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​Jorit, Ornella Muti… e i politici (e i loro elettori) che hanno perso l’”anima”

di - sabato 09 marzo 2024 ore 08:00

Foto di: IraGirichBO

Preciso ed approfondisco alcuni aspetti dello scioglimento dei ghiacci sui poli. La precisazione è: l’innalzamento delle acque oceaniche dipende dallo scioglimento dei ghiacci che sono sulla terra ferma, il ghiaccio che si scioglie sulla Groenlandia per quanto riguarda l’Artide. L’approfondimento è: una grande corrente connette tutti gli oceani in un’”unica grande corrente”, che ha origine nella formazione di ghiaccio ai poli. Al Polo Nord, il sale dell’acqua marina che gela resta nell’acqua liquida al di sotto del ghiaccio galleggiante; l’elevata salinità e la bassa temperatura rendono quest’acqua densa e la fanno affondare, per cui le acque artiche superficiali, ricche di ossigeno, scendono negli abissi dell’Atlantico e arrivano al Polo Sud, dove altra acqua affonda per la formazione di ghiaccio antartico e si forma una corrente profonda che gira attorno all’Antartide. Un ramo della corrente va verso l’Oceano Indiano, l’altro verso il Pacifico; entrambi risalgono in superficie, si scaldano e tornano verso l’Antartide, e da lì risalgono l’Atlantico, sempre in superficie, arrivando al Polo Nord, chiudendo l’”unica grande corrente”, che condiziona gli ecosistemi planetari. Un ramo di questa “unica grande corrente”, la Corrente del Golfo, va dal Golfo del Messico verso l’Europa mitigandone il clima. Tutta questa magia, a causa dell’aumento delle temperature ai poli, sta svanendo: lo scioglimento del ghiaccio marino libera acqua dolce molto fredda, che andando incontro alla Corrente del Golfo la fa collassare: paradossalmente, in un futuro già iniziato, diremo addio alla mitezza del clima mediterraneo! Ci sono altri aspetti che meritano un approfondimento, come la liberazione di CO2 da parte del permafrost dell’Artico e del permafrost sottomarino e l’effetto degli incendi nelle foreste attorno al Circolo polare artico. Ma queste cose sono e saranno talmente importanti che dovrò purtroppo tornare a scriverne.

Una domanda che ho posto la scorsa settimana era: qual è la radice profonda della stupidità dei politici che governano il mondo e dei loro elettori? Rispondo servendomi della descrizione della junghiana Carol Pearson, che utilizza la metafora del viaggio come scuola per imparare a vivere. Come in tutti i viaggi, c’è una prima fase di preparazione del viaggio, una seconda fase di esplorazione del mondo esteriore ed, infine, una terza fase di ritorno a casa. Ogni fase è, a sua volta, distinta in due periodi, all’interno di ognuno dei quali si anima una coppia di “archetipi”, che funziona come guida di quel periodo. Che cosa significa “archetipo”? L’etimo di “archetipo” è greco ed associa i l’”archè” - cioè l’origine, il principio, - al typos – cioè il modello, il marchio, l’esemplare. L’archetipo significa dunque il modello informale, intuito di qualcosa; l’archetipo si differenzia così dal “prototipo”, che è il primo elemento, realizzato sulla base di un archetipo, e dallo “stereotipo”, che è la serie di copie realizzate dal prototipo. L’intuizione dell’archetipo avviene attraverso un’immagine-guida che ispira inconsciamente il modo di svolgersi del viaggio.

Aggiungo qualche altra riflessione a quelle della Pearson. In ragione della natura fondamentalmente evolutiva del viaggio della vita, questo si svolge lungo cicli biologici, organizzati nell’arco di mesi o anni (ritmi infradiani), giornalieri (ritmi circadiani) e di ore o minuti o attimi nel corso della giornata (ritmi ultradiani). In ragione della natura fondamentalmente oscillatoria del viaggio della vita, questi ritmi sono organizzati in coppie di opposti, all’interno dei quali è nostro compito ritrovare l’equilibrio. Qui mi occupo dei ritmi infradiani organizzati in anni, che possono essere raggruppati in ragione di tre, sette o tredici anni; è da tener però a mente che il presente è influenzato da tutti questi ritmi. Qui mi occupo, in particolare, del ritmo dei sette anni, che si declina 1) nell’inizio del viaggio con i due periodi dell’infanzia (i primi sette anni di vita) e della fanciullezza/pre-adolescenza (dagli otto ai quattordici anni), 2) nel viaggio, che comprende l’adolescenza (dai quindici ai ventuno anni) e il giovane adulto (dai ventuno ai ventotto anni), 3) nel ritorno, che comprende l’adulto realizzato (dai ventinove ai trentacinque anni) e l’adulto pienamente realizzato (dai trentasei ai quarantadue anni). Le coppie degli archetipi del viaggio sono l’Innocente e l’Orfano nell’infanzia; il Guerriero e l’Angelo custode nella fanciullezza/pre-adolescenza; il Cercatore e l’Amante nell’adolescenza; il Distruttore e il Creatore nel giovane adulto; il Sovrano e il Mago nell’adulto realizzato; il Saggio e il Folle nell’adulto pienamente realizzato. Dopo i quarantadue anni il viaggio viene costantemente ripercorso per correggere gli smarrimenti avvenuti.

Durante la sfida della fase di preparazione del viaggio il compito è sviluppare la propria capacità e la fedeltà agli ideali che ci ispirano. Nell’Innocenza apprendiamo l’ottimismo e la fiducia, ma, quando sperimentiamo la “caduta”, ci sentiamo Orfani, delusi, abbandonati, traditi dalla vita e da chi avrebbe dovuto proteggerci e sostenerci; rientrare nell’integrità implica l’imparare a provvedere a noi stessi e a chiedere aiuto agli altri in un rapporto di mutua disponibilità. L’acquisizione di questa autonomia interdipendente ci permette di accedere all’archetipo del Guerriero: impariamo a porci traguardi e a servirci della disciplina e del coraggio per elaborare le strategie per raggiungere gli obiettivi che ci siamo proposti; ma l’archetipo del Guerriero si deve integrare con il suo opposto, con l’Angelo custode: la competizione fine a se stessa deve essere limitata dalla compassione e dall’affetto per sé e per gli altri e dalla cooperazione.

Durante il viaggio, lasciamo la sicurezza della famiglia o del gruppo d’origine e ci inoltriamo in un’esplorazione in cui incontriamo la possibilità di soffrire, di invecchiare e di morire. Siamo diventati Cercatori di quel qualcosa d’ineffabile che dia senso al viaggio. L’Amante ci fa credere che questo qualcosa sia in un’altra persona, ma tutte le false credenze svaniscono alla presenza del Distruttore, che ci apre al nichilismo; all’interno del nichilismo fiorisce però ciò verso cui proviamo un autentico amore: riappaiono un Dio più personale, la Patria che è la terra degli avi, la Famiglia che è il nostro contributo al rinnovamento della vita. La risoluzione dell’antitesi Distruttore/Creatore è centrale per tornare a casa.

Tornando a casa, cioè nel nostro corpo, diventiamo Sovrani del nostro regno interiore, all’interno del quale il Mago può operare le sue trasformazioni alchemiche del negativo in positivo. Possiamo così aprirci alla Saggezza del Dio in Sé e alla Follia del ritorno alla spontaneità interiore, protetta dalla Saggezza.

Lo schema che ho descritto è però solo teorico: il viaggio non è una linea retta, ma somiglia piuttosto ad una spirale, in cui la persona sembra ritrovarsi costantemente in una fase precedente del viaggio irrisolta e deve confrontarsi con precedenti archetipi.

In politica solo Nelson Mandela e pochi altri sembrano aver mantenuto il contatto con l’origine, sembrano “avere un’anima”: hanno amato, hanno attraversato la sofferenza, sono guidati da un senso profondo del valore della vita. Quello degli altri politici sembra un viaggio interrotto, bloccato in molti periodi: non essendo tornati a casa hanno perso l’anima e, con essa, il senso della politica: portare nella società una libertà-uguaglianza-fraternità, il “bene comune”, la pace della Vita sulla Terra, che non sia solo l’interesse di una classe o di una corporazione. Alcuni di loro, pur sentendosi autenticamente vivi, sono insoddisfatti nei rapporti interpersonali, non vivono il lavoro come gioco innocente e si sentono costretti al mondo condiviso. Altri ancora, la “maggioranza silenziosa”, sembrano avere “perso la propria anima”: pur essendo in grado di comprendere razionalmente la gravità della minaccia ecologica, delle guerre e delle altre sciagure del mondo condiviso, sono guidati dal possesso dei beni materiali — una bella casa, una bella macchina, un ottimo lavoro, vestiti firmati, una vita familiare stabile, andare in chiesa -, ma dentro si sentono vuoti; anche quando va bene, avvertono, quando sono veramente soli, che il tutto è privo di senso. Ci sono infine altri che non imparano mai a essere fedeli a se stessi e a stabilire autentiche relazioni: vivono una vita inutile o addirittura feroce. Questo scadimento della sacralità del Dio-Patria-Famiglia-Bene comune a superstizione-razzismo-familismo-sfruttamento trova un elemento centrale nel difficile passaggio dalla diade Distruttore/Creatore a Sovrano/Mago: se questo passaggio non è impeccabile, è facile che il Sovrano interiore divenga un Tiranno maschilista che vive nei pensieri e che il Mago, invece di attivare la consapevolezza del Corpo, attiva l’isterismo.

Ma in questi politici cialtroni ci sono parti irrisolte del Sé ci sono in ogni fase.

Nella prima fase del suo viaggio il politico cialtrone ha perso la sua innocenza: ha paura di essere abbandonato dai suoi e oscilla tra il negare l’esistenza del Nemico e la disperazione nel tentativo di essere salvato; scivola così nella paura dell’Orfano di essere sfruttato e subisce il Nemico soffrendo; il passaggio alla fase successiva, quella del Guerriero, viene così caratterizzata dalla paura di essere debole, per cui affronta il Nemico, il drago, e lo uccide; ma l’uccisione del drago non elimina il Nemico, che ritorna anche più forte: la distruzione della Natura determina, ad esempio, la ribellione della Natura. Il politico cialtrone può aver paura del suo egoismo e può velleitariamente prendersi cura della Natura cercando di neutralizzare gli effetti delle sue scelte.

Nella seconda fase il politico può aver paura del conformismo, ma non ce la fa a fissare il Nemico e la sua visione risulta oscurata. E neanche innamorarsi di un Altro risolve la paura, perché questa diventa la paura di perdere l’amore; ma il rapporto di coppia è destinato a morire, per cui compare la paura di essere annientato e appare la disponibilità ad essere ucciso dal Nemico. Nel nichilismo subentra la paura dell’inautenticità, che talora può fargli sorgere il dubbio che il Nemico possa essere parte di sé.

Nella terza fase del viaggio, il politico precipita nel demone del Sovrano, nel caos, e cerca di trovare in questo un senso costruttivo che non c’è; scivola allora nella manipolazione del Mago, del matriarcato, nel misticismo; appaiono infine il demone del Saggio - l’inganno - e il demone del Folle - l’assenza di vitalità -, propria di chi ha permesso che la sua interiorità sia invasa dagli sceneggiati altrui.

Nelson Mandela è invece fedele a se stesso, è interdipendente, è disciplinato, è generoso, segue la sua strada, lo fa con impegno, lo fa con umiltà, lo fa con individualità, rientra nella responsabilità verso la propria vita, sa usare il suo potere personale, è distaccato, è gioioso. Per i politici cialtroni, impigliati nella coppia archetipica Distruttore/Creatore, nella paura della Morte, non c’è la redenzione dell’eterna reincarnazione in vita, ma sono così costretti a ripercorrere in eterno questo tragitto interrotto e ad affrontare i demoni delle fasi precedenti rimanendo costretti nel coinvolgimento col mondo esterno. Il loro destino è di non arrivare mai all’interiorità, non dormono il sonno dei giusti. E la Vita si fa beffe di loro e dei loro elettori, se è vero quello di cui solo ora la scienza sta iniziando ad accorgersi: il disturbo del sonno, costantemente presente nelle malattie degenerative (Alzheimer, Parkinson, malattie autoimmuni), non sembra tanto la conseguenza della malattia, quanto una fondamentale concausa. Il rientro nella sacralità del sonno e dell’interiorità non è proprio dei politici nostrani e dei loro pensieri. È come se la Vita si volesse liberare, con le malattie degenerative, di gente come Margaret Thatcher e Ronald Reagan perché il loro modo di Essere è inadeguato alla Vita. Proprio come il “global warming” sta cercando di liberarsi dell’uomo e del suo antropocentrismo!

Tanti auguri, allora, a chi, nonostante tutto, sta facendo la sua strada. Tanti auguri a Jorit, l’artista che non vive col Nemico alle porte di casa ed è andato ad abbracciare Putin volendo mostrare al mondo che Putin è un essere umano. Jorit e, con lui, Ornella Muti sono, in questo senso, politici migliori dei nostri politici: non hanno perso il contatto con la loro “anima”!