L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 10 Maggio 2026 ore 09:00
"Non c'è dignità senza lavoro, in campo per i diritti"

Il segretario generale della Cgil provinciale fa il punto: dalla crisi occupazionale alla sicurezza, dai giovani alla salute, allo smart working
LIVORNO — Stimolare la partecipazione ma anche porre al centro dell’attenzione la precarietà lavorativa, la sicurezza e i diritti fondamentali di vita delle persone sono le priorità indicate dal segretario generale della Cgil della provincia di Livorno Gianfranco Francese che, mentre fa il punto sulla situazione del territorio, annuncia la campagna nazionale di raccolta firme, in partenza il 15 Maggio su due leggi di iniziativa popolare. “La prima – ha detto – riguarda la sanità pubblica che è fortemente messa in discussione in questo periodo dal definanziamento. Di fronte alle liste di attesa e ai costi del privato in molti hanno smesso di curarsi. E l’altra la questione degli appalti e dei subappalti. Vogliamo che si interrompa questa catena".
Sono da poco passati il 25 Aprile e il Primo Maggio, feste che incarnano anche e soprattutto la riconquistata della Libertà la prima, e della dignità lavorativa la seconda. Due temi a rischio?
La libertà, l’antifascismo e la pace sono temi fondamentali soprattutto in un momento come questo in cui in tutto il mondo c'è una spinta all’autoritarismo sostenuta da potentati economici che hanno preso un po' il sopravvento sulla politica. Vediamo quello che accade negli Stati Uniti. C’è bisogno che la politica riprenda il controllo della vita sociale ed economica in tutti i Paesi. In queste condizioni di crisi generalizzata, acuita anche dalle guerre, dall’invasione dell’Ucraina al Medio Oriente, la democrazia risulta in difficoltà rispetto alla sia capacità di dare risposta ai problemi. Quindi diventa importante riaffermarne la centralità come strumento di governo.
La provincia di Livorno vive, secondo gli ultimi report della Camera di commercio, una fase di tensione sul fronte occupazionale, con lo spettro della cassa integrazione. Quali i settori più coinvolti? Che cosa servirebbe?
Presenteremo uno studio sulla provincia di Livorno da cui emerge questa difficoltà perché è l’unica provincia in Italia che ha due aree di crisi complesse. Una in Valdicornia rappresentata dalla crisi della siderurgia e l’altra, l'area livornese, dove in crisi è l’automotive. Noi abbiamo avuto nel 2025 un’impennata della cassa integrazione straordinaria che a differenza dell’ordinaria segnala un fenomeno di crisi strutturale che in molto casi precede la cessazione dell’attività. È un quadro che ci preoccupa.
Servirebbe una politica industriale a livello nazionale. Abbiamo bisogno di investimenti pubblici che alimentino quelli privati. Invece c’è un’assenza totale, manca un’idea di sviluppo. E quando non c’è il secondario anche il terziario diventa debole. E si arriva al lavoro povero, poco retribuito. Il problema non è solo di quelli che non lo trovano o l’hanno perso ma anche di quelli che, pur lavorando, non riescono a condurre un’esistenza dignitosa.
Anche la precarietà e la fuga dei giovani all’estero è ormai un problema diventato cronico?
C’è da fare una battaglia senza quartiere alla precarietà. Quella lavorativa è l’incubatore di quella esistenziale. Chi non ha un lavoro non può progettare la propria vita, essere indipendente. E poi il fenomeno della fuga dei giovani è la dimostrazione plastica di quanta propaganda ci sia nelle politiche della destra. Oggi il nodo vero non è quello degli immigrati ma piuttosto quello dei giovani emigrati che magari dopo anni di studio, se ne vanno, portando fuori le competenze che abbiamo contribuito tutti a formare. Dobbiamo evitare che questo diventi un elemento di cronicità. L’unico modo per farlo è attuare, come avviene in Spagna: politiche di stabilizzazione del lavoro, di riconoscimento del salario minimo, di riconoscimento anche di incentivi per l’acquisto per le case. Strumenti che il Governo Meloni ha eliminato.
Questo 25 Aprile si festeggiava anche l’80esimo anniversario del diritto di voto alle donne. A quale livello di emancipazione femminile pensa siamo arrivati?
Le differenze tra uomini e donne esistono ancora nei posti di lavoro. E fra l’altro è un fenomeno ingiusto e ingiustificato perché le donne dal punto di vista dell’istruzione sono molto più avanti degli uomini. È una mentalità patriarcale che va combattuta anche perché negare loro il riconoscimento della propria professionalità è un elemento che incide spesso anche nelle scelte di vita costringendole a restare magari in dinamiche di coppia insane. Se non c’è indipendenza economica non c’è libertà esistenziale. E purtroppo dietro molti femminicidi ci sono storie di donne che non hanno potuto costruirsi percorsi lavorativi.
La Cgil è schierata anche su altri aspetti come l’immigrazione, la cittadinanza, la difesa della Flotilla?
È normale. La Cgil è una particolarità nel panorama internazionale. Siamo stati fin dall’inizio un sindacato generale, rivendicativo rispetto alla centralità della persona. La tutela della Cgil accompagna la persona dentro e fuori dal posto di lavoro nella rivendicazione del diritto alla casa, all’istruzione che per noi sono elementi fondanti di una vita dignitosa. Non dimentichiamo che il primo grande segretario della Cgil Di Vittorio ha fatto parte dell’Assemblea Costituente. Per noi la difesa del lavoratore, del pensionato avviene a 360 gradi per cui è normale batterci contro l’ingiustizia sociale, per la libertà dei popoli, a difesa della Flotilla contro il genocidio del popolo palestinese. Nella consapevolezza che se non c’è pace nel mondo non c’è prospettiva di crescita, di sviluppo e di benessere per l’umanità.
Il sindacato è accusato a volte di difendere sempre più i privilegi delle categorie garantite e sempre meno le categorie deboli come i precari. Che ne pensa?
Questa è una falsità spesso utilizzata dalla destra. In realtà no, assolutamente. Magari abbiamo una difficoltà, quella di aggregare le persone più fragili e più deboli, legata anche alla loro condizione soggettiva, a una frammentazione del lavoro che rende più complesso anche l’esercizio di tutela sindacale. Chi vive poi una situazione di precarietà è anche più ricattabile. Facciamo fatica a incontrarli ma proprio queste persone più fragili, soprattutto i giovani sono sempre al centro dei nostri pensieri tant’è che abbiamo approvato un documento nazionale per la costituzione di comitati per il lavoro in tutta Italia per cercare di aggregare le persone disperse nei vari posti di lavoro.
Ritiene che i giovani abbiano sempre meno una coscienza sindacale e mettano sempre più spesso in discussione la contrattazione collettiva preferendo il rapporto one to one con il datore di lavoro per ottenere benefici ad personam?
Non direi, anzi abbiamo visto come sia nel referendum sul lavoro del 2025 sia nell’ultimo, quello costituzionale, la fascia di età tra 19 e 35 anni è quella in cui si supera il quorum del 50%. I giovani hanno voglia di partecipare, di esserci anche se non possiamo nascondere il fatto che la crisi dei partiti storici e dunque dei sindacati ha diminuito i luoghi di partecipazione. Dall’ascesa in campo di Berlusconi si è affermata nel Paese una cultura individualista.
Ci sono però segnali di ripresa e dobbiamo cercare di sostenere i giovani in questa rinnovata voglia di impegno per sottrarli alla ricattabilità e, negli ultimi tempi alla repressione. Penso ai decreti sicurezza del Governo. Abbiamo avuto delle segnalazioni da parte di ragazzi e ragazze che hanno manifestato pacificamente e sono stati denunciati. C’è un tentativo di colpire la partecipazione e invece noi pensiamo il contrario.
La crisi energetica ripropone l’incremento dello smart working, la Cgil lascerà flessibilità alle aziende a seconda delle attività o vorrà una regolamentazione unica?
È un altro sconcertante capitolo dell’attuale Governo. Mentre in tutta Europa, a partire dal Covid, si è normata la possibilità di lavorare da remoto, in Italia assistiamo a una regressione, a una mancata possibilità di usufruire dello strumento da utilizzare con equilibrio che comunque non può essere affidato a una contrattazione privata, alle singole aziende. Anche perché le stesse imprese nel 2021 nello studio che facemmo segnalarono vantaggi rispetto all’abbattimento dei costi fissi. E poi lo Smart working può consentire alle persone di organizzarsi la vita in maniera più agevole ma anche di non ingolfare le strade, con vantaggi per l'ambiente.
Paola Silvi
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