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Brevemondo domenica 31 agosto 2025 ore 06:30

Ucraina e Yemen, Francia, Putin e Xi Jinping

Due uccisioni in due, estenuanti guerre, Macron non vuole dimettersi nonostante tutto e l'incontro a Pechino tra Xi Jinping e Putin



. — Benvenuti su Brevemondo. Cominciamo.

Gli assassinii di Parubiy e al-Rahawi

In questa settimana, in due diversi scenari di guerra, sono stati uccisi due politici affermati. Da un lato, l’ex presidente del parlamento ucraino, ovvero Andriy Parubiy; dall’altro, invece, Ahmed al-Rahawi, il primo ministro degli houthi, ovvero della formazione militare che in Yemen, con il sostegno dell’Iran, è coinvolta da oltre un decennio in un conflitto estenuante contro il governo centrale. In entrambi i casi si è trattato di un avvenimento piuttosto importante nell’ambito delle due guerre, che si protraggono più o meno dallo stesso tempo.

Andriy Parubiy [X Account]

L’uccisione di Parubiy, avvenuta a Leopoli, secondo le prime ricostruzioni sembrerebbe molto simile a quella che potremmo immaginare all’interno di un film di spionaggio. L’ex presidente del parlamento ucraino sarebbe stato avvicinato dal suo assassino travestito da rider e colpito da otto spari. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito “orribile” la sua uccisione e ha precisato come “ogni sforzo e ogni misura” sarà messa in campo per rintracciare il colpevole. Non a caso, Parubiy era stato uno dei politici più coinvolti nelle proteste di Euromaidan nel 2014, ovvero le manifestazioni che chiedevano all’allora governo di Kiev di allentare l’alleanza con la Russia per avvicinarsi invece all’Unione Europea.

Per quanto riguarda al-Rahawi, invece, la sua morte - insieme a quella di altri esponenti del governo ribelle - ha messo nuovamente in mostra la capacità militare e di intelligence di Israele, che il premier Benjamin Netanyahu vuole impegnato sui “sette fronti”, compreso appunto quello yemenita. Aver colpito l’autoproclamato primo ministro degli houthi a Sana’a dimostra come Israele sia in grado di colpire ovunque e di farlo in maniera letale. Dall’altro lato, l’assassinio potrebbe anche radicalizzare l’attività dei ribelli sostenuti dall’Iran, con il rischio che il Mar Rosso possa essere ancora una volta “preso in ostaggio”.

Perché si parla delle dimissioni di Emmanuel Macron

L’ennesima crisi politica vissuta dalla Francia rischia di far saltare la posizione del presidente Emmanuel Macron. Soprattutto dopo le elezioni legislative dello scorso anno, a Parigi si ripropone ciclicamente il problema della stabilità del governo. L’attuale esecutivo guidato da François Bayrou, infatti, si presenterà all’Assemblea nazionale per ottenere la fiducia tra poco più di una settimana: le possibilità che essa venga negata sono piuttosto alte.

Emmanuel Macron [X Account]

Tale situazione è figlia di quanto accaduto, appunto, dopo il voto delle elezioni della scorsa estate, indette in anticipo dallo stesso Macron. Le urne non hanno dato alcuna maggioranza, anzi: l’Assemblea nazionale si è divisa ancor di più tra il blocco della destra del Rassemblement National di Marine Le Pen, la sinistra del Noveau Front Populaire e i centristi che sostengono il presidente. Da quel momento, come primo ministro si sono alternati Gabriel Attal, Michel Barnier e Bayrou. Macron, comunque, si è detto speranzoso che le forze politiche possano, alla fine, convergere.

In tutto questo, soprattutto il leader della sinistra Jean-Luc Mélenchon e il Rassemblement National hanno chiesto le dimissioni dello stesso Macron. Ciò aprirebbe a un nuovo voto per la presidenza della Repubblica, ma il presidente stesso ha scartato questa ipotesi, dicendosi pronto a restare in carica sino alla sua scadenza naturale nel 2027. Quel che è certo è che, se Bayrou non dovesse ottenere la fiducia, il Paese si ritroverebbe di fronte a un bivio: un ennesimo scioglimento dell’Assemblea Nazionale o un nuovo governo. Che dovrebbe ottenere la fiducia, in chissà quale modo.

Putin e la “Maggioranza globale”

L’incontro in Alaska con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per diversi giorni, ha oscurato la “alleanza senza limiti” che Russia e Cina hanno instaurato poco prima dell’aggressione dell’Ucraina. Il viaggio del presidente russo Vladimir Putin a Pechino, per incontrare il suo omologo Xi Jinping, ha ristabilito però i termini degli ultimi tre anni. In una lunga intervista all’agenzia di Stato Xinhua, infatti, Putin ha tenuto a ribadire il profondo legame tra Mosca e Pechino, presentate come le due teste della nuova “Maggioranza globale”.

Xi Jinping e Putin [X Account]

Secondo Putin, infatti, esiste una “Maggioranza globale” che è di fatto alternativa al modello sulla scorta del quale gli Stati Uniti, dal 1945, hanno costruito il nostro mondo. Per esempio, Putin ha fatto riferimento alle sanzioni economiche che colpiscono il suo Paese dopo l’attacco contro Kiev come “strumenti di dominio neocoloniale”, contro il quale occorre allestire un “nuovo sistema finanziario”, che sia “più eguale e aperto”.

Del resto, dall’inizio del conflitto in Ucraina, Russia e Cina, soprattutto a causa delle sanzioni che colpiscono Mosca, si sono avvicinate fortemente dal punto di vista economico. Per Pechino, le risorse energetiche russe provenienti dalla Siberia sono un bene indispensabile per il consumo interno, acquistabile a basso costo proprio per l’impossibilità per il Cremlino di vendere altrove. Presentandosi come unico sbocco per le esportazioni dalla Russia, la Cina si è conquistata il primo posto come partner commerciale di Mosca, portando spesso i due Paesi a condividere le medesime posizioni. Spesso, contro gli Stati Uniti.

Il pezzo della settimana

Fuori dalle scene per qualche mese, il presidente cinese Xi Jinping si è ripreso le prime pagine grazie al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, che porterà all’ottantesima parata militare in ricordo della fine della Seconda guerra mondiale. Un’iniziativa cui parteciperà anche Kim Jong Un e che, per Xi Jinping, rappresenterà un modo di rimarcare la propria influenza nei paesi di quella “Maggioranza globale” che si contrappone a Washington. Si legge qui.

La canzone della settimana

In attesa di sapere se Bayrou la scamperà il prossimo 8 settembre, possiamo immaginare quel che pensa - Macron compreso - mentre fa il conto alla rovescia verso il voto di fiducia.


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