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Solastalgia e lotta contro le prepotenze dei governi anti-ecologici

di - sabato 16 luglio 2022 ore 08:00

Chi glielo spiega ai resistenti “no TAV” in Val di Susa o a quelli “anti-gassificatore” di Piombino che quello che li motiva è la “solastalgia”?

“Solastalgia” è lo stato di angoscia che affligge chi ha subito una tragedia ambientale provocata dall’intervento maldestro dell’uomo sulla natura.

Il termine è un neologismo coniato dal filosofo ambientale Glenn Albrecht, un australiano, che, nell’ambito di ricerche dell’Università di Newport, ha descritto, agli inizi di questo secolo, gli effetti dannosi sulla salute mentale degli abitanti della regione australiana di Upper Hunter, che subivano, senza possibilità di controllo, gli effetti dello sconvolgimento ambientale legato allo sfruttamento intensivo delle miniere di carbone a cielo aperto. Il termine “solastalgia” deriva dalla crasi, cioè dall’unione di due parole in una sola: la parola latina “solarium”, che significa “conforto” e la radice greca “algos”, che significa “dolore”. Questo “dolore per lo sconvolgimento ambientale” è, d’altra parte, un sentimento che gli abitanti di larga parte delle “colonie”, sfruttate dal mondo “civilizzato”, deve aver provato, senza che i colonizzatori se ne accorgessero.

La solastalgia non colpisce però solo le persone che vivono nei pressi di miniere o di siti di fracking o in aree colpite da fuoriuscite di petrolio o da eventi climatici estremi, come gli uragani. È una condizione globale, sempre più condivisa per l’inarrestabile degrado dell’ambiente.

Albrecht ha descritto la solastalgia come “un tipo di nostalgia di casa o malinconia che provi quando sei a casa e il tuo ambiente familiare sta cambiando intorno a te in modi che ritieni profondamente negativi” e l’ha assimilata alla “sindrome da sradicamento”, propria, ad esempio delle persone deportate dalla propria terra. Gli abitanti della Upper hunter valley erano infatti nostalgici, addolorati, ansiosi, arrabbiati, irrequieti, depressi, con la sensazione di alienazione, di aver perso la speranza e di non poter essere aiutati, proprio come se fossero stati rimossi con la forza dalla valle, ma non era successo, era la valle ad essere cambiata intorno a loro. La sindrome è completata dal coinvolgimento somatico: disturbi del sonno, coinvolgimento del sistema immunitario (con vulnerabilità a malattie psicosomatiche), alterazione dei ritmi biologici ed impulsi suicidari. La solastalgia interessa, in particolare, i bambini e i giovani, gli agricoltori e le comunità tribali; Albrecht ha scritto: “Gli aborigeni australiani, i Navajo e qualsiasi popolazione indigena hanno provato questo senso di dolore e disorientamento dopo essere stati sfollati dalla loro terra”. La solastalgia impatta inoltre anche sulla coesione dei nuclei familiari, della relazionalità sociale e delle comunità.

Il rapporto tra salute mentale e cambiamento climatico è stato poi approfondito dal rapporto “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance”, pubblicato nel marzo del 2017 dall’American psychological association e sviluppato da un precedente rapporto del 2014 sulle conseguenze di tempeste e siccità.

Albrecht ha coniato altri termini: “problemi psicoterratici”, cioè problemi psichici legati allo sconvolgimento della terra, e “Simbiocene”, l’era che dovrebbe succedere all’”Antropocene”, cioè all’era di abuso dello strapotere dell’uomo sulla Terra. La solastalgia può, dunque, paralizzare e accentuare il nostro senso di impotenza, ma può essere la molla per cambiare: Greta Thunberg, quando aveva otto anni, fu informata dal padre delle catastrofi ambientali in corso e di quelle future e ciò ebbe su di lei un effetto sconvolgete. A undici anni smise di parlare di mangiare: le furono diagnosticati la sindrome di Asperger, il disturbo ossessivo-compulsivo e il mutismo selettivo. Fu così che dal problema divenne la soluzione, perché “non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”.

La resilienza si deve però manifestare a vari livelli: non solo eliminando o riducendo le proprie attività più impattanti, come, ad esempio, i gesti anti-ecologici quotidiani (tra gli altri il consumo di carne e i voli aerei), ma anche impegnandosi nel volontariato ecologico e nella lotta legale contro gli inquinatori e i governi distruttori, diretti e indiretti, dell’ambiente.

La resistenza della popolazione di Piombino non è dunque solo la difesa di interessi locali, ma anche difesa dell’“umanità”. Ne sono consapevoli la popolazione di Piombino, quella italiana e quella del resto del mondo e sono in grado di elevare l’interesse locale a problema dell’esistenza? Solo questa consapevolezza può distogliere l’ottuso popolo televisivo dalla lamentela del caldo e favorire una solidarietà attiva! Lo slogan passerebbe da “no al gassificatore”, a “no al gas e sì alla vita vera”! Ma questa consapevolezza sembra lontana.

Albrecht ha poi studiato gli effetti psichici della siccità persistente, legata al riscaldamento globale, sulle comunità del New South Wale. Un argomento, quello della siccità, che ci tocca da vicino e non solo nelle regioni più meridionali dell’Europa! La siccità invaderà, indipendentemente dal volere della quasi totalità degli uomini e solo per l’avidità di pochi, tutto il globo sconvolgendo gli ecosistemi dei poli e dell’Amazzonia: segnerà la fine dell’uomo sulla Terra. E forse non è un male per Gaia, che può così rinascere!


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