Attualità Giovedì 26 Marzo 2026 ore 18:20
Cesvot indaga i toscani tra ansie e speranze

Stress, redditi bassi e solitudine: una ricerca curata da Sociometrica svela le paure nella nostra regione e il ruolo fondamentale del volontariato
FIRENZE — Nuove fragilità, economica, conflitti e il ruolo vitale del volontariato. Il quadro tracciato da Cesvot, con l'indagine curata da Sociometrica e presentata oggi, giovedì 26 Marzo, è quello che "fotografa" la società toscana. E il titolo è emblematico: "Una Regione sotto pressione. Cittadini, volontariato e vita sociale in Toscana".
I dati, ottenuti da un campione di 800 intervistati, evidenziano le principali preoccupazioni dei toscani: il 47,6%, per esempio, si preoccupa spesso o sempre per il futuro, mentre il 44% convive con stress e ansia cronica. E ancora, il 39,5% percepisce un reddito ritenuto insufficiente, a fronte di un'emergenza che riguarda effettivamente 220mila persone in Toscana.
E le difficoltà sono acuite dal silenzio: il 45,3% dei toscani conosce qualcuno che soffre senza chiedere aiuto, mentre la vergogna e il non sapere a chi rivolgersi restano grandi ostacoli. In questo quadro, come dimostra Cesvot, s'inserisce la grande forza del volontariato.
"L'incertezza per il futuro pesa quotidianamente soprattutto sui giovani e sui redditi più fragili - ha commentato Antonio Preiti, curatore della ricerca - tuttavia, di fronte a questa crescente frammentazione sociale e all'isolamento, la rete della solidarietà regge. Il volontariato si conferma così non solo un presidio indispensabile di assistenza materiale, ma il collante umano fondamentale per ricostruire i legami e la speranza della nostra comunità".
"Questi dati ci raccontano una società che non è in crisi ma che vive sotto una pressione crescente - ha aggiunto monsignor Luigi Paccosi, presidente di Cesvot e vescovo di San Miniato - in questo scenario la vera sfida è la tenuta sociale delle nostre comunità. Il volontariato rappresenta uno degli anticorpi più importanti perché crea relazioni, fiducia e prossimità tra le persone. Per evitare che qualcuno resti indietro dobbiamo rafforzare proprio questi legami di comunità".
I numeri lo dimostrano: il 79,3% dei toscani considera i volontari persone ammirevoli che contribuiscono concretamente al bene comune. Ma il dato più significativo è un altro: il 55,3% dichiara che il Terzo Settore svolge funzioni che nessun altro soggetto potrebbe svolgere. Del resto, per il 25,5% è garanzia di servizi essenziali che le istituzioni pubbliche non riescono a garantire.
E il volontariato non è soltanto una questione per adulti o anziani. Nonostante gli over 50 restino la spina dorsale delle organizzazioni strutturate, con il 15,1% che partecipa attivamente ad associazioni, le nuove generazioni stanno ridisegnando il volontariato dall'interno. Anche se solo il 3,5% della Gen Z è iscritto a un'associazione, i giovanissimi sono i più attivi nel volontariato spontaneo e informale: il 26,3% di loro si è mobilitato autonomamente, senza tessera e senza intermediazione istituzionale.
Ciò anche se sono proprio loro a essere i più sottoposti alla pressione: il 21,1% degli under 30 vive infatti una preoccupazione costante per il futuro, cinque volte di più rispetto agli over 65. La precarietà lavorativa (42,3%), gli stipendi bassi (47,8%) e la difficoltà abitativa (40,3%) alimentano un ciclo di blocco strutturale che genera isolamento.
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