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domenica 18 agosto 2019

Attualità martedì 05 febbraio 2019 ore 18:34

La rinascita della tenuta di Suvignano

il ministro dell'interno Salvini ha ufficialmente consegnato all'Ente terre regionali della Toscana la proprietà confiscata alla mafia



MONTERONI D'ARBIA — Un luogo di produzione, strappato alle mafie e che crei ricchezza ma anche una casa della cultura della legalità, dove accogliere scolaresche e giovani, dove organizzare eventi, campi estivi ed approfondire e parlare, in un luogo simbolo, della lotta alla criminalità organizzata.

Il ministro dell'interno Matteo Salvini ha preso parte alla cerimonia ufficiale di consegna della tenuta di Suvignano, confiscata alla mafia, all'Ente terre regionali della Toscana. Presente anche l'assessore alla presidenza della Toscana. "E' uno dei beni più importanti confiscati in Italia - ha ricordato l'assessore - di gran lunga il più grande in Toscana".

"Oggi firmiamo un documento che permette a questa tenuta di restare aperta e generare reddito - ha dichiarato Salvini - L'obiettivo è che i beni confiscati facciano reddito, business per gli enti locali. Quella che era la residenza di un delinquente è diventata bene comune. Questa è l'antimafia dei fatti che ci piace".

La firma si è svolta nel giardino dove da primavera all'inizio dell'autunno vengono ospitati i turisti. Una trentina i posti a disposizione. intorno il verde delle colline dove in estate pascolano le pecore sarde, cavalli, ciuchini e le cinte senesi. A ridosso crescono gli olivi e più lontano i boschi. Decisamente un'oasi di pace, lambita dalla via Francigena che passa poco distante.

Da anni la Regione lavora al progetto di restituire il bene ai cittadini, di farne una simbolo della lotta alle mafie, l'emblema di quello Stato che si oppone alla criminalità organizzata che anche in Toscana sciacqua i propri denari e fa affari. E' stato un percorso difficile e lungo. Ad un certo momento si è rischiato che l'azienda – oltre settecento ettari di terreni, diciassette casolari e 21 mila metri quadrati tra immobili e magazzini, una chiesetta di fianco all'edificio principale, una villa e una colonica di pregio – fosse messo all'asta. Poi un paio di anni fa la svolta. Bugli ha ringraziato l'agenzia nazionale per i beni confiscati: il prefetto Sodano che l'ha guidata negli ultimi anni, il prefetto Frattasi che il 19 gennaio gli è succeduto. E ha ringraziato anche chi ha gestito in questi anni l'azienda.

"Siamo soddisfatti – dice – ma sentiamo anche il peso e l'impegno di dover ora far funzionare questa ricchezza enorme, far sì che la tenuta mantenga i conti in ordine e sia volano per la valorizzazione del territorio, ma diventi appunto anche un simbolo della lotta alla legalità nella nostra Regione. E lo faremo insieme alle amministrazioni locali, di Monteroni d'Arbia e di Murlo, dove la tenuta sorge".

Per il 2019 la Regione, che gestirà l'azienda attraverso Ente Terre, ha già stanziato in bilancio 800 mila euro. Altre risorse sono previste nel bilancio dei prossimi tre anni. "Serviranno per mettere a punto alcuni fattori produttivi – spiega Bugli – ma anche per ristrutturare la palazzina di fianco alla villa dove vogliamo, da subito, portare scolaresche e creare percorsi di educazione alle legalità". Il fulcro dell'attività economica rimarrà la produzione agricola e zootecnica e si potranno creare anche alcuni posti di lavoro. L'attivià dell'agriturismo, oggi in grado di accogliere ospiti solo in estate, sarà ulteriormente sviluppata. Ma sarà appunto anche un luogo di cultura e di attività sociali.



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