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Cronaca Lunedì 08 Giugno 2026 ore 13:30

Il sangue sulla cassaforte incastra quattro persone

Gli esami biologici del Ris di Roma hanno portato i Carabinieri ha denunciare quattro uomini, ritenuti responsabili di un furto in un'abitazione



PORTOFERRAIO — Da una traccia di sangue, quasi impercettibile, ritrovata a fianco di una cassaforte forzata, i Carabinieri della Compagnia di Portoferraio sono risaliti a un gruppo di quattro italiani, tutti residenti nel nord Italia, denunciati in stato di libertà per furto aggravato.

L'attività investigativa è cominciata proprio dopo un sopralluogo in appartamento, dove si era verificato un furto. In circa un anno e mezzo le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Livorno e portate avanti dal nucleo operativo e radiomobile della Compagnia elbana, hanno permesso di individuare i quattro, ritenuti responsabili di almeno uno dei colpi messi a segno nell'isola e risalenti all'estate del 2025 e tutti pregiudicati per reati contro il patrimonio commessi principalmente nelle regioni del nord Italia

Si tratta di una serie di furti che, per un paio di mesi, avevano creato forte preoccupazione tra residenti e proprietari di seconde case. In totale, una decina di episodi, concentrati soprattutto nei mesi di maggiore afflusso turistico e con un modus operandi sempre molto simile.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo sarebbe inoltre sospettato di altri furti avvenuti nello stesso periodo, tra cui anche un colpo messo a segno nei confronti di una società a partecipazione pubblica con sede a Portoferraio.

Dirimente, appunto, la traccia di sangue sottoposta agli accertamenti biologici eseguiti dal Ris di Roma. Gli esami hanno consentito di collegare le tracce a persone appartenenti allo stesso nucleo familiare di una persona già detenuta, ma ammessa al regime di semilibertà nel carcere di Porto Azzurro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, proprio quest’ultimo avrebbe fornito informazioni e supporto logistico ai familiari e a un altro componente del gruppo.

Così, la Procura della Repubblica di Livorno ha ottenuto la revoca dei benefici penitenziari concessi all’uomo, che è stato pertanto di nuovo ristretto in carcere.


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