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Attualità venerdì 03 marzo 2017 ore 11:56

Il musulmano che cura il cimitero cristiano

Ventuno anni, rifugiato dalla Guinea, lavora volontariamente per il Comune di Poppi ed ha trasformato il cimitero del paese in un vero giardino



POPPI — Karim Kaba ha 21 anni e da sette mesi è a Poppi in un centro di accoglienza gestito dalla cooperativa “l’Albero e la Rua” del gruppo 100fiori. E’ nato in Guinea, paese che ha dovuto lasciare. Ha attraversato Mali, Burkina Fasu e Niger prima di arrivare in Libia. Qui la prigione e poi il viaggio su un barcone alla volta di Lampedusa. Adesso lavora volontariamente per il comune di Poppi, occupandosi della pulizia del cimitero.

“Quando sono qui prego per l’anima di mio padre e partecipo alla preghiera di coloro che vengono in questo cimitero per i loro morti. Tenere pulito e rendere accogliente il cimitero è un lavoro che dobbiamo fare tutti: è il luogo dove avrà fine la nostra vita”.

La gente di Poppi lo conosce. Chi non va al cimitero, lo incontra per strada mentre corre quando non lavora o non studia. Frequenta corsi di lingua italiana in due scuole, a Poppi e Bibbiena. “Al cimitero incontro soprattutto persone anziane e sono molto gentili. Mi salutano, domandano cosa faccio e mi ringraziano per il lavoro. Qualcuna mi chiede quale sia la mia religione ed io rispondo che è quella musulmana. Parliamo e io dico che cristiani e musulmani sono eguali perché credono in un unico dio. E le nostre sono religioni di pace”.

Karim viene da lontano e guarda lontano, “Mi piace questo lavoro e sinceramente mi dispiacerebbe farne un altro. Però voglio studiare. Nel mio paese ho seguito corsi di matematica ma non ho potuto frequentare l’università. Lo vorrei fare qui, seguendo discipline tecniche. Vorrei essere preparato e, se mai potrò tornare a casa, mettermi alla servizio della mia gente e del mio paese. Anche facendo politica. L’Africa ha bisogno di giovani che abbiano studiato: sono loro che mancano e possono essere la vera differenza. Non vorrei più vedere ragazze e ragazzi costretti a fuggire dalla loro terra. E subire, come è successo anche a me in Libia, il dolore della prigionia. Un dolore talmente forte che solo Allah mi sorrideva. A chi ci chiedeva se avevamo paura sul barcone verso Lampedusa dicevamo che un morto non può aver paura di morire”.

Il sindaco Carlo Toni esprime la condivisione del pensiero di Karim: “la sua disponibilità e il suo atteggiamento qui a Poppi sono un segnale importante che conferma come alla base sia della religione cristiana che di quella musulmana ci sia l’amore per Dio. Rispettare i morti, pregare per loro vuol dire avere anche il culto della vita. Penso che questo giovane africano, che ha affrontato prove terribili per arrivare da noi, meriti il rispetto e l’affetto che la nostra comunità gli sta dimostrando”


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