L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 04 Ottobre 2026 ore 09:00
Con Virgo in viaggio nel cuore dell’universo e della Toscana

Con il direttore Carpinelli alla scoperta di uno dei tre interferometri più grandi al mondo che captano le onde gravitazionali e studiano le stelle
CASCINA — Silenzio, parla l’Universo. E Virgo, tra fasi di aggiornamento e potenziamento, si mette all'ascolto, per captare le onde gravitazionale e scoprirne i segreti.
L’Osservatorio Gravitazionale Europeo-Ego di Cascina, che fa parte di una rete di rivelatori internazionali, è stato creato 20 anni fa, l’11 Dicembre 2000, dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS), un’istituzione pubblica, scientifica e tecnologica francese, e dall’italiano Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). La NWO-I, Fondazione degli Istituti di Ricerca Scientifica dei Paesi Bassi, rappresentata dal Laboratorio Nikhef, è entrata a far parte del Consorzio come membro associato il 22 Marzo 2022, seguito nel 2025 dalle Fondazioni di ricerca belghe FWO (la Fondazione per la ricerca nelle Fiandre) e FNRS (Fondo per la ricerca scientifica). Ego conta attualmente cinque istituzioni finanziatrici di quattro Paesi membri. Virgo, una delle tre antenne al mondo insieme alle due statunitensi e a un’altra che sta iniziando appena a funzionare in Giappone, ma l'unica in Europa, indaga i fenomeni cosmici e ha permesso di effettuare importanti scoperte, come la prima osservazione di fusione di due stelle di neutroni.
Massimo Carpinelli, da quasi quattro anni è direttore di Ego. Docente dell'Università di Milano Bicocca e associato all'Istituto Nazionale Fisica Nucleare, ha studiato e insegnato all'Università di Pisa, ed è stato anche rettore dell'Università di Sassari.
Professore, ci racconta che cos’è Virgo oggi?
L’interferometro Virgo è una delle tre antenne gravitazionali più grandi e sensibili al mondo, ed è ovviamente un orgoglio poterla ospitare in Toscana. Qui è dove lavorava Adalberto Giazotto, ricercatore dell’INFN, pioniere della fisica che ha iniziato a livello mondiale lo studio sulle onde gravitazionali e se vogliamo trovare connessioni storiche ripercorrendo le origini e il passato, Pisa è la terra di Galileo Galilei. Così l’Osservatorio è anche un elemento fondamentale per il territorio sia dal punto di vista turistico sia da quello occupazionale. Una media di 10mila persone visita i nostri laboratori.
Quante persone lavorano a Virgo?
Direttamente in loco ci sono un’ottantina di dipendenti che hanno il compito di mantenere la struttura efficiente e tanti altri ricercatori, circa un migliaio, che contribuiscono al suo funzionamento e ne analizzano i dati. Provengono da tutta Europa, dalla Polonia alla Spagna, dalla Germania alla Grecia. Ma possiamo contare anche su molte collaborazioni internazionali, Nella ricerca non si sono barriere.
Su quali tematiche e attività si è concentrato durante questi anni del suo incarico?
La vita di questi laboratori, sempre attivi 24 ore su 24, è caratterizzata da più fasi. C’è quella di acquisizione dati e quella in cui il rilevatore viene fermato per migliorare e potenziare le sue performance. Stiamo terminando il periodo di aggiornamento tecnologico e nell’immediato, verso la fine dell’anno, si aprirà un altro periodo in cui Virgo riprenderà i dati.
Quali sono i prossimi progetti?
Abbiamo dedicato gli ultimi tempi a divulgare il lavoro di Virgo, a renderlo fruibile al pubblico, partecipando a moltissime manifestazioni in giro per l’Italia. Del resto per chi fa ricerca è giusto e indispensabile seminare la voglia di conoscenza. L’osservatorio è un luogo tutto da scoprire, con visite e attività per adulti e bambini. Abbiamo puntato molto sugli open day con proposte per studenti e occasioni di incontro. Con laboratori dedicati a tutte le fasce di età e di curiosità per approfondire i principi fondamentali della ricerca delle onde gravitazionali o ascoltare la “musica” del cosmo. Abbiamo poi migliorato l’infrastruttura che negli ultimi anni, soprattutto durante la pandemia, era stata trascurata. Ed oggi possiamo accogliere molti più ricercatori di una volta.
Paola Silvi
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