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Attualità lunedì 17 giugno 2024 ore 14:00

​Isole artificiali autosufficienti per combattere la "fame di terra"

L'università di Firenze coordina uno studio europeo per la progettazione di aree marine offshore multiuso



FIRENZE — Isole artificiali e autosufficienti per offrire nuove terre alla popolazione mondiale in costante crescita. A progettarle è l'università di Firenze, che con Lorenzo Cappietti, docente del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, coordina il progetto europeo Famos, che ha appena preso il via e che si svolgerà principalmente in Grecia, Italia, Polonia e Norvegia.

“Sebbene siano già stati sviluppati alcuni impianti basati su strutture galleggianti, attualmente sono posizionati in aree relativamente vicine alla costa e in acque relativamente poco profonde, soggette a moti ondosi moderati - afferma Cappietti, principal investigator per il progetto - Il passo in avanti che il progetto intende compiere è realizzare una tecnologia che permetta lo sfruttamento di aree marine lontane dalla costa in alti fondali, completamente esposte a moti ondosi potenzialmente devastanti”.

“Famos – prosegue – intende contribuire a questa priorità sviluppando una nuova proposta tecnica per realizzare aree marine offshore multiuso. Dal nostro punto di vista, in questa prospettiva emergono due domande cruciali: l’umanità è pronta a vivere sulla superficie dell’oceano per far fronte alla mancanza di risorse utilizzabili? Come possiamo creare spazi offshore multiuso sostenibili, affidabili e socialmente accettabili?”.

Per far fronte alla produzione idrica, energetica e alimentare e alla necessità di spazio per attività sociali e produttive, alcune isole saranno “specializzate” in determinati compiti. Il progetto, inoltre, intende operare anche da un punto di vista sociale e mira a creare consenso sociale a supporto della realizzazione effettiva di questa prospettiva grazie al coinvolgimento attivo dei portatori di interessi sociali, ambientali e politici sin dalle prime fasi di sviluppo della proposta.

Il progetto dispone di un budget complessivo di 1.200.000 euro, di cui 500.000 destinati all'università di Firenze. Oltre all'ateneo fiorentino, partecipano alla ricerca l'University of Adger (Norvegia), la Jagiellonian University (Polonia) e la University of Cyprus (Cipro). 


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