L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 22 Marzo 2026 ore 09:00
La lunga marcia di Nardini per combattere le disuguaglianze

L'assessora: "Istruzione, casa, santà, lavoro e diritti: ecco la via per rilanciare il Pd, risanare le fratture e tornare a governare"
FIRENZE — Parla del diritto alla casa come bene primario, della difesa degli ultimi, di accoglienza diffusa. Difende la scuola, dai nidi alle superiori, proponendo politiche di investimento e formazione. Vuole aggiornare la legge regionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale. E vuole un Partito Democratico che faccia scelte chiare, unitarie, scansi le contraddizioni e metta al centro della propria azione un principio di ricostruzione per tornare a governare in quei territori, da Pisa a Santa Croce, che hanno scelto altre strade. Alessandra Nardini, con alle spalle cinque anni di assessorato in Regione ne ha altrettanti all’orizzonte, racchiusi in una parola chiave: responsabilità. “Perché quando amministri – ha detto - capisci quanto ogni scelta incida sulla vita concreta delle persone e quanto conti la capacità di tenere insieme visione e concretezza. Sono felice di poter continuare il lavoro su alcuni temi, dalla scuola ai diritti e alla Memoria e, allo stesso tempo, le nuove deleghe mi permettono di ampliare lo sguardo su tematiche decisive. Continuerò a lavorare seguendo il filo rosso del contrasto delle disuguaglianze. Perché se non le riduci ogni politica pubblica è inutile”.
Le deleghe che le sono state assegnate sono in continuità
rispetto al passato e le sue priorità?
Su educazione e istruzione, la mia priorità è proseguire e rafforzare le azioni
intraprese. Penso subito a misure come Nidi Gratis e Libri Gratis: due
politiche che raccontano chiaramente la nostra idea di Toscana, una Regione che
investe per garantire a tutte e a tutti le stesse opportunità, fin
dall'infanzia, perché nessuno nasca con un destino già scritto. Poi ci sono gli
Its, strumenti fondamentali per
superare il disallineamento tra domanda e offerta di competenze che pesa
sull'occupazione giovanile e anche sulle imprese. Tutto questo dentro una
cornice valoriale precisa, fatta di diritti e Memoria: la Toscana è una terra
salda nei valori dell’antifascismo e della Resistenza, una terra che non
discrimina, dove non ci sono persone, amori e famiglie di serie A e serie B,
dove diritti sociali e diritti civili progrediscono insieme.
Tra queste partiamo da un principio fondamentale: il diritto
alla casa. Quali interventi concreti per rispondere alla crisi abitativa?
Siamo davanti a una crisi abitativa che non riguarda più solo chi vive una
situazione di povertà assoluta. Giovani, famiglie, lavoratrici e lavoratori,
persone che fino a pochi anni fa ce la facevano e che oggi, con salari fermi,
precarietà, lavoro povero e affitti che esplodono non ce la fanno più. Noi
stiamo intervenendo su più piani. Intanto sull’Erp, le case popolari: proprio
in questi giorni abbiamo approvato gli interventi per i lavori di
ristrutturazione finanziati nel 2026, scelti sulla base delle priorità
segnalate dai territori. Su questo abbiamo messo 9 milioni di euro, altri 9 sono già previsti nel
2027 e altre risorse ancora per gli anni
successivi. Inoltre, proprio in una delle ultime sedute di Giunta, abbiamo
approvato la ripartizione delle risorse regionali sul contributo affitti: circa
1,7 milioni. Lo dico con franchezza: sono “spiccioli” rispetto al bisogno
enorme che c’è, e qui si vede la questione politica vera, cioè la mancanza di
un impegno nazionale. Continuiamo la battaglia contro l’azzeramento, da parte
del Governo Meloni, del contributo affitti e del fondo per la morosità
incolpevole, perché sono strumenti essenziali. Essere poveri non può essere una
colpa. Continuiamo a chiedere al Governo misure concrete, non annunci. Oltre all’Erp, c'è poi il nostro
impegno a sostegno delle agenzie sociali per la casa e gli investimenti
sull’edilizia residenziale sociale: qui arriveranno risorse importantissime dai
fondi europei, dal Fesr. Parliamo di 59 milioni sull’housing
sociale, a favore di quella fetta di popolazione, sempre più ampia, che
non ha i requisiti per le case popolari ma non ce la fa da sola nel libero
mercato immobiliare. È una fascia che cresce e crescerà ancora se non
affrontiamo i problemi alla radice: salari, precarietà, costo della vita. Il
diritto alla casa non si garantisce con singole misure, si risolve con
politiche pubbliche strutturate e strutturali, dove anche il Governo faccia la
sua parte, anziché lasciare sole Regioni e Comuni.
Riparte la quarta edizione di Nidi gratis…
Consolidiamo una misura che ha dimostrato di funzionare e che interpreta
un’idea precisa di politica: uguaglianza e pari opportunità fin dalla prima
infanzia. Siamo nella fase in cui i Comuni, fino al 24 Aprile, presentano
l’elenco dei servizi pubblici e privati accreditati dove si potrà beneficiare
dell’opportunità; poi a Giugno, sulla piattaforma regionale, le famiglie
potranno fare domanda. Confermiamo la soglia Isee a 40mila euro, che è quella
che ci ha permesso di allargare la platea, e lo stanziamento di 40
milioni anche per il prossimo anno educativo. I numeri ci dicono che questa
misura è diventata un punto di riferimento: per l'anno in corso abbiamo
superato quota 15mila bambine e bambini che in Toscana frequentano
gratuitamente un nido. Per me Nidi Gratis nasce dalla consapevolezza del valore
pedagogico del nido, servizio fondamentale per combattere povertà
educativa e disuguaglianze e
in secondo luogo è anche una misura decisiva per la conciliazione tempi di vita
e di lavoro delle giovani famiglie e, in una società in cui ancora oggi il
carico di cura non è distribuito in modo equo nelle coppie, una
misura che sostiene l’occupazione femminile. Oggi in Toscana la
percentuale di bambine e bambini tra 0 e 3 anni che frequentano il nido ha
superato il 50% (l’obiettivo fissato dall’Unione europea è del 33%). Siamo diventati un
modello virtuoso.
Tra le deleghe nuove c'è anche l'immigrazione
La Toscana ha una storia e una cultura politica precise. Noi ribadiamo la
nostra idea di accoglienza diffusa, il nostro fermo e convinto no ai Cpr e
anche agli hotspot: non ci presteremo mai alla politica della paura e della
disumanità portata avanti dalla destra e da questo Governo e continueremo a
lavorare per una gestione umana, ordinata e dignitosa degli arrivi, promuovendo integrazione nel solco della Costituzione e dei valori
democratici. Per me parlare di immigrazione non significa parlare solo di
sbarchi o di emergenze, ma di politiche strutturali. Significa,
ad esempio, investire su educazione e istruzione per bambine e bambini con
background migratorio. Su questo entrano in
gioco i Pez, i Progetti Educativi Zonali che come Regione finanziamo, ogni
anno con 6 milioni di euro: strumenti preziosi, con cui lavoriamo sulla
prevenzione e il contrasto della dispersione e dell’abbandono scolastico,
sull'orientamento, sull’inclusione delle studentesse e degli studenti con
disabilità e, appunto, sull’intercultura. Poi ci sono i Cpia, i Centri
provinciali per l’istruzione degli adulti. Perché la conoscenza della lingua e l’istruzione aprono poi accesso
a formazione professionale e opportunità lavorative. E qui c’è un tema che
considero centrale: il contrasto dello sfruttamento lavorativo. Far emergere il
fenomeno, combatterlo, sostenere chi denuncia anche con supporto abitativo ed
economico, offrire formazione e inserimento legale nel mondo del lavoro. Ci
sono misure e progetti come Soleil che abbiamo avviato nella scorsa legislatura
di cui ora si raccolgono i frutti. Su questa strada occorre proseguire. Da sempre sono contraria ad accettare il binomio
immigrazione-sicurezza che la destra alimenta sempre, strumentalmente. Se
non combatti le cause, povertà, marginalità, precarietà, poi crei solo nuove
fragilità e nuove ingiustizie, ed è così che consegni le persone alla
criminalità.
E sui diritti LGBTQIA+?
Siamo una Regione che vent’anni fa si è dotata della prima legge regionale
contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Oggi,
come dicono giustamente le associazioni, quella legge va aggiornata e io
intendo impegnarmi in questo senso anche grazie al lavoro portato avanti dal
tavolo regionale permanente di confronto con le associazioni LGBTQIA+ che nella
scorsa legislatura ho voluto istituire. Continueremo orgogliosamente a
patrocinare e partecipare ai Pride e a sostenere l'uguaglianza di diritti per
tutte le persone, le coppie e le famiglie. La destra ha sferrato attacchi
vergognosi, da quello al centro di Careggi, eccellenza nazionale per i
percorsi di affermazione di genere, mirati alle persone trans e
alle famiglie arcobaleno, arrivando persino a definire bambine e bambini frutti
di reato universale. Tutto questo è squallido e
inaccettabile. Spero che il nostro Paese faccia un passo avanti, abbia uno
scatto di orgoglio: serve una legge nazionale contro i crimini d'odio, a
partire dalle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, e
dopo le unioni civili, serve il matrimonio egualitario e il pieno
riconoscimento alla nascita delle bambine e dei bambini delle famiglie
omogenitoriali, aprendo anche alle adozioni per queste famiglie. Serve far
entrare nelle scuole l'educazione alle differenze, perché mai più succeda
quello che è accaduto: ragazzi che si tolgono la vita perché bullizzati per il
loro presunto o effettivo orientamento sessuale.
E istruzione ed educazione, con Didacta…
La Toscana è stata la prima Regione in Italia a ospitare l'edizione italiana di
questa grande fiera dell'innovazione della didattica nata in Germania. Quest’anno è
stata un’edizione straordinaria, anche in termini numerici e di partecipazione, e, nel nostro spazio “La Toscana fa scuola”
abbiamo raccontato politiche che per noi sono decisive: dagli investimenti sul
sistema integrato 0-6, all’orientamento, dal nostro progetto regionale
"Leggere Forte", al sistema Its toscano, fino all'educazione alla
pace e alla Memoria, perché la scuola non è solo luogo di formazione delle
competenze ma anche e soprattutto luogo di formazione di cittadine e cittadini
liberi e consapevoli, dotati di spirito critico. Mentre noi parliamo di
investimenti e qualità, il Ministro Valditara è venuto a Didacta a rivendicare
il ridimensionamento che il suo Governo ha portato avanti. Noi la pensiamo
all’opposto: la scuola pubblica si difende investendo, non tagliando, e quando
riduci le autonomie scolastiche, quando crei maxi istituti, produci effetti
negativi sulla didattica e tagli posti di lavoro.
Pochi giorni fa era a Cascina per sostenere la ricandidatura del
sindaco Michelangelo Betti: che cosa pensa della situazione del Pd a livello
provinciale?
Io sono al fianco di Michelangelo Betti, di Valentina Ricotta e delle candidate
e dei candidati che il Partito Democratico, con la larga coalizione
progressista che su tutti i territori dobbiamo impegnarci a creare, metterà in
campo nei vari Comuni al voto. Sul Pd provinciale parto dal nazionale: è importantissimo il lavoro
che sta facendo Elly Schlein con la sua linea testardamente unitaria, perché ha
ricostruito un campo largo e siamo andati insieme in tutte le Regioni al voto.
Anche in Toscana è stata una scelta politica chiara e giusta, che io ho
sostenuto fin dall’inizio: non era un tema solo numerico, era una scelta di
identità e di direzione. Ecco, a livello provinciale dobbiamo
lavorare per un partito unito e plurale, ma dentro quella chiarezza di linea
politica emersa ai congressi nazionale e regionale. Altrimenti rischiamo di assistere solo a
posizionamenti a livello nazionale e poi vedere contraddizioni nei territori,
come è successo con la direzione politica provinciale di questi anni. E poi c’è
un lavoro di ricostruzione: c'è il caso di Pisa città, che è l’esempio più
noto, dove il partito è stato dilaniato in questi anni dai conflitti interni e
dalle pretese di egemonia di taluni. Se vogliamo tornare davvero credibili
e tornare a governare la città, serve una fase nuova, altrimenti continueremo
ad assistere a buoni risultati alle elezioni politiche, regionali ed europee,
ma non a quelle comunali, come è accaduto, del resto, in questi anni. Ma ci
sono fratture importanti anche in altri territori, che vanno sanate, potrei
citare Santa Croce sull'Arno, Ponsacco, Santa Maria a Monte o, se vogliamo un
altro caso eclatante, Capannoli. Serve serietà, serve responsabilità, serve
smetterla con dinamiche grottesche e rimettere al centro ciò che interessa alle
persone: lavoro, istruzione e sanità pubblica, casa, diritti. Se facciamo
questo, il Pd può tornare più forte e più
credibile e anche più competitivo alle prossime elezioni, a partire da Pisa.
Paola Silvi
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