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Economia Giovedì 02 Luglio 2026 ore 10:45

Sull'artigianato l'ombra lunga della crisi

pellettiere
La filiera della pelle ha registrato la più alta mortalità d'impresa

Alla tenuta del fatturato fa da contraltare il calo nel numero di imprese e occupati, con maggior ricorso alla cassa integrazione. Il rapporto Ebret



TOSCANA — Tiene il fatturato (+1,6%) ma margini di guadagno in calo, saldo passivo delle imprese per 619 unità, occupati in diminuzione di -2,6% e maggior ricorso alla cassa integrazione: sull'artigianato toscano si stende l'ombra lunga di una crisi che ha caratterizzato il 2025 e che non annuncia di voler rientrare nel 2026. Il ritratto emerge dal XII Rapporto dell’Osservatorio Ebret, l’Ente Bilaterale dell’Artigianato Toscano, presentato ieri a Firenze. 

Il contesto globale segnato da instabilità geopolitica e nuove tensioni internazionali incide: l’artigianato toscano mostra segnali di tenuta sul fronte del giro d’affari, ma sconta pesanti contraccolpi strutturali su occupazione e demografia d’impresa.

Le imprese artigiane toscane hanno chiuso il 2025 con una crescita del fatturato dell’1,6%, recuperando dopo la stasi del 2024. Di contro, la marginalità ha subito un netto peggioramento: la quota di imprenditori che ha visto ridursi i propri margini è salita dal 15 al 23%, con punte critiche nel settore legno-mobili e nella filiera pelle-calzature.

I primi dati del 2026 confermano le preoccupazioni: nei primi 4 mesi dell’anno, la Toscana è diventata la regione italiana con il più alto ricorso al Fondo di Solidarietà Bilaterale (Fsba), con 6,4 milioni di euro erogati. L’impennata delle richieste, cresciute del 35% solo nel mese di Aprile, è trainata dal settore metalmeccanico e orafo, quest'ultimo penalizzato dal blocco delle esportazioni verso i mercati medio-orientali.

La presentazione del rapporto

La presentazione del rapporto (Foto: Uil Toscana / Facebook)

La demografia di imprese e occupazione

Sul fronte della nati-mortalità d’impresa, spiega Ebret, prosegue l’erosione del tessuto produttivo: il saldo tra iscrizioni e cessazioni registra un passivo di 619 unità e le cessazioni hanno raggiunto il livello più elevato dal 2019. Lo stock di imprese attive ha subìto il 17° calo annuale consecutivo, scendendo a circa 96mila unità, 22.700 in meno rispetto al picco del 2008 (flessione del -19%).

Ma il dato più critico riguarda l’occupazione, con una perdita di oltre 6.500 addetti nel 2025, di cui quasi 3.600 dipendenti (-2,6%): si tratta della flessione più marcata dalla recessione del biennio 2012-2013, fatta eccezione per l’anno della pandemia.

Il calo ha colpito duramente il manifatturiero (oltre 3.300 le unità lavorative in meno, per una variazione del -4,7%), in particolare la filiera pelle-concia-calzature (-10,9% di dipendenti) e il settore dei prodotti in metallo (-5,3%). Una flessione meno marcata ha invece interessato il settore delle costruzioni (-0,8%), mentre in controtendenza è il complesso dei servizi artigiani (+0,5%).

Preoccupa anche il calo qualitativo della domanda di lavoro: i programmi di assunzione sono diminuiti dell’8,2%, penalizzando soprattutto le professioni ad elevata specializzazione (-26%), mentre è cresciuta la domanda di professioni non qualificate (+11%).

Dinamiche settoriali e territoriali

Il rapporto evidenzia un artigianato a più velocità in termini di volume d’affari. Buone performance di fatturato sono state registrate per l’abbigliamento (+5,2%), i servizi (+2,6%) e l’auto-riparazione (+4,2%).

Di contro, restano in territorio negativo tessile (-1,1%) e filiera della pelle (-1,4%), che tuttavia mostra segnali di stabilizzazione dopo il crollo del 2023-2024. Il legno-mobili registra la performance peggiore con un -3,8%.

A livello provinciale Siena guida la classifica (+4,3%), seguita da Arezzo, Firenze e Pisa (intorno al +2%). Vanno giù Pistoia (-1,3%) e Grosseto (-2,0%).

Innovazione e giovani: chi va meglio

Il rapporto identifica chiaramente in innovazione e conduzione giovanile i motori della crescita per il futuro. Infatti, le aziende che hanno innovato negli ultimi tre anni sono cresciute del 3,5%, contro il -1,2% di quelle statiche. 

In particolare, l’innovazione organizzativa emerge come una leva moltiplicativa capace di valorizzare gli investimenti tecnologici: "Le imprese che hanno adottato un mix di innovazione organizzativa/di prodotto sono cresciute del 10,1%. È dunque importante favorire una crescita della cultura organizzativa e delle capacità manageriali degli imprenditori artigiani", è la sottolineatura degli analisti Ebret.

Le imprese ad esclusiva conduzione giovanile (under 35) corrono più velocemente, con un incremento del fatturato dell'8,2%, ed anche le imprese in cui la presenza di giovani nel nucleo imprenditoriale è maggioritaria fanno segnare un risultato superiore alla media (+4,5%). 

"Le imprese con la presenza di giovani al timone mostrano un maggior dinamismo ed un miglior posizionamento strategico, evidenziando la necessità di facilitare e sostenere processi di ricambio generazionale", osserva la nota.


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