Questo sito contribuisce alla audience di 
Toscana Media News quotidiano online.
Percorso semplificato Aggiornato alle 13:00 METEO:FIRENZE16°21°  QuiNews.net
Toscana Media News - Giornale Online
domenica 23 giugno 2024
Tutti i titoli:
corriere tv
Nuove immagini: Putin entusiasta del regalo di Kim Jong-un (due cani bianchi come la neve)
Nuove immagini: Putin entusiasta del regalo di Kim Jong-un (due cani bianchi come la neve)

Attualità martedì 02 aprile 2024 ore 16:00

Oliveti e vigne dopo la pensione, i senior della campagna toscana

Tante e variegate le storie degli over 65 che guidano le loro imprese agricole. Tra loro c'è chi ha intrapreso questo percorso dopo la pensione



TOSCANA — C'è chi prima faceva l'ingegnere ed oggi produce olio, l'ex impiegato del Ministero della Difesa che coltiva grani antichi e fa i testaroli, o l'ex macellaio che oggi cura la sua vigna. Sono tante e variegate le storie dei senior che arrivano dalla campagna toscana.

Ebbene sì, perché accanto ai quasi 3mila under 35 che in Toscana guidano start-up agricole c'è una moltitudine di imprenditori che, una volta maturati i requisiti per il pensionamento, continuano a lavorare nella loro azienda o trasformano la passione per l’agricoltura in professione lavorando la terra, potando olivi e curando le vigne.

A rivelarlo è Coldiretti Toscana secondo cui ci sono quasi 7 mila imprenditori agricoli over 65 che continuano a gestire la loro impresa anche dopo la pensione. Tra di loro, spiega una nota, c’è chi è diventato imprenditore agricolo dopo aver archiviato la precedente professione ed aver intrapreso un apposito percorso formativo per l'abilitazione.

“L’imprenditoria agricola over 65 è uno spaccato tutt’oggi molto importante della nostra agricoltura che sta vivendo una profonda fase di trasformazione generazionale con tanti giovani che si avvicinano a questo mondo. E questo è un segnale importante per il futuro perché noi non siamo immortali. – spiega Giuliano Scattolin, Presidente di Coldiretti Pensionati Toscana – La passione per questo lavoro non si esaurisce dopo la pensione perché nel frattempo è diventata un stile di vita ed è una medicina per rallentare la vecchiaia. Ci tiene in forma. La Toscana poi è anche una regionale bellissima da ogni latitudine e capisco bene chi sogna di stabilirsi qui. Io faccio parte dei pensionati che non vogliono mollare e che continuano a lavorare ogni giorno ma ho fatto parte anche di coloro che, da giovani, hanno deciso di cambiare lavoro per aprire un’azienda agricola. L’ho fatto 50 anni fa. All’epoca lavoravo come perito elettronico industriale. La nostra missione è lasciare queste terre che coltiviamo con amore migliori di quando le abbiamo prese. E’ il nostro lascito”.

Tra le storie dei "senior" che arrivano dalla campagna toscana ci sono così quelle di Carlo Bianchi, 68 anni, che è stato ingegnere meccanico per metà della sua vita. Poi, una decina di anni prima del raggiungimento della pensione ha deciso di cambiare vita e così ha dato vita. Da quel momento si è dedicato anima e corpo a tirare su, un ettaro alla volta, la sua azienda agricola e a far crescere la sua oliveta nel Comune di Vinci, che si estende su 20 ettari in conversione biologica di cui 6 coltivati con il metodo dell’agricoltura naturale. Una produzione di qualità che gli ha aperto le porte del mercato nipponico. I suoi extravergine sono apprezzati e premiati. Per lui, infatti "Il piacere di lavorare all’aria aperta, a contatto con la terra, è impareggiabile. Vivo bene, vivo meglio” spiega l'imprenditore che sta anche per piantare 110 nuovi ulivi di varietà toscane. La sua linea di orizzonte è il futuro. “E’ stato mio suocero, che era un contadino, a farmi appassionare alle attività agricole. – fa un passo indietro Bianchi – Ho iniziato dargli una mano intorno alla fine degli anni ’90, quando ero libero, per gioco. E sono stato hobbista fino alla decisione di licenziarmi per farne una vera professione. Contento di quella scelta? Avrei dovuto farla prima”.

Poi c' è Andrea Pagani, 63 anni, per 43 dipendente del Ministero della Difesa. Oggi, invece, dedica anima e corpo ai testaroli, uno dei piatti più antichi della cucina contadina lunigianesi. Un piatto semplice, preparato solo con farina e acqua e cotto nei testi di ghisa, che Andrea ha “rivisitato” partendo dalla riscoperta di alcune varietà di grani antichi locali coltivati con metodo rigorosamente biologico. “Ho recuperato i terreni di famiglia che rischiavano di essere abbandonati ed abbiamo iniziato a fare dei test per trovare le varietà antiche più adatte al progetto che avevo in testa. Volevo provare ad alzare il livello di qualità dei testaroli in commercio producendo una farina biologica e sostenibile. Ci sono voluti quasi due anni di tentativi e analisi per arrivare alla miscela della superfarina a basso contenuto glicemico che costituisce la base della nostra ricetta. Questa fase di studio ci ha permesso di reintrodurre in Lunigiana due varietà locali come il Gentil Rosso ed il Verna che sono diventate marginali a beneficio di altre più industriali”. In questa nuova avventura Andrea ha coinvolto il figlio Sergio che nel frattempo ha maturato una grandissima passione. “Ora - aggiunge Andrea - so per certo che questa piccola azienda, nata poco prima della pandemia, ha una bella prospettiva. Per motivi di lavoro sono stato via da casa per tanti anni ma appena ho avuto l’occasione di tornare l’ho fatto. Avrei potuto godermi la mia pensione sollazzato in Versilia ma avrei tradito il richiamo delle origini. Mi sento rinato. Lavorare fianco a fianco di mio figlio è un regalo che il tempo ci sta facendo e che apprezzo ogni giorno. Amavo il mio precedente lavoro, ma saltare sul trattore o trebbiare il grano è tutta un’altra cosa”.

E poi c'è Giuliano Mori, 73 anni. Oggi cura la sua vigna ma per 35 anni ha lavorato come dipendente nella stessa macelleria a Barberino Tavarnelle nel Chianti. Un mestiere che ha imparato da ragazzino per “non andare a lavorare nelle fabbriche”. “Sono stato un ragazzo di bottega perché questo lavoro non si impara sui libri ma lavorando. E non è nemmeno così facile come sembra. – racconta Giuliano Mori - Mio papà era un norcino e questo percorso era in un certo senso normale per me anche se c’è stata l’occasione per entrare in qualche fabbrica all’epoca. Non faceva per me. Ci ho passato metà della mia esistenza a lavorare in macelleria. E’ stato bello ed appagante. Appena ho potuto, con 37 anni di contributi, sono però andato in pensione perché avevo bisogno di ricongiungermi con la mia infanzia. Avevano un po’ di terreni della famiglia di mia moglie a disposizione e sono partito. Sono in pensione da quasi 20 anni. Oggi lavoro forse più di prima: produco uva da vino, principalmente Sangiovese e olio. Mi diverto; è un’attività che mi tiene giovane”.


Se vuoi leggere le notizie principali della Toscana iscriviti alla Newsletter QUInews - ToscanaMedia. Arriva gratis tutti i giorni alle 20:00 direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI

Tag
Iscriviti alla newsletter QUInews ToscanaMedia ed ogni sera riceverai gratis le notizie principali del giorno