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​Come il lockdown ha cambiato abitudini ed economia in Toscana

Le abitudini degli italiani in seguito al lockdown imposto dall’epidemia di coronavirus sono cambiate molto anche dal punto di vista economico anche in Toscana.



TOSCANA — Già gli esponenti sindacali si sono fatti sentire a questo proposito, calcolando che soltanto a Firenze 2.000 lavoratori sono a rischio perché, in seguito al lockdown, è stata posta la cessazione dei contratti a termine. Molte aziende hanno dovuto pagare i conti imposti dal diffondersi dei contagi e dalle misure restrittive che sono state adottate a livello governativo, per limitare il diffondersi della pandemia. I settori più colpiti sono sicuramente quelli del turismo, del commercio e della ristorazione. L’assessore regionale al bilancio della Toscana ha parlato di un calo delle produzioni fra il 25% e il 50%.

I settori che tengono di più

Abbiamo parlato di un vero e proprio cambiamento delle abitudini che riguardano l’economia in Toscana. I consumatori infatti cercano di adattarsi alle nuove condizioni, sfruttando tutti gli strumenti che hanno a loro disposizione.

Per esempio fra gli strumenti che utilizzano ci sono i pagamenti casino, possibilità dettata dallo sviluppo delle nuove tecnologie e ad un più ampio accesso ad internet. Tentativi di risolvere l’economia che, come abbiamo detto, in molti settori non tiene.

Eppure, secondo ciò che ha riferito Vittorio Bugli, l’assessore regionale al bilancio della Toscana, ci sono settori che ancora tendono a resistere. In questo senso ha fatto riferimento alla logistica, alle pulizie e al lavoro portuale.

Fra questi settori va annoverato anche quello agroalimentare, soprattutto quello legato alla grande distribuzione organizzata, anche se il settore dell’ortofrutta dopo il virus ha dovuto affrontare le conseguenze causate dal gelo.

Con il Covid c’è stata comunque la possibilità per molte aziende toscane di restare in funzione, però, come hanno osservato in molti, le disposizioni apportate dal decreto Cura Italia sono riuscite a coinvolgere in Toscana circa 650.000 lavoratori, specialmente quelli che operano in attività non ritenute essenziali. Una cifra non indifferente, se si pensa che questi lavoratori rappresentano il 41% dei lavoratori toscani.

La situazione per il commercio al dettaglio

Mentre la Toscana si è dimostrata all’avanguardia nella ricerca sul Covid 19, nel frattempo, come ha osservato il presidente Rossi, si è cercato di anticipare l’apertura delle filiere produttive. Gli amministratori regionali hanno sentito la necessità di sottolineare come questo sia possibile se si presti molta attenzione a tutti gli aspetti sanitari della situazione.

Il presidente Rossi ha sottolineato che le attività commerciali, quelle artigianali, come anche i mercati ambulanti, rappresentano un punto di riferimento sicuro per i cittadini, quindi sarebbe importante, secondo il presidente, puntare su dei protocolli adeguati, in modo che possano riaprire anche queste attività.

E già la Toscana si è mossa in questo senso indicando, in fase preliminare, più di 18.000 negozi che nella regione potevano riaprire subito. Per esempio fra questi vanno ricordati il settore della moda, quello degli arredi per la casa, le orologerie e i negozi che si occupano di vendere tappeti.

Inoltre queste stesse misure sono state indicate per 11.000 ambulanti, la cui vendita è volta a prodotti non alimentari. Secondo il presidente Confesercenti Toscana Nico Gronchi, la situazione non sarebbe stata sostenibile a lungo e non era possibile attendere ulteriormente per la riapertura.

Si stima, secondo i dati degli studi di settore, che in Toscana il lockdown ha causato perdite per 575 milioni relativamente ai fatturati del settore ricettivo-alberghiero.

Perdite anche per il settore della moda, con -415 milioni, e difficoltà anche per il commercio ambulante, con -147 milioni. Nico Gronchi ha sottolineato che si tratta di un grande danno economico e sociale, specialmente per quelle imprese che non hanno potuto beneficiare della ripartenza nella fase 2.


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