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Attualità venerdì 12 maggio 2023 ore 16:19

Presidio infermieri, pochi laureandi dopo il Covid

Nella Giornata internazionale dell’infermiere un presidio a Careggi per le criticità a pochi giorni dalla dichiarazione di conclusione dell’emergenza



FIRENZE — Nella Giornata internazionale dell’infermiere ci sarebbe poco da festeggiare, è l'amara constatazione che arriva dal presidio organizzato dal Nursind Toscana all’ingresso del policlinico di Careggi.

Sui dati spiccano gli iscritti ai corsi di laurea in infermieristica che "cosa mai successa prima, non sono sufficienti nemmeno a coprire i posti disponibili, segno evidente che la professione ha perso appeal e i giovani preferiscono puntare su altre cose”.

Il coordinatore regionale del NurSind Giampaolo Giannoni a pochi giorni dalla dichiarazione di conclusione dell’emergenza pandemica ha spiegato “Una fine che per il personale sanitario non è mai arrivata. Infermieri e operatori si trovano da anni alle prese con turni massacranti, giorni di riposo e ferie perennemente a rischio. Dalla pandemia a oggi il mondo della politica ha promesso soldi in più occasioni, giurando che non si sarebbe scordato di noi, del nostro sacrificio. Purtroppo è andata in un altro modo: non solo non abbiamo visto un euro, ma neppure abbiamo assistito all’auspicato cambiamento di rotta sulla spesa sanitaria che è lontanissima dagli standard necessari per un’assistenza di qualità. E’ bastato un banale virus, come quello che ha colpito la popolazione quest’inverno, per mettere in crisi l’intero sistema sanitario del Paese”.

Le richieste del sindacato delle professioni infermieristiche “C’è assoluto bisogno di risorse, stabilizzare il personale e investire sulle risorse umane. Allo stato attuale non riusciamo neppure a garantire i servizi che ci sono, figuriamoci se possiamo pensare al potenziamento di qualche servizio. E anche se la Regione decidesse improvvisamente di assumere nuove persone, la situazione è tutt’altro che semplice: spesso si finisce per fare un contratto al personale precario preso dalle cooperative perché moltissime regioni hanno sfornato il tetto sulla spesa sanitaria. E infine, cosa mai successa prima, gli iscritti ai corsi di laurea in infermieristica non sono sufficienti nemmeno a coprire i posti disponibili, segno evidente che la professione ha perso appeal e i giovani preferiscono puntare su altre cose”.

In occasione della Giornata internazionale dell’infermiere la categoria ha rivolto un pensiero ai tanti sanitari vittime di violenze da parte dei pazienti “Servono interventi - ha concluso il coordinatore regionale del NurSind - che siano efficaci e non solo di facciata. Purtroppo la morte della dottoressa Barbara Capovani, nella sua enorme tragicità, rappresenta la punta di un iceberg che vede ogni giorno moltissimi sanitari alle prese con minacce, offese ed episodi di violenza. Un fatto, questo, che non è più tollerabile”.


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