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martedì 16 luglio 2019

Cultura lunedì 16 gennaio 2017 ore 14:00

Tarkovskij, il regista russo che amava Firenze

Presentate le iniziative per i 30 anni dalla scomparsa del grande regista russo Andrej Tarkovskij, che abitò a Firenze per un periodo della sua vita



FIRENZE — L’omaggio nel trentennale della scomparsa del grande regista russo Andrej Tarkovskij (1932-1986), passa anche dal Consiglio regionale della Toscana. Il presidente Eugenio Giani lo ha definito “uomo straordinario, che scelse nell’Unione sovietica del comunismo più tremendo, nella sua vocazione e nella sua espressione alla libertà, l’occidente e soprattutto Firenze". 

E proprio in San Niccolò, al tempo in cui il presidente era assessore alla toponomastica oltre che alle relazioni internazionali del Comune di Firenze, volle ricordare il luogo dove da esule il regista costruì la sua vita attraverso una lapide che è un segno di “onore”, ma anche di “riconoscenza per quel mondo che ci ha fatto vivere attraverso le sue infinite sensibilità ed attitudini, di grande impatto umano e di comunità”. 

Giani ha ricordato l’esposizione che il Consiglio ospiterà dal 26 gennaio prossimo, “in continuità con tutte le altre iniziative che celebrano il trentennale della scomparsa” di Tarkovskij. Una mostra-installazione intitolata “Il tempo impresso”, che offre un percorso audio-visivo dell’opera filmica del maestro. Attraverso le immagini video tratte dai film, la musica delle colonne sonore e le stampe in grande formato dei lavori cinematografici e teatrali, è possibile ripercorrere, in sequenza cronologica, le opere del registra.

Accanto a Giani la vicepresidente della Giunta toscana, Monica Barni, ha parlato di Tarkovskij come un “personaggio che ha amato tanto la Toscana e che la Toscana ha tanto amato”. “Abbiamo voluto costruire e sostenere – ha aggiunto – un insieme di iniziative capaci di raccontare la personalità, estremamente sfaccettata, di questo grandissimo intellettuale”.

“A Firenze si trovano tutti gli archivi di mio padre. Quelli da Parigi, dalla Russia e da tutti i luoghi dove ha vissuto e lavorato” ha detto il figlio Andrej A. Tarkovskij, presidente dell’Istituto Internazionale Tarkovskij. “Qui svolgiamo la maggior parte della promozione dell’opera con pubblicazioni e retrospettive”. “L’amicizia con questa città – ha spiegato - risale al 1983, quando fu invitato per l’opera ‘L’Olandese volante’ al Comunale. Firenze le è rimasta nel cuore. Il suo sogno sarebbe stato quello di creare una scuola d’arte per insegnare non solo il cinema ma anche altre materie artistiche”.



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