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giovedì 12 dicembre 2019

Attualità lunedì 17 agosto 2015 ore 16:04

Rossi difende il Senato delle Regioni

Secondo il governatore la riforma Boschi garantirà il giusto equilibrio tra autonomie locali e nazionali. Poi il duro attacco al federalismo leghista



FIRENZE — La riflessione di Enrico Rossi sul futuro del sistema istituzionale italiano è partito dall'altolà lanciato ieri dal presidente della Lombardia, Roberto Maroni, secondo cui la riforma messa in piedi dal governo renderà ingovernabili le Regioni.

Per questo Maroni ha auspicato un passo indietro nel cammino della riforma e l'adozione di un modello più simile al Bundesrat federale tedesco, che garantisce maggiori autonomie agli enti locali.

Una proposta bocciata invece da Rossi. "In realtà - ha detto Rossi - un Senato formato dai consiglieri regionali è il modo concreto per portare i territori nel cuore dello Stato e per dare alle Regioni una tribuna politica nazionale dalla quale incidere sui processi legislativi che le riguardano".

Per quanto riguarda invece la ripartizione di poteri e competenze,  Rossi ha auspicato una revisione del Titolo V in tempi brevi.

"E' evidente che la fase attuale e le esperienze fatte impongono un superamento di quel federalismo tanto caro alla Lega che ha finito per concepire le Regioni come staterelli separati, portando di fatto a un indebolimento nei confronti dello Stato centrale e all'accentuarsi delle divisioni all'interno del Paese. Ritrovare un punto di equilibrio non è facile - ha spiegato Rossi -. Esistono infatti progetti di neo-centralismo che rappresenterebbero una vera iattura per il governo del Paese. Ma difendere, o addirittura voler accentuare il federalismo di tipo leghista, che purtroppo ha già fatto tanti danni, è davvero miope".

Rossi ha voluto prendere le distanze dall'impostazione della Lega anche sul fronte comunitario. 

"La Lega, com'è noto - ha detto ancora Rossi -, vuole addirittura uscire dall'euro e ridimensionare l'Europa. Noi siamo convinti che la risposta ai nostri problemi sta in un di più di Europa democratica: la soluzione non può che essere gli Stati Uniti d'Europa e un governo eletto democraticamente a cui gli stati nazionali devolvono importanti poteri in materia di economia, fisco e regole sociali. Quindi un grande governo federale sul modello degli Stati Uniti".



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