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lunedì 23 settembre 2019

Attualità martedì 15 marzo 2016 ore 13:53

Raddoppiate le importazioni di formaggi romeni

Dopo il caso del bimbo intossicato dal formaggio, Coldiretti chiede di rendere obbligatoria l'indicazione di origine sull'etichetta



FIRENZE —

“Subito obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta di tutti i formaggi ma anche l’indicazione delle loro caratteristiche specifiche a partire dai sottoprodotti”. La richiesta arriva a gran voce da Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana dopo il caso di un bambino di 14 mesi è stato ricoverato all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze per un caso di probabile sindrome emolitico-uremica, provocata da escherichia coli e collegata forse al consumo di un formaggio romeno. 

Dopo l’episodio l'Azienda Usl Toscana centro ha diffuso un avviso in cui invita “chiunque sia in possesso di prodotti a base di latte della ditta SC Bradet s.r.l. a non consumarli e riconsegnarli al più presto all'esercizio dove sono stati acquistati”.

"Non è un caso che l’89 % dei consumatori ritiene che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole per i prodotti lattiero caseari - si legge in un comunicato di Coldiretti - Secondo la consultazione pubblica on line sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle politiche agricole, nel 2015 sono raddoppiati gli arrivi in Italia di formaggio dalla Romania, con quasi 1,6 milioni di chilogrammi di prodotto che rappresentano il massimo storico per le importazioni di prodotti caseari dal paese dell’Est Europa". 

"Ma non c’è solo il formaggio - prosegue la nota - Contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole". 

Coldiretti chiede, da tempo, che anche le mense scolastiche e pubbliche toscane, assicurino la tracciabilità e la completa trasparenza dei prodotti servizi a tavola premiando filiera corta e biodiversità locale. 

“La salute dei consumatori viene prima di tutto - commenta Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana - abbiamo il diritto di conoscere esattamente la provenienza dei prodotti e dei sottoprodotti che finiscono sulle nostre tavola e di aver garantita la possibilità di scegliere se acquistare o consumare un prodotto piuttosto che un altro avendo tutti gli elementi di valutazione a disposizione. Invitiamo i comuni toscani ad un confronto per valutare, già dal prossimo anno scolastico, l’inserimento di menu a filiera corta nelle mense premiando qualità ed ecosostenibilità delle produzioni”.



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