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Brevemondo Domenica 02 Agosto 2026 ore 06:30

Ceuta, Hamas e Stati Uniti-Iran

Il marasma a Ceuta tra Marocco e Spagna, l'accordo con Hamas per il presunto disarmo e Trump cancella l'attacco previsto contro l'Iran



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Il caos a Ceuta

Tra giovedì e venerdì l’exclave spagnola in Marocco di Ceuta è stata presa d’assalto da circa 60mila migranti, come affermato dal presidente della città autonoma, Juan Jesus Vivas. Questi, in poche ore, tanto a nuoto quanto via terra, sono riusciti a superare il confine che divide appunto Spagna e Marocco. Di questi, comunque, 48 ore dopo più di 48mila avevano deciso di tornare volontariamente indietro, lasciando così Ceuta e facendo dietrofront. Nel caos che si è creato nella città spagnola - che, va sottolineato, è abitata da 85mila persone - sono morti anche 84 migranti.

Pedro Sánchez al suo arrivo in Algeria [X Account]

Un episodio che ha molto a che fare con la capacità di gestione dei flussi migratori da parte di un Paese, ma che tira in ballo anche il contesto internazionale. E, in particolare, l’Algeria e gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il governo di Algeri, con quest’ultimo Madrid ha sottoscritto una serie di accordi e il presidente del Consiglio Pedro Sánchez ha anche visitato il Paese dopo quattro anni di silenzio. L’Algeria è tra i principali avversari proprio del Marocco: nel Sahara Occidentale, a oggi occupato dai marocchini, gli algerini sostengono il Fronte Polisario, il movimento che rivendica l’indipendenza da Rabat. Questa improvvisa vicinanza tra Spagna e Algeria potrebbe aver convinto il Marocco a preparare una ritorsione, che sarebbe avvenuta proprio in occasione del massiccio afflusso di migranti verso Ceuta. Diverse intelligence occidentali, infatti, hanno riportato come Rabat non solo non si sia opposta, ma abbia anche incentivato molti dei migranti a scavalcare il confine.

Nel computo entrano anche gli Stati Uniti, che nei mesi scorsi, proprio per le prese di posizione di Sánchez - dalla spesa all’interno della Nato passando per l’uso delle basi spagnole nella guerra in Iran - si sono ritrovati spesso in polemica con la Spagna. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha impiegato troppo tempo ad accusare il governo di Madrid di essersi dimostrato incapace nel gestire l’enorme flusso di migranti. Contestualmente, in maniera del tutto irrituale il Dipartimento di Stato ha spiegato come quanto accaduto sia la diretta conseguenza degli sforzi di Madrid “per garantire e facilitare l’immigrazione illegale di massa in Europa”. A tutto questo si aggiungono anche le ombre proiettate da alcuni su un coinvolgimento indiretto di Israele, i cui rapporti con Madrid, a causa del supporto alla Palestina, sono ormai tesi da anni. Del resto, va ricordato che il Marocco è tra i Paesi arabi ad aver firmato gli Accordi di Abramo per la normalizzazione dei rapporti proprio con Israele.

Il (presunto) disarmo di Hamas

Secondo quanto riportato da Trump, il Board of Peace, ovvero l’organismo internazionale lanciato da Washington durante il vertice di Davos a gennaio scorso, avrebbe raggiunto un accordo con Hamas, gruppo militare e politico che formalmente controlla la Striscia di Gaza, per giungere al disarmo definitivo. Questo passaggio fa parte dell’accordo di pace che lo stesso Trump ha firmato mesi fa al Cairo e che dovrebbe portare non solo al disarmo di Hamas, ma anche al ritiro dalla Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth con Benjamin Netanyahu [X Account]

Come accaduto spesso negli ultimi tempi, questo sviluppo del conflitto in Medio Oriente - e, nel caso specifico, nella Striscia di Gaza - ha contribuito a mettere nuovamente su versanti opposti Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Perché se mentre il presidente degli Stati Uniti ha affermato come Israele sia “molto contento” dell’accordo raggiunto con Hamas, da parte del governo di Netanyahu non è stata ancora data alcuna conferma ufficiale sulla condivisione del piano stesso. Che, appunto, implicherebbe il totale ritiro delle forze armate dalla Striscia di Gaza.

Anzi: pochi giorni dopo l’annuncio di Trump, Israele è tornato a bombardare Gaza, causando la morte di due persone. Uno strappo significativo, anche perché da Hamas, poche ore prima degli attacchi, era stato spiegato come un primo passo per arrivare a un vero e proprio accordo fosse quello di “porre fine alle uccisioni e ai bombardamenti”. Del resto, occorre tener presente che a ottobre, in Israele, si terranno le elezioni per il rinnovo della Knesset, ovvero del parlamento. A poche settimane dal voto, il ritiro totale dalla Striscia di Gaza potrebbe non giocare a favore della rielezione di Netanyahu.

Sorpresa: c’è un accordo con l’Iran

Nella tarda serata di ieri, su Truth, il presidente Trump ha annunciato come gli Stati Uniti fossero pronti a colpire l’Iran con una forza e una potenza “mai viste dalla Seconda guerra mondiale”. Però, a quanto pare, Teheran e altri Paesi del Medio Oriente lo hanno convinto a desistere. Ciò perché sarebbe stato trovato “un perimetro di accordo”, che includerebbe “l’immediata, completa e totale riapertura dello stretto di Hormuz”. Potrebbe trattarsi, dunque, dell’ennesimo capitolo di una guerra ormai in corso da mesi e che di recente si era nuovamente riaccesa dopo l’intesa sulla tregua mediata dal Pakistan. A favorire il ripensamento di Trump sarebbe stata soprattutto l’Arabia Saudita: il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe infatti espresso tutte le sue preoccupazioni relativamente a un attacco massiccio e alle sue conseguenze per il Medio Oriente.

Il segretario di Stato Marco Rubio, Donald Trump ed Hegseth [X Account]

Del resto, la situazione nell’area era tornata nuovamente a forte rischio nelle ultime settimane. Oltre agli attacchi statunitensi, che si erano intensificati notevolmente, nei giorni scorsi era emerso anche un piano approntato da Teheran per estendere ulteriormente il conflitto. Ciò sarebbe stato fatto coinvolgendo fattivamente le forze che l’Iran finanzia direttamente, come Hamas, Houthi e Hezbollah. L’obiettivo era quello di rendere sempre più costoso lo sforzo bellico di Washington.

Nel frattempo, così come per il disarmo di Hezbollah, Israele non ha fornito alcuna dichiarazione in merito al presunto “perimetro di accordo”. Su Truth, del resto, Trump ha citato direttamente Israele, spiegando come il Paese sia con lui in questa scelta. In realtà, soltanto poche ore prima dell’annuncio, sembrava ormai imminente un attacco congiunto contro le infrastrutture energetiche iraniane, che avrebbe sicuramente innalzato le tensioni, forse fino al punto di non ritorno. Proprio per questo, in Israele era stato preparato il livello massimo di allerta: colpire i siti energetici iraniani avrebbe verosimilmente allargato il conflitto. La decisione di Trump di sospendere gli attacchi, quindi, rimescola le carte anche per il governo di Netanyahu, che resta in attesa di capire i prossimi sviluppi.

Il pezzo della settimana

Il caos di Ceuta non ha avuto conseguenze soltanto per Spagna e Marocco. In ambito europeo, infatti, ben 22 Paesi hanno richiesto un vertice urgente tra i ministri degli Interni dell’Unione, mentre l’Italia, sin dalle prime ore della crisi, ha sospeso l’accordo di Schengen. In un articolo di Politico, si spiega come le politiche migratorie di Madrid siano finite sotto accusa, colpevoli di mettere a repentaglio la sicurezza del continente. Si legge qui.

La canzone della settimana


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