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Imprese & Professioni martedì 03 novembre 2020 ore 09:25

L’impatto della crisi economica sui settori strategici italiani

Se da un lato l’industria ha ripreso a produrre, dall’altro i servizi soffrono a causa del calo degli spostamenti



ITALIA — Per la fine del 2020 si prevede un calo del PIL italiano del 10%. Nonostante si sia registrata una ripresa della produzione industriale nel secondo e terzo trimestre dell’anno, l’incertezza sul quarto trimestre rimane a causa della nuova emergenza sanitaria legata alla pandemia. Questo è lo scenario delineato dal Centro studi Confindustria (CSC) pubblicato di recente. Se da un lato l’industria ha ripreso a produrre, dall’altro i servizi soffrono a causa del calo degli spostamenti, tanto che i settori dei trasporti e del turismo hanno assistito a una brusca riduzione delle vendite online di viaggi, biglietti ferroviari e aerei (Osservatorio Politecnico di Milano, Il Sole 24 Ore). Il turismo, tra i settori strategici per l’Italia, ha subito una decisiva contrazione impattando in negativo su molti indicatori economici, tra cui l’occupazione (Istat). Alla base vi è una riduzione dei consumi delle famiglie dell'11,1%, secondo le stime del CSC. Il quadro appena delineato, per nulla roseo, sta avendo un forte impatto anche sulle grandi imprese italiane quotate su Piazza Affari. Analizzeremo in breve l’andamento di queste ultime in relazione alla situazione economica complessiva del Paese.

Settori strategici e imprese italiane quotate in borsa

Le dinamiche appena descritte hanno trovato riscontro anche nelle società quotate presso la Borsa di Milano, come quelle inserite nell’indice Future Italy 40, il principale indice italiano. Società come Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e CNH Industrial (CNHI), entrambe appartenenti al settore dell’automotive, hanno subito una pesante contrazione dei volumi di vendita, con ripercussioni sui rispettivi titoli azionari. CNHI ad un anno hanno perso il 27,09% di capitalizzazione di mercato, in parte ripresa negli ultimi sei mesi grazie alla ripartenza della produzione industriale . Medesimo andamento per FCA, il cui titolo ad un anno ha perso l’11,95% di capitalizzazione, riprendendo terreno negli ultimi sei mesi (+39,64%). Strettamente legato al settore dell’automotive è anche l’attività di Pirelli & C. (PIRC), il cui titolo ad un anno perde il 28,95%.

Il turismo tra i più piegati

Il settore turistico ha subito una grande battuta d’arresto, in particolare per l’assenza dei turisti stranieri. Quest’estate, mentre le coste italiane venivano affollate dai 27 milioni di italiani andati in vacanza (Coldiretti), le città d’arte come Firenze, Napoli, Milano, Roma e Torino restavano vuote . Federalberghi stima che il turismo valga il 13% del PIL nazionale, quota andata in gran parte perduta come dimostrano i dati sulle assunzioni durante l’estate: -80% di contratti stagionali; -60% contratti di lavoro a tempo determinato. Il quarto trimestre preoccupa albergatori, strutture ricettive e ristoranti perché in questo periodo dell’anno la domanda di servizi turistici è sostenuta in particolare dagli stranieri e, considerate le attuali condizioni sanitarie a livello internazionale, tutto lascia intendere che questi ultimi continueranno a mancare. Questa tendenza è visibile anche nell’andamento della società quotata I Grandi Viaggi (IGV) che, dopo un parziale recupero di valore nei mesi estivi, ha ora ripreso a calare, tanto che il titolo ad un mese è in perdita del -16,05%, mentre ad un anno perde addirittura il -48,43%.

Si avranno spiragli di ripresa a partire dal 2021, con un rimbalzo del PIL del +4,8%, stima il CSC. Stando però alle parole del ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, intervistato dalla CNBC, in generale i segnali di ripresa per l’Europa si faranno più evidenti a partire dal 2022.

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