta Matini

Il segretario Pd: "Abbiamo smantellato il sistema politico più gerontocratico d'Europa, nel 2016 mobilitazione per il referendum costituzionale"



FIRENZE — Dopo due giorni di celebrazione dell'attività di governo alternata al tradizionale ascolto del popolo renziano, il premier e segretario del Pd ha concluso l'edizione 2015 della Leopolda con un intervento proiettato sul futuro, ovvero il referendum del 2016 sulle riforme costituzionali, definite "il provvedimento che segnerà questa legislatura". Poi la nuova campagna elettorale per le elezioni politiche del febbraio 2018. 

"Dovremo organizzare in tutta Italia mille Leopolde - ha detto Renzi - Siamo stati governati per decenni da politici che erano campioni di alibi. Adesso dobbiamo prenderci le nostre responsabilità: dobbiamo parlare con le persone e schiodarle dall'indifferenza".

Europa, terrorismo, cultura, Italia del Sud e banche sono stati i temi centrali del discorso del premier.

Renzi ha elencato gli interventi messi in atto dal suo governo per le regioni del sud, dallo sblocco di vertenze che hanno salvato centinaia di posti di lavoro agli stanziamenti per autostrade e porti, dalla ricostruzione post terremoto in Abruzzo alle misure sui crediti di imposta per chi investe nelle regioni meridionali.

Poi la stoccata politica: "Se andassimo a votare oggi - ha detto Renzi - prenderemmo più voti che alle ultime europee. E lasciamo perdere i sondaggi: un leader vero non se ne occupa. Se con gli interventi in soccorso dei profughi nel Mediterraneo ho perso qualche punto, ne sono orgoglioso".

E proprio sulla procedura di infrazione aperta dall'UE contro l'Italia per non aver rilevato le impronte digitali degli immigrati salvati nel canale di Sicilia, Renzi ha attaccato  i burocrati dell'Europa, definendoli la "somma di tutte le burocrazie".

Per quanto riguarda gli investimenti in difesa e sicurezza, secondo Renzi sono necessari ma non bastano.

"I terroristi della strage di Parigi erano cresciuti in Europa - ha ricordato - il problema vero da affrontare sono le periferie, non l'aumento degli armamenti".

Di qui la proposta di investire non solo nella sicurezza ma anche e soprattutto in cultura, citando il progetto del dopo Expo come esempio di creazione di un luogo dove produrre cultura, innovazione e progresso.

Il premier ha dedicato alcuni minuti anche alla questione del sistema bancario, ribadendo le dichiarazioni del ministro Padoan sul decreto salva-banche.

"Le banche italiane sono più forti di quelle tedesche - ha detto Renzi - Rifarei subito il decreto salva-banche perchè con questo provvedimento abbiamo salvato migliaia di conti correnti e migliaia di posti di lavoro. Noi non abbiamo scheletri nell'armadio e non facciamo favoritismi: chi ha sbagliato, chi ha truffato, dovrà pagare. Ma chi strumentalizza la morte mi fa schifo".

Ad inizio intervento, Renzi ha richiamato la questione tasse abbassate e precari.

"Gli altri lo avevano solo promesso di abbassare le tasse, noi lo abbiamo fatto - ha detto il segretario del Pd - Grazie all'accordo con la Svizzera per il rientro in Italia del capitali all'estero, abbiamo ottenuto i 4 miliardi di euro che ci consentono di eliminare Imu e Tasi. E per quanto riguarda i precari, adesso c'è il contratto a tutele crescenti che ha ridato speranza a migliaia di persone. L'aumento del 94 per cento dei mutui vorrà dire qualcosa".

"Ci criticano per l'ottimismo e i messaggi di fiducia - ha proseguito Renzi - Ma l'ottimismo è l'unico presupposto per ripartire e crescere, soprattutto considerando che abbiamo un risparmio privato di 4000 miliardi di euro bloccato nelle banche. È il doppio del debito pubblico".

Matteo Renzi ha voluto parlare anche di giustizia per ribadire la sua fiducia nella magistratura.

"Da 15 mesi mio padre Tiziano è indagato - ha ricordato Renzi - E anche se per due volte il pm ha chiesto per lui l'archiviazione passerà un altro Natale da indagato. Io però sono fiducioso, non dirò mai mezza parola contro i magistrati. Ma dico anche che un titolo di giornale non cambierà la mia giornata così come non me la cambieranno coloro che sfogano la loro frustrazione con le allusioni e i presunti retroscena".



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