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​La mobilità dolce in Toscana

Nella Regione ci sono poco meno di 400 chilometri di piste ciclabili e meno di 1 chilometro quadrato di aree pedonali, destinati dai comuni capoluoghi



FIRENZE — ISTAT mette a disposizione i dati (2018) riguardo alle piste ciclabili ed alle aree pedonali nei comuni capoluogo. Si tratta di una fotografia interessante della situazione, ma che lo sarà ancora di più quando saranno disponibili dati più recenti, considerato lo sviluppo della mobilità ciclabile (e su monopattini) che si è avuta durante la pandemia.

Complessivamente nei 109 comuni capoluogo erano presenti (al 2018) 4.568 chilometri di piste ciclabili e meno di 8 kmq di aree pedonali. In termini di densità significa 23,4 km di piste ciclabili ogni 100 kmq di superficie territoriale e 42,7 metri quadrati ogni 100 abitanti.

In Toscana la situazione è significativamente migliore che a livello nazionale, a Firenze (88 km di piste ciclabili ogni kmq di territorio) ed a Prato ( 75 km ogni 100 di territorio). Tuttavia Firenze è piuttosto lontana dalla situazione di altre città Padova (182), Brescia (152), Mantova (164), Torino (159) e diverse altre, che mettono a disposizione della mobilità ciclabile un consistente numero di piste riservate. Peraltro a Firenze, circolano poco meno di cinquemila veicoli complessivi per chilometro quadrato di superficie urbanizzata, 951 auto e motocicli ogni mille abitanti.

Ovviamente questi numeri non ci dicono niente sulla “qualità” delle piste ciclabili esistenti, cioè se sono realizzate in una logica di rete funzionale, ben attrezzate (illuminazione) e manutenute, ovvero se si tratta di “pezzi” di piste ciclabili non interconnesse e senza garantirne il mantenimento in modo adeguato.

Per quanto riguarda invece le aree pedonali, le situazioni più consistenti sono quelle (in relazione al numero di abitanti) di Lucca, Siena e Firenze. In questo caso Lucca si colloca al terzo posto a livello nazionale, dopo Venezia e Verbania per densità di aree pedonali rispetto agli abitanti, Firenze sesta, dopo anche Cagliari e Cremona, e Siena ottava, dopo Rimini.

Una buona situazione quindi, in relazione alle altre città, ma che sicuramente ha bisogno di ulteriori estensioni se vogliamo davvero fare un salto di qualità in termini di mobilità sostenibile e, soprattutto, di qualità della vita nelle nostre città che ancora sono fondate sulla centralità della mobilità motorizzata privata.

Vedi anche https://ambientenonsolo.wordpress.com

Marco Talluri
© Riproduzione riservata

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