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​L'avanzata del Bitcoin in Nigeria: cosa si cela dietro il nuovo boom di criptovalute in Africa?

Negli ultimi mesi la Nigeria è divenuta famosa in tutto il mondo per la forte avanzata di Bitcoin nel Paese.



AFRICA — Nonostante questo possa sembrare paradossale, secondo le ultime stime i nigeriani si posizionano tra i primi fruitori di BTC al mondo, scavalcando anche diversi paesi (occidentali e non) più blasonati della Nigeria stessa..

C'è anche da dire che il fenomeno Bitcoin è arrivato anche in Italia ormai da tempo, e si moltiplicano servizi come quelli offerti da Bitcoin Code, sito specializzato in trading di BTC. Per chi non lo sapesse infatti, utilizzando i bot (abbreviazione di "robot", macchine informatiche si avvalgono dei più sofisticati software disponibili sul mercato) offerti da Bitcoin Code, pare si possano impostare diverse strategie operative atte a negoziare su questo asset particolarmente apprezzato dagli internauti di tutto il mondo.

Tornando alla Nigeria però, è importante analizzare i numeri esorbitanti che hanno caratterizzato questa avanzata per capirne la portata rivoluzionaria e contestualizzarli alla situazione socio-economica e politica del Paese.

I numeri

Secondo l'ultima ricerca di Statista, la Nigeria è il primo Paese al mondo per diffusione di criptovalute al mondo nel 2020, con 1/3 della popolazione (il 32%) che ha avuto contatti o scambi tramite Bitcoin.

Per mettere in prospettiva questi dati, basti pensare che il primo Paese europeo in questa classifica è la Svizzera, con un modesto 11%, mentre altri paesi in via di sviluppo come il Vietnam e le Filippine raggiungono percentuali ben più alte posizionandosi al 2° e al 3° della classifica con un 21% e 20%.

Ciò conferma come alcuni paesi, talvolta definiti come "del terzo mondo", abbiano scavalcato le nazioni del "primo" in termini di utilizzo e dimestichezza con questa nuova forma di asset finanziario.

Le motivazioni

Tra i principali motivi per cui la Nigeria e molti altri Stati in via di sviluppo figurano tra le nazioni che trafficano in Bitcoin c'è la questione delle rimesse dei migranti.

I soldi inviati dai nigeriani espatriati sono infatti una delle principali fonti di sostentamento per moltissime famiglie ancora presenti nel Paese, ragion per cui la popolazione nigeriana ha una certa dimestichezza nel trattare in cambi valutari affini. Purtroppo però, questo tipo di servizi finanziari prevede dei costi abbastanza alti, che vanno a pesare sia sul bilancio del Paese che su quello delle famiglie stesse, che si vedono recapitare sempre meno soldi e solo dopo alcuni giorni.

Il vantaggio delle criptovalute, Bitcoin in testa, è quello di poter inviare criptomonete in maniera istantanea e pagando delle commissioni a dir poco ridicole se paragonate a quelle dei servizi finanziari canonici.

Inoltre, l'economia soffre di un'inflazione cronica, con la moneta locale che si è vista sempre più svalutare nel tempo (fino al 30% secondo le ultime stime), quindi la ricerca di una riserva di valore in altre valute (o criptovalute in questo caso) non può che essere una motivazione aggiuntiva per i nigeriani.

Il caso politico

Per quanto riguarda infine il caso specifico della Nigeria va inoltre sottolineato come ci sia anche una motivazione di tipo politica dietro l'avanzamento del BTC.

Da fine ottobre 2020 ad oggi il Paese è stato infatti percorso da intense proteste contro la violenza poliziesca, poi tramutatasi in una protesta contro il governo attuale alla guida della nazione. Molti gruppi antigovernativi hanno quindi fatto affidamento a raccolte fondi e donazioni provenienti da diverse entità che vanno da gruppi politici a privati che si sentono vicini alla causa della popolazione.

Purtroppo però lo Stato nigeriano ha più volte bloccato i conti di tutti quei gruppi o persone che in qualche modo erano legati alle proteste antigovernative, spingendo di conseguenza queste ultime a spostare i propri fondi su Bitcoin, strumento finanziario praticamente invulnerabile a questi atti repressivi. 

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