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sabato 24 agosto 2019

Cronaca sabato 22 giugno 2019 ore 17:00

Guinea, Fulgencio condannato a 58 anni di carcere

Fulgencio Obiang Esono

Rapito a settembre mentre si trovava in Togo per lavoro, l'ingegnere pisano sarebbe accusato dalle autorità equatoguineiane di reati politici



PISA — Da mesi il Governo italiano sta cercando di convincere le autorità equatoguineiane a liberare l'ingegnere Fulgencio Obiang Esono, originario della Guinea Equatoriale ma residente a Pisa dal 1988. 

Scomparso lo scorso settembre durante un viaggio di lavoro in Africa (vedi articoli collegati) l'uomo sarebbe infatti stato incarcerato nel suo paese d'origine con l'accusa di cospirazione e di aver preso parte all'organizzazione del tentato colpo di Stato del 2017, un periodo però, secondo i suoi difensori, "in cui non si è mai mosso dall'Italia".

L'uomo sarebbe stato condannato a oltre 58 anni di carcere per reati politici, ovvero per qualche intervento critico nei confronti del governo della Guinea Equatoriale postato sui social network.

La scomparsa di Fulgencio è stata avvolta per mesi nel mistero. Le autorità equatoguineiane avrebbero infatti per mesi negato l'arresto dell'ingegnere.

 "In galera a vita con un ergastolo mascherato - spiega Corrada Giammarinaro, avvocato difensore di Fulgencio - per le sue idee politiche. Il mio assistito non ha commesso e non è accusato di fatti di sangue".

"E' italiano a tutti gli effetti - aggiunge Giammarinaro - in quanto non ha doppia cittadinanza, ma solo passaporto italiano. E per questo insieme alla Farnesina stiamo cercando di riportarlo a casa". 

"Solo dopo le pressioni del nostro governo - sottolinea il legale - le autorità guineane hanno ammesso la detenzione poco prima del processo, fuori da ogni standard internazionale, conclusosi con la pesante condanna sulla base di una confessione che gli è stata estorta con la tortura durante la prigionia".

"Da oltre un mese - prosegue Giammarinaro - abbiamo ottenuto l'autorizzazione a eseguire una visita consolare ma non ci viene concesso di farla. Sono state trovate sempre delle scuse per non far entrare il rappresentante italiano o chi per esso. Intanto, lui sta male: è denutrito e disidratato". 

A margine della seconda Conferenza Italia-Africa dell'ottobre scorso la viceministra degli Esteri, Emanuela Del Re, ha chiesto ufficialmente al ministro degli Esteri guineano, Simeon Oyono Esono Angue di collaborare con l'Italia. Intanto, la sorella dell'ingegnere Maria Clara, anche lei residente a Pisa da anni, ha rivolto un appello a Papa Francesco: "Spero e mi aspetto un suo intervento diretto, perché so che le sue parole sarebbero ascoltate".

In Guinea Equatoriale, Fulgencio è assistito dall'avvocato Ponziano Nbomio Nvò, incaricato di seguire il caso da Amnesty International.



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