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Attualità venerdì 02 febbraio 2024 ore 15:50

La posidonia fa bene al mare, la prova nei mesocosmi

I mesocosmi dell'acquario di Livorno

Studi condotti dall'università di Pisa dimostrano la capacità di queste piante nel ridurre l'acidificazione, difendendo i ricci di mare



PISA — Le praterie di posidonia possono ridurre significativamente gli effetti dell’acidificazione dei mari. La prova? Sono i ricci di mare. Parola dell'università di Pisa, che proprio sul tema ha condotto diversi studi nell’ambito del progetto europeo FutureMares.

I ricercatori dell'ateneo pisano hanno condotto gli esperimenti nei mesocosmi collocati all’Acquario di Livorno, un sistema di vasche di grandi dimensioni che riproduce gli ecosistemi marini. Le analisi hanno dimostrato che la posidoniaoceanica, la principale pianta marina che popola il Mediterraneo, contribuisce a difendere lo sviluppo delle larve del riccio di mare. Si tratta di una specie "sentinella" minacciata dall’acidificazione delle acque marine che ostacola lo sviluppo dello scheletro composto da carbonato di calcio.

Secondo quanto osservato dai ricercatori, la Posidonia è stata in grado di alzare il ph dell’acqua di 0.15 unità, grazie alla sua attività fotosintetica. "In presenza delle piante - spiega l'ateneo pisano- le larve di riccio hanno sviluppato meno malformazioni e raggiunto una grandezza maggiore nella fase finale dello sviluppo".

Le praterie di posidonia possono quindi rappresentare un rifugio per alcune delle specie minacciate dall’acidificazione dei mari anche perché, sottolinea l'ateneo "Il fenomeno in sé non ha effetti significativi su queste piante".

“I nostri studi dimostrano le praterie di piante marine come la posidonia oceanica possano mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici su altre specie, con importanti ricadute in termini sia di biodiversità che economici – spiega il professore Fabio Bulleri del Dipartimento di Biologia e del Centro Interdipartimentale di Ricerca per lo Studio degli Effetti del Cambiamento Climatico (Cirsec) dell’Università di Pisa – questa capacità però può essere compromessa da un ulteriore riscaldamento del mare e per questo è necessario individuare popolazioni di piante più tolleranti allo stress termico e siti caratterizzati da un minore tasso di riscaldamento che possano funzionare da rifugi in scenari futuri”.

Gli studi sono stati pubblicati sulle riviste Science of the Total Environment e Environmental Research.


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