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Attualità lunedì 09 novembre 2020 ore 19:20

"Ho avuto un contatto con un positivo" e comincia un'odissea

Una cittadina che ha avuto un contatto con un contagiato racconta l'esasperante procedura per sottoporsi al tampone e conoscerne l'esito



FIRENZE — Oltre alle criticità dovute alla gestione dei pazienti con sintomi da Covid-19 tra i gironi della sanità esiste un limbo nel quale si perdono i cosiddetti "contatti diretti", a raccontare la sua avventura a QUInewsFirenze è una giovane residente di Firenze.

La notizia del contatto. "A metà Ottobre ho saputo di essere un possibile contatto diretto di una persona risultata positiva al Covid-19 - racconta la residente - dal momento in cui ho appreso la notizia ho contattato subito il medico, trovando al suo posto un sostituto che non mi ha chiesto se avessi sintomi o quanto fossi stata a contatto con il positivo, mi ha invece subito invitata a lasciare l'ufficio e a mettermi in isolamento fiduciario ma ha anche aggiunto che non avrebbe potuto farmi un certificato medico perché solo la Asl era deputata a stabilire se ero oppure no un contatto a rischioDa questo momento in poi non sono più riuscita a contattare il medico ma solo con la sostituta che, per quanto gentile, non poteva fare molto se non limitarsi a riferirmi ogni volta l'indisponibilità del mio medico curante".

La Asl. "Alla fine di una lunga coda telefonica la Asl, per la prenotazione del tampone, mi ha chiesto l'impegnativa del medico. Ero dunque al punto di partenza". 

Le informazioni online. "Ho cercato sui portali regionali quale fosse l'iter da seguire e tutto rimandava alla prenotazione del tampone ma per arrivarci occorreva avere la ricetta del medico, che nonostante le reiterate richieste ha continuato a farmi sapere di dover comporre il nuemero verde della Asl".

Il test a pagamento. "Nell'attesa, la mia azienda, rilevata la presenza di un caso positivo ha prenotato uno screening sierologico per tutti i dipendenti e collaboratori. Test al quale sono risultata positiva. Con l'esito del test ho contattato nuovamente il medico curante che di nuovo si è rifiutato di attivare la richiesta del tampone e mi ha rimandato nuovamente alla Asl". 

L'isolamento precauzionale. "Nel frattempo dalla quarantena fiduciaria sono passata formalmente all'isolamento con tutto ciò che comporta il non poter andare a lavoro, fare la spesa o gettare i rifiuti".

La prenotazione senza ricetta. "Compongo nuovamente il numero della Asl. Altra coda telefonica ma senza ricetta ho dovuto seguire la strada dell'operatore trovando stavolta una voce disponibile che mi ha comunque inserito nella lista di attesa".

Il drive through, a piedi, in fila con le auto. "Nel giro di 24 ore sono stata contattata per effettuare il tampone "Venga con la macchina alla postazione dedicata" mi è stato detto. Ho fatto presente di non essere motorizzata e mi è stato risposto "Non ha la macchina, di questi tempi è necessaria... Comunque nessun problema si metterà in fila dietro le auto". Sono andata all'appuntamento a piedi perché certo non potevo prendere un mezzo pubblico per andare a fare un tampone e mi sono messa in fila con altri giovani, a piedi come me, dietro alle auto dirette al gazebo dei tamponi. Una nota di merito va agli operatori della Misericordia, instancabili e gentili con tutti".

L'attesa. "Mi è stato detto che la risposta sarebbe arrivata al medico curante oppure l'avrei potuta comunque trovare in rete in 48 massimo 72 ore. Era un mercoledì. Dal medico curante non è mai arrivato niente e sul portale regionale non c'era traccia di un referto. A metà della settimana successiva il portale regionale era bloccato. Dopo oltre una settimana ho potuto accedere al mio profilo paziente dove ho appreso di essere negativa".

La responsabilità personale. "Sono mesi che sentiamo parlare di "responsabilità personale" ma se ciascuno non fa la propria parte diventa difficile aspettarsi che l'ultimo della catena sia ligio alle regole. Per fortuna il mio è un lavoro che in caso di necessità si può fare a distanza e faccio parte della generazione dei non garantiti per cui sono abituata a non aspettarmi forme di tutela. Questo mi ha permesso di mantenere la calma e attendere con pazienza che l'iter andasse a conclusione.  Alla fine sono rimasta in isolamento per quasi 20 giorni senza nessun sintomo. Mi chiedo però in queste condizioni quanti possono permettersi il lusso di  "autodenunciarsi" e quanti, senza alcuna certezza della tempistica, lo farebbero per senso civico".  

Lo rifarebbe? "No. Non riuscire a contattare il medico curante è stata la più grande delusione ed il problema più grave. Se dovesse accadere nuovamente non credo che riattiverò la procedura del tampone, dovrò auto isolarmi e sperare di non avere sintomi e che Dio me la mandi buona".


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