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giovedì 29 settembre 2022

STORIE DI ORDINARIA UMANITÀ — il Blog di Nicolò Stella

Nicolò Stella

Nato in Sicilia si è trasferito a Pontedera a 26 anni e ha diretto la Stazione Carabinieri per 27 anni. Per sei anni ha svolto la funzione di pubblico ministero d’udienza presso la sezione distaccata di Pontedera del Tribunale di Pisa. Ora fa il nonno e si dedica alla lettura dei libri che non ha avuto tempo di leggere in questi anni.

​La Valle dei destini incrociati

di Nicolò Stella - domenica 30 gennaio 2022 ore 07:10

Calogero si era stufato di portare granite a domicilio. Non aveva più l'età per quel lavoro. Lavorava, da dieci anni, al bar degli Schepis. Durante la piccola pausa pomeridiana aiutava il fratello a portare taniche d'acqua dalla fontana pubblica a dentro le abitazioni riempiendo le vasche da bagno, che in un paese senza acquedotto divenivano cisterne. E così facendo si guadagnava un panino con panelle e una gazzosa dei fratelli Cucinotta. A diciott'anni doveva prendere una decisione lavorativa definitiva. 

Alla stazione ferroviaria vide affisso un manifesto: "SUB LEGE LIBERTAS". Seguiva l'avviso: Arruolamento di 2000 allievi nel corpo delle Guardie di P.S. "Una carriera appassionante al servizio dei cittadini." Quel manifesto gli cambiò il destino, prese la sua decisione e presentò la domanda al Commissariato. La prima selezione a Nettuno, il corso allievi a Brescia. Destinazione finale il secondo reparto celere di Padova. Era la fine del 1967 e il reparto fu ripiegato a Roma nella caserma del Castro Pretorio per rinforzare il personale della capitale.

Giuseppe aveva studiato, a convitto, presso i Salesiani di Barcellona Pozzo di Gotto. Dopo il diploma la sua idea era quella di iscriversi all’università. Il padre commerciante di carburanti poteva permettersi di pagare un affitto fuori sede. Giuseppe dopo avere vagliato le possibili soluzioni scelse la facoltà di architettura, alla Sapienza, di Roma. Si stabilì in un appartamento in zona Parioli. L'anziana proprietaria dalla casa era riuscita a ricavare cinque minuscole stanze con letto e tavolinetto. Bagno e cucina in comune con tre studenti. Due sardi e un abruzzese.

Gaetano era il terzo di tre figli maschi. Il padre ciabattino avrebbe voluto che si diplomasse, ma a 18 anni frequentava ancora la terza classe dell'istituto per Geometri "B. Virzi" La situazione in famiglia era diventata insostenibile. Ormai nessuno gli rivolgeva più la parola, solo la mamma in qualche modo lo continuava a spronare a studiare. Il servizio militare incombeva, e con un attestato di frequenza della terza classe non avrebbero accettato il rinvio. La mamma a Roma aveva un fratello, che più di una volta si era offerto per ospitare Gaetano. Fu così che prese la decisione di raggiungere lo zio nella città eterna. 

Trovò lavoro in un bar sotto i portici di Piazza Indipendenza dove la sera si incontravano gli attori siciliani, per primi Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e poi Lando Buzzanca, Tano Cimarosa, Adolfo Celi e tutti gli altri celebri e meno celebri. Erano gli ultimi mesi del 1967, e stavano iniziando i "primi vagiti di un '68 ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare". Come tutti gli emigranti, forzati, di lusso e per necessità, il Natale è una festività da trascorrere in famiglia e sicuramente tutti e tre, per ritornare al paese, si sono serviti di uno dei treni con nomi pieni di nostalgia: il “Trinacria”, il “Freccia del Sud” o il “Conca d’Oro”. La sera della vigilia di Natale, Calogero, Giuseppe e Gaetano s'incontrarono per puro caso al bar Strazzera, tutti e tre avevano frequentato la stessa classe delle scuole elementari. Poi le loro strade si erano divise. Si riconobbero e si ignorarono reciprocamente, troppo diversi l'uno dall'altro. Il tempo trascorso aveva fatto scemare l'amicizia nata sui banchi del "Luigi Capuana".

Una volta ritornati a Roma, Calogero riprese i suoi servizi, uno dopo l'altro, tutti i giorni, per tutto il giorno. Giuseppe trovò la sua facoltà occupata. Gaetano mantenne il suo lavoro al bar e nei momenti liberi aveva iniziato a fare la comparsa in alcuni film che venivano girati a Cinecitta'. Era il 1968 gli americani avevano ripreso le operazioni belliche in Viet Nam; Alexander Dubček saliva al potere in Cecoslovacchia e cominciava la primavera di Praga, destinata poi ad essere repressa con l'invasione da parte dei carri armati sovietici. In Sicilia, il terremoto del Belice causò la morte di 370 persone e Pippo Baudo presentava il suo primo Festival di Sanremo.

Il primo marzo di fronte alla facoltà di architettura dell'Università di Roma si verificarono violentissimi scontri tra gli studenti e la polizia.

Quella mattina Calogero era stato comandato di servizio, il secondo reparto celere controllava la scalinata universitaria di Valle Giulia. L'ordine era quello di non fare passare gli studenti che volevano riprendersi la facoltà di architettura sgomberata nei giorni precedenti.

Giuseppe era andato a curiosare in facoltà per informarsi sulla ripresa delle lezioni.

Gaetano, il venerdì aveva il giorno libero, e quella mattina aveva deciso di recarsi a visitare il giardino zoologico. Prese il filobus che lo portasse a destinazione. Quando stava quasi per arrivare il mezzo si fermò, e il conduttore invitò i passeggeri a scendere in quanto la polizia bloccava la strada. Dall'altra parte c'era una manifestazione di studenti. Gaetano su indicazione di un passeggero che con lui era sceso dal bus si avviò verso Valle Giulia per abbreviare la strada che lo portasse allo zoo. Successe tutto in un attimo e Giuseppe e Gaetano rimasero in mezzo a un carosello di camionette di polizia. Ad un certo punto vi fu la carica di alleggerimento dei poliziotti con cappotto lungo e moschetto. 

Di lì a poco Giuseppe e Gaetano si trovarono, senza riconoscersi, affiancati e scappare dalla furia della celere. Quattro poliziotti individuarono i due fuggiaschi che solitari si dirigevano verso la galleria di arte moderna. I poliziotti non desisterono, erano giovani come loro e avevano fiato da spendere. A un certo punto due dei quattro si accorsero che si stavano allontanando troppo dal reparto e ritornarono indietro. Il terzo vedendo i colleghi che avevano desistito si fermò all'improvviso osservando il quarto poliziotto che ormai aveva raggiunto i fuggitivi e brandiva in aria il manganello. Giuseppe e Gaetano si rannicchiarono in posizione fetale con le mani in alto nel tentativo di parare i colpi che stavano calando su di loro. Il manganello si fermo a mezz'aria, il poliziotto si sfilò il pesante elmetto in metallo facendosi riconoscere e gridando: "Giuseppe, Gaetano che ci fate qui? Giuseppe riconobbe subito il suo paesano in divisa rispondendogli: "Calogero che ci fai tu, con quella divisa?” E subito dopo scorgendo Gaetano al suo fianco: "eri tu che correvi a mio fianco? 

I tre non si abbracciarono ma furono contenti di essersi incontrati quel venerdì mattina a Valle Giulia. Un poliziotto, un universitario e un operaio. Per mettersi in salvo sia dalla polizia che dagli studenti i tre aggirarono la facoltà per il suo perimetro guidati da Giuseppe che conosceva quei luoghi. Una volta giunti alla base della scalinata, Calogero si riunì a un drappello di celerini che stazionavano poco lontano da un gruppo di studenti che urlavano slogan contro la presenza della Polizia. Giuseppe si avvicinò a loro ponendosi silenziosamente nelle ultime file. Gaetano si avviò verso la fermata del filobus per far ritorno a casa. I tre ragazzi, divisi dalle loro vite e dal loro destino, non si incontrarono mai più.

Questo ciò che scrisse Pier Paolo Pasolini nella famosa poesia sulla battaglia di Valle Giulia:

"Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte con i poliziotti io simpatizzavo con i poliziotti, perché i poliziotti sono figli di poveri, hanno vent'anni, la vostra età, cari e care. I ragazzi poliziotti che voi, per sacro teppismo, di eletta tradizione risorgimentale di figli di papà, avete bastonato, appartengono all'altra classe sociale. A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe e voi, cari, benché dalla parte della ragione, eravate i ricchi; mentre i poliziotti, che erano dalla parte del torto, erano i poveri”.

Nicolò Stella

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