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domenica 25 agosto 2019

Cultura venerdì 29 aprile 2016 ore 10:00

50 anni di Eleanor Rigby, l'Ort celebra i Beatles

La statua di Eleanor Rigby a Liverpool

A mezzo secolo dalla sua incisione, gli archi dell’Orchestra Regionale reinterpretano il capolavoro dei Fab Four per dire “no” alle frontiere sbarrate



FIRENZE — Madame Eleanor, la sua solitudine a cui non sarà concessa alcuna redenzione, il suo sguardo che, da una finestra, attende di scaldarsi alla felicità altrui, dopo che le proprie tristi mani hanno raccolto riso dal pavimento della chiesa dove c’è stato un matrimonio. Eleanor che, intanto, vive in un sogno. E aspetta, a quella finestra, “indossando la faccia che tiene in un vaso vicino alla porta”. “Per chi è?”, si chiede il testo - uno dei tanti capolavori di Paul McCartney - di questa celebre canzone dei Beatles, “Eleanor Rigby”, che ha appena compiuto cinquant’anni (le incisioni del brano, nello Studio 2 di Abbey Road, iniziarono il 28 aprile 1966 e si protrassero fino ai primi di giugno)? “Tutta la gente sola, da dove viene? Tutta la gente sola, di dov’è?”.

4 violini, 2 viole, 2 violoncelli. Un ottetto. Non ci sono altri strumenti, nella versione originale. La voce di Paul, affiancata da quelle di John e George nelle parti corali (le brevi sezioni in do maggiore che introducono e concludono il brano) , è accompagnata da soli archi. E l’Ottetto dell’Ort, l’Orchestra Regionale Toscana, a mezzo secolo di distanza dalle sessioni di registrazione ad Abbey Road, ha deciso di reinterpretare quelle splendide note (scritte da George Martin, il produttore dei Beatles, il cui intervento, anche in quest’occasione, fu assolutamente fondamentale), in una versione in cui le linee vocali e l’accompagnamento si fondano in una tessitura strumentale al contempo potente e delicata, come trina fatta di lava.

L’Ottetto d’Archi dell’Ort: Andrea Tacchi, Daniele Giorgi, Patrizia Bettotti, Susanna Pasquariello (violino); Stefano Zanobini , Caterina Cioli (viola); Luca Provenzani, Giovanni Simeone (violoncello). La loro “Eleanor Rigby” è diventata un (bellissimo) video. L’ha prodotto la Fondazione Sistema Toscana con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che dal primo gennaio 2016 è guidato da Filippo Grandi, milanese, diplomatico, primo italiano a ricoprire quest’importante incarico. Che dice: «I minacciati, oggi, sono i rifugiati. Fuggono perché hanno paura. La minaccia alla pace sono invece i conflitti internazionali».

“Il video - si legge nelle note che, su YouTube, accompagnano le immagini - vuole accendere una luce sulla necessità di accoglienza e solidarietà verso i rifugiati. L’idea di questo incontro è nata dalla considerazione che le domande poste dal testo, “Tutta la gente sola da dove viene?”, “Tutta la gente sola a chi appartiene?” siano ancora estremamente attuali. Nel mondo ci sono più di 60 milioni di persone in fuga da guerre, persecuzioni, e violazioni dei diritti umani. Sono loro, oggi, i protagonisti ideali del brano. L’invito a non lasciarli soli è anche la riflessione a non considerare questa condizione come un loro esclusivo problema”.

Una scritta bianca, in inglese, si staglia sullo sfondo scuro dell’inquadratura: “28 aprile 1966. I Beatles registrano Eleanor Rigby”. Rumori di fondo. Un addetto alle luci alza la leva di un interruttore, un’elegante sala all’italiana si illumina. Sul palco, otto sedie rosse in attesa. Arrivano i musicisti coi loro strumenti. “Firenze. 50 anni dopo”. Si siedono. Il primo violino dà l’attacco con uno sguardo. La diafana presenza di Eleanor si materializza immediatamente. Assieme a quella di Padre McKenzie, che scrive sermoni che nessuno ascolterà e rammenda i calzini di notte. Ma le loro solitudini sono squarciate dall’arrivo di nuovi personaggi: Emiljan, Yergalem, Boubacar, Siraba, uomini e donne di varie etnie. Anche loro, come Eleanor e McKenzie, sono il simbolo di una condizione. Dapprima si stagliano sullo sfondo, poi si avvicinano agli orchestrali. «Noi, coi nostri vestiti da concerto, all’inizio siamo tutti compresi nel nostro ruolo», ha raccontato a Radio Tre Andrea Tacchi, primo violino dell’Ort e guida dell’Ottetto (sua la trascrizione per soli archi del brano dei Beatles), «poi, man mano che queste persone si avvicinano, perdiamo la nostra seriosità, ci lasciamo andare. Alla fine andiamo via tutti insieme. Il video lancia un messaggio che parla di accoglienza e invita alla solidarietà: e trovo che lo faccia toccando le giuste corde».

Andrea Lanini

Eleanor Rigby ha 50 anni // Eleanor Rigby's 50th Anniversary


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