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giovedì 12 dicembre 2019

Attualità martedì 16 giugno 2015 ore 13:10

La Toscana dei distretti più forte della crisi

Secondo il rapporto 2014 di Bankitalia l'economia regionale sta reggendo meglio rispetto al resto d'Italia. Merito di alcune manifatture tradizionali



FIRENZE — Il dato più significativo è che gli imprenditori hanno ricominciato a investire nelle loro aziende, in particolare nell'industria. Se fino al 2011 il crollo degli investimenti aveva fatto registrare un -3,4% ogni anno, da un paio d'anno la caduta si è arrestata e tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015 si è registrato un rimbalzo del 12% circa.

Segnali che permettono ai tecnici di Banca d'Italia di mostrare un cauto ottimismo per i prossimi mesi, anche perché, seppur in minima parte sembra essere ripartita la domanda interna, in particolare nel turismo e nell'acquisto di beni durevoli da parte delle famiglie. 

Una dinamica che si accompagna a quella dell'export, tradizionale ancora di salvataggio per l'economia toscana in questi anni. Il crollo delle esportazioni in Russia (-14,8%) è stato infatti ampiamente compensato da un boom di quelle nel Stati Uniti (+21,8).

La Toscana si conferma invece, unica Regione nel centro nord, regina dei distretti. L'oro ad Arezzo, la carta in Lucchesia, piuttosto che la moda attorno a Firenze, rappresentano una manifattura capace di resistere alla crisi e in alcuni casi rafforzarsi. Una specificità tutta toscana, molto importante se si considera che quasi la metà degli addetti è impiegata proprio nei distretti.

Ma è proprio l'occupazione a presentare due note dolenti. "Il numero di occupati - ha spiegato Michele Benvenuti, economista di Banca d'Italia - lo scorso anno è rimasto stabile, grazie soprattutto al ricorso agli ammortizzatori sociali, attestandosi al 63,8%. E' invece aumentata, sopra il 10%, la disoccupazione, perché è aumentata la partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto da parte della componente femminile". Pessimo poi il dato della disoccupazione giovanile che si attesta al 25%.

L'altro nodo da risolvere è quello che riguarda i fallimenti delle imprese. "Negli ultimi anni - ha sottolineato benvenuti - il numero di fallimenti è cresciuto ed è molto più alto del resto Italia, attestandosi intorno all'1%. La riprova è che le banche hanno accumulato una quantità di crediti anomali piuttosto elevato e questo condiziona il finanziamento alle imprese anche durante questa fase di ripresa".



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