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Cronaca Mercoledì 14 Ottobre 2026 ore 10:50
Letti di cartone per gli operai sfruttati in nero

La denuncia di uno dei lavoratori impiegati in condizioni disumane ha fatto emergere un sistema che ha portato a 5 misure cautelari
PRATO — I turni di lavoro di 13 ore minimo spezzati con pause di 10 minuti per consumare i pasti a tutta velocità, 7 giorni su 7, e poi sempre negli stessi spazi il sonno in giacigli di legno e cartone dotati di apparecchi elettrici alimentati da prese ad alto rischio incendio. La procura di Prato ha emesso 5 misure cautelari personali nei confronti di imprenditori di nazionalità cinese raggiunti anche da un decreto di sequestro per 20mila euro pari al profitto di reato individuato.
Le indagini hanno preso le mosse dalla denuncia di uno dei lavoratori impiegati nelle condizioni disumane riferite in una nota della procura di Prato siglata dal procuratore Luca Tescaroli. A procedere sono stati guardia di finanza, personale Asl e Inps.
Gli indagati devono rispondere di sfruttamento del lavoro, intermediazione illecita, impiego di lavoratori privi di permesso di soggiorno. Il tutto ai danni di almeno 8 lavoratori, 7 cinesi e uno pakistano, a partire come minimo da Novembre 2023. Tutti erano privi di regolare contratto, uno anche del permesso di soggiorno in Italia.
Un uomo di 41 anni e una donna di 39, imprenditori occulti, un uomo di 38 anni amministratore della ditta in questione, un 69enne e una 64enne collaboratori familiari dei primi due soggetti sono stati tutti sottoposti al divieto d'esercizio d'impresa per 12 mesi. Nei confronti degli imprenditori è stata assunta anche la misura del divieto di dimora nella provincia di Prato.
Le indagini hanno portato a scoprire un sistema familiare esperto in turnover fittizio di aziende, un meccanismo 'apri e chiudi' che includeva l'impresa attuale e che nell'arco di un lustro aveva visto susseguirsi nello stesso sito tre ditte individuali. Lì gli indagati erano contrattualizzati, mentre gli altri operavano in nero. Fra tutti, una donna risultava formalmente titolare di un'altra azienda, mentre invece operava lì senza contratto per le 13 ore al giorno che toccavano anche a tutti gli altri.
Formazione e protezioni antinfortunio zero, tanto che nei guai è finito anche un consulente per la sicurezza italiano compiacente che deve rispondere di concorso in falso in atto pubblico per induzione: avrebbe attestato la formazione mai fatta ai lavoratori.
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