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Attualità domenica 24 settembre 2017 ore 10:00

La pesca toscana tradita dal falso made in Italy

In trent'anni persi un peschereccio su due. Allarme di Coldiretti: "Concorrenza sleale del prodotto proveniente dall'estero spacciato per italiano"



TOSCANA — La concorrenza sleale rischia di compromettere il futuro della pesca anche in Toscana ma forse ora qualche spiraglio in più per il comparto sembra aprirsi. Lo sostiene Coldiretti Toscana dopo il via libera al Testo unico sulla pesca, approvato alla Camera che ora deve passare al Senato. La proposta di legge contiene interventi per il settore ittico, oltre alle deleghe al Governo per il riordino normativo, per la semplificazione amministrativa per un settore importante anche per la nostra regione con un pescato di 7400 tonnelate ed un fatturato di 42milioni di euro”.

“La norma – ha dettoTulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana - va a regolare molti aspetti del comparto ittico, con deleghe che lasciano al Governo ed al confronto con il sistema associativo spazi importanti di definizione della riforma. Completa inoltre la norma delle sanzioni, che accoglie in parte la rivisitazione richiesta dal comparto”.

Quindi dopo il fermo pesca riprenderanno la via del mare con qualche speranza in più i pescherecci a Monte Argentario, Castiglion della Pescaia, Piombino, Livorno e Viareggio.

“Uno dei problemi del settore – continua Marcelli - è la concorrenza sleale del prodotto proveniente dall’estero e spacciato per italiano soprattutto nella ristorazione ma anche a causa dell’eccessiva burocrazia". 

Nel 2017 gli arrivi di pesce fresco e congelato dall’estero hanno raggiunto le 554mila tonnellate, con un balzo in avanti del 10 per cento nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2016, secondo un’elaborazione Coldiretti Impresapesca su dati Istat. Il risultato è che tre pesci su quattro venduti nel nostro Paese provengono dall’estero, pronti per essere serviti come tricolori nella ristorazione, dove non c’è l’obbligo dell’indicazione d’origine.


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