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Attualità mercoledì 04 marzo 2020 ore 15:20

Giuseppe Fanfani nuovo garante dei detenuti

Giuseppe Fanfani

La proposta di delibera è stata licenziata in commissione Affari istituzionali con 6 voti favorevoli. Adesso passa all'ordine del giorno del Consiglio



FIRENZE — Con 6 voti favorevoli Giuseppe Fanfani è stato indicato dalla commissione Affari istituzionali, presieduta da Giacomo Bugliani (Pd), come il nuovo garante regionale dei diritti dei detenuti. La proposta di delibera, votata a scrutinio segreto con 6 sì, due schede bianche e un voto a Francesco Ceraudo, passa all’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio regionale.

Le otto autocandidature pervenute erano quelle Roberto Bocchieri, Francesco Ceraudo, Sofia Ciuffoletti, Giuseppe Fanfani, Paola Foti, Bianca Maria Giocoli, Saverio Migliori, Emilio Santoro

“Quella fatta è una votazione importante - prosegue il presidente della commissione Bugliani - che va ad individuare una delle principali figure di garanzia del nostro ordinamento regionale”. 

A fine gennaio è venuto meno il mandato di Franco Corleone, l'ex garante dei detenuti della Toscana e dopo un mese circa di ‘vacatio’ del ruolo è arrivata la votazione della commissione.

Bugliani ha ribadito che “per la figura di garante dei detenuti è richiesta una competenza consolidata in ambito giuridico e, da questo punto di vista, la figura di Giuseppe Fanfani è di assoluto rilievo, anche perché ha ricoperto il ruolo chiave di vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura”.

Giuseppe Fanfani è nato a Sansepolcro, è stato deputato, sindaco di Arezzo nel 2006, è il nipote di Amintore Fanfani. Nel 2014 è eletto, componente laico del CSM.

“I curricula pervenuti sono notevoli e solidi e rispecchiano figure professionali di spessore - ha detto il capogruppo Pd Leonardo Marras - abbiamo ragionato su cosa serva prima di tutto alla Toscana. Siamo in una fase avanzata e i temi sui quali dobbiamo spingere adesso sono prevalentemente sociali e di integrazione del fine pena, non si tratta più di esigenze di primaria importanza o di emergenza come qualche anno fa”. 

Marras ha ribadito che “il garante deve assumere un ruolo di collegamento autorevole tra le istituzioni locali, regionali, nazionali e l’amministrazione penitenziaria mostrando capacità, prestigio e iniziativa. Non é un operatore di campo ma una figura istituzionale che osserva, agisce, interviene, facilita, coordina, prova a risolvere e, quando non può, ha lo strumento della denuncia”. “Per questo proponiamo Giuseppe Fanfani come garante dei diritti dei detenuti, non solo per le sue conoscenze del diritto e dell’ordinamento, ma anche per le sue esperienze istituzionali e politiche e i compiti svolti dal punto di vista della garanzia e dei diritti dei detenuti”.

“Siamo perplessi e contrari a questa nomina – ha detto il capogruppo della Lega Marco Casucci – La nostra posizione è nota, siamo per una figura unitaria di garanzia. Più che alle figure occorrerebbe pensare a rafforzare i servizi, si poteva proporre un organo collegiale”. 

Un invito al confronto e a un’ampia condivisione sulle candidature è arrivato dal capogruppo di Forza Italia Maurizio Marchetti, con l’obiettivo di “trovare un nominativo che allarghi il campo dalle indicazioni della maggioranza, perché la nomina esca dallo schema politico perché di curricula interessanti ce ne sono più di uno”. 

“La situazione delle carceri è al limite, in ‘overbooking’– ha detto Gabriele Bianchi (gruppo Misto) - c’è l’urgenza di avere un garante, occorre una nomina veloce”. “Voterò con convinzione Fanfani”.

“La vacatio non può ulteriormente essere prolungata, ‘vacatio’ del garante significa potenziale ‘vacatio’ della garanzia – ha detto Massimo Baldi (IV) – Riguardo alle candidature, è una scelta difficile, è evidente che siamo di fronte a figure di altissimo profilo, qualcuno per vocazione e carriera giuridica, qualcuno per carriera e vocazione psicologistico-pedagogica o medico-sanitaria”. “Come gruppo di Italia Viva ci sembra che la figura di Fanfani sia quella migliore per una serie di ragioni, innanzitutto perché ha un profilo alto e giuridico”, poi ha mostrato “capacità sia in ruoli scientifici che professionali che amministrativi”, “ha dimostrato di saper esercitare le sue capacità apicali con sensibilità sia nei confronti della partecipazione che dell’aspetto decisionale”.


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