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L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 28 Giugno 2026 ore 09:00

Tomasi, "Battaglia su trasparenza, sanità e occupazione"

Alessandro Tomasi

L'ex sindaco di Pistoia traccia un primo bilancio dei suoi primi mesi in Regione con l'obiettivo di invertire un "sistema Toscana inefficiente"



FIRENZE — Il suo nome è legato a Pistoia, dove è stato eletto sindaco il 25 Luglio 2017 e poi confermato nel 2022, ma da qualche mese, dopo esser stato nominato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni coordinatore regionale per la Regione Toscana e aver sfidato alle elezioni Eugenio Giani, è tra i consiglieri regionali e ricopre il ruolo di portavoce dell’opposizione. Fin da ragazzo, Alessandro Tomasi ha dedicato tempo e forze all’impegno civile e politico prima per la sua città, ora per la “sua” Toscana. Dalla sanità al lavoro, dai giovani alla trasparenza e all’efficienza della macchina amministrativa.

Nel suo programma si è concentrato molto su questi temi, quali le misure che sta adottando in questi primi mesi?

La trasparenza è legata alla questione morale, che ritengo debba essere alla base dell'azione amministrativa. Ho cercato di tradurre questo principio facendo interrogazioni in Consiglio regionale e accessi agli atti, collezionando e studiando documenti per scoprire un "sistema Toscana" fatto, per esempio, di incarichi nelle agenzie della Regione - penso a Toscana Promozione e a Sviluppo Toscana - dati alle stesse persone per anni, in barba al principio di rotazione e a ciò che regola questo tipo di contratti pubblici. Casi di affidamenti diretti, senza comparazione, fatti di anno in anno dove la trasparenza è sicuramente mancata.

C'è poi un caso esemplare per il quale mi sono battuto, quello della nomina del Garante per l'infanzia, una figura molto importante nella tutela dei bambini e dei ragazzi, che s'interfaccia con il tribunale dei minori, con le associazioni e i professionisti del settore. Proprio questi sono insorti sulla decisione del presidente Giani di nominare come garante un ex consigliere regionale di Casa Riformista, Stefano Scaramelli, bancario, non eletto nelle ultime elezioni. Un profilo senza esperienza in materia, nominato per un accordo tra partiti di maggioranza e per un mero ricollocamento politico. Ecco, lì si è toccato il fondo. L'efficienza va di pari passo con la trasparenza, è evidente. Una macchina usata per le poltrone, come adesso sta avvenendo per la nomina del direttore della sanità regionale, è una macchina rallentata e inefficiente.

E proprio riguardo alla sanità, la sua parola d’ordine è stata “rivoluzione organizzativa”. In che modo intende ridurre le liste d’attesa e migliorare la qualità dei servizi?

Fin dal primo giorno dell'insediamento in Consiglio regionale, ho iniziato a "spulciare" i bilanci sanitari e lì ho trovato sprechi e inefficienze. Il motivo è semplice: nessuno gestisce la spesa sanitaria in Toscana. Il presidente Giani è un mago della propaganda, ma la verità è un'altra e la raccontano i numeri. Dai 181 milioni di buco del 2023, la Regione è passata a 293 milioni del 2025. Un’emorragia insanabile – quasi un miliardo di perdite dal 2020 al 2025 – che non ha prodotto alcun aumento di servizi ma, al contrario, maggiori sprechi. Giani non racconta la verità quando dice di aver aumentato le tasse ai toscani per garantire i servizi. Le ha aumentate per cercare di ripianare un buco che in parte è sicuramente fisiologico, ma nell’altra è dovuto esclusivamente ad una incapacità di gestione. Così il sistema non reggerà.

E intanto, invece di prendere il timone della nave e governare questa Regione, il presidente fatica persino a nominare il capo della direzione sanità. L'attuale direttore in scadenza, Federico Gelli, è stato prorogato solo per cercare di allineare uno scacchiere di nomine che non tornano e in cui si cerca di dare una poltrona a tutti. Intanto nessuno gestisce i conti. Così avremo sempre meno servizi e sempre più debiti. Da qui deriva tutto il resto: le liste chiuse quando si chiama il Cup per una visita, le liste d'attesa lunghissime, la fuga del personale dagli ospedali. Riorganizzare la sanità, tagliare le inefficienze, investire sui servizi, incentivare il personale, sono solo alcune delle iniziative ormai indispensabili alla sopravvivenza della sanità toscana. Non solo per incidere sulle liste d'attesa, visto che oltre il 50% dei toscani già si rivolge ai privati, ma per l'intero sistema sanitario.

Tra gli ultimi temi che l’hanno vista intervenire nel dibattitto pubblico ci sono la formazione, il lavoro e l’occupazione. Quali azioni pensa possano servire?

Politiche attive pensate per i lavoratori e le aziende, non certo misure nate da accordicchi politici come il reddito di cittadinanza toscano nato da Partito Democratico e Movimento 5 stelle. Oggi sappiamo, perché su questo ho presentato un'interrogazione in Consiglio, che la misura è stata attivata per 48 persone. Solo 48, a fronte di una presunta platea, come avevano stimato, di 11mila candidati e di un impegno da 23 milioni di euro. Quei soldi devono essere impegnati in formazioni e in azioni diverse, cucite sulle necessità aziendali, potenziando la formula degli Its, che funziona.

Bisogna lavorare per alleggerire la burocrazia, per esempio l'accesso ai bandi in Toscana è un labirinto per le aziende. Bisogna rivedere la legge regionale di pianificazione urbanistica per attrarre gli investimenti. Bisogna creare le infrastrutture, sia quelle di collegamento viario sia di connettività. Insomma, ci sono molte misure da pianificare e adottare per sostenere l'occupazione. Di sicuro non servono politiche flop come quelle del reddito di cittadinanza pensato da Giani. Le associazioni di categoria e i sindacati hanno lanciato anche recentemente un grido d'allarme. La Toscana non cresce. Inutile che il presidente Giani, ogni poco, snoccioli i dati sul presunto aumento dell'occupazione: dietro a questi, infatti, si nasconde lavoro povero, precario e improduttivo.

In uno degli ultimi video pubblicato sui suoi social insiste sulla necessità che il “sistema Toscano” venga rotto: che cosa intende? E che cosa propone?

Quello che dicevo con gli esempi iniziali. Esiste una rete consolidata di "potere" che si autoalimenta, fatta anche di incarichi e servizi su cui occorre che Giani faccia chiarezza. E poi c'è un grande problema di mancanza totale di senso dell'inopportuno, al di là del rispetto o meno della normativa. Che un capo di Gabinetto, oggi assessore alla felicità, partecipi al concorso per capo della comunicazione del Meyer mentre occupa un posto apicale in Regione, competente per la sanità, è opportuno o no? La risposta è chiara. Il bando è stato poi annullato in autotutela dopo alcune anomalie segnalate dalla Cisl. Questo è solo un esempio che però fa parte di un sistema che deve cambiare. Un sistema molto più ampio, che può essere cambiato solo con l'alternanza, il sale della democrazia.

Paola Silvi
© Riproduzione riservata


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