Questo sito contribuisce alla audience di 
Toscana Media News quotidiano online.
Percorso semplificato Aggiornato alle 07:00 METEO:FIRENZE10°22°  QuiNews.net
Toscana Media News - Giornale Online
Domenica 17 Maggio 2026
Tutti i titoli:
corriere tv
A Reggio Emilia (e a scuola) con la Principessa Kate in visita in Italia
A Reggio Emilia (e a scuola) con la Principessa Kate in visita in Italia

Brevemondo Domenica 17 Maggio 2026 ore 06:30

Usa-Cina, Cuba e stretto di Hormuz

L'incontro tra Trump e Xi Jinping e la stabilità strategica costruttiva, l'incriminazione di Raúl Castro e (ancora) il blocco di Hormuz



. — Benvenuti su Brevemondo.

Ralph Wolf and Sam Sheepdog

Vi ricordate il cartone animato che aveva come protagonisti Ralph lupo e Sam cane pastore? In breve, Ralph e Sam erano buoni amici, timbravano il cartellino e diventavano nemici: il primo cacciava le pecore, il secondo le difendeva. A fine turno, timbravano di nuovo e tornavano grandi amici, a volte finendo anche al bar insieme. Ecco, l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quello cinese Xi Jinping non è troppo diverso. Trump ha detto al suo omologo che è “un onore essere tuo amico”, mentre Xi Jinping, pur in maniera più cauta, ha parlato di “cooperazione”, “differenze gestibili” e di una “pace prevedibile”. Insomma, ognuno ha il proprio ruolo, come Ralph e Sam - chi è chi, non importa - e al di là del turno di lavoro, si può essere anche amici. Basta porre delle regole, non importa se scritte, ma che mettano finalmente i paletti al ruolo dell’uno e dell’altro.

Il senso lo ha colto argutamente lo stesso Xi Jinping, estraendo dal cilindro della retorica la trappola di Tucidide. Espressione un po’ intellettuale - tra l’altro già ripresa in passato dal politologo Graham Allison - per presentare uno scenario elementare. A fronte di due grandi potenze - Atene e Sparta prima, Stati Uniti e Cina oggi - c’è il rischio che la corsa all’egemonia porti, alla fine, a una vera e propria guerra. Dunque, per evitare questo rischio, è meglio assestarsi su quella che il presidente cinese ha definito “stabilità strategica costruttiva”. Per gli appassionati di storia di relazioni internazionali, potrebbe essere un’espressione non troppo dissimile da “coesistenza pacifica”, utilizzata negli anni Sessanta per definire una rinnovata e più conciliante fase dei rapporti tra Stati Uniti e Unione Sovietica. E Trump non si è sottratto a questo approccio, anzi: c’è chi parla di un nuovo modo di relazionarsi con Pechino, assai meno in contrapposizione rispetto a quello adottato in passato non solo dallo stesso presidente, ma anche per esempio da Joe Biden e Barack Obama. Anche il segretario di Stato Marco Rubio, da sempre fortemente critico della Repubblica popolare, ha scelto di tenere un tono assai più basso.

Trump e Xi Jinping durante la visita in Cina [X Account]

Dunque, nonostante la guerra economica che è proseguita anche nei mesi recenti, con i dazi statunitensi contro la Cina addirittura al 145% e le schermaglie su terre rare, semiconduttori, canale di Panama e una rivalità globale ormai certificata, il vertice è servito a questo: mettere le due potenze sullo stesso piano. Che sia effettivamente così è tutto da dimostrare, ma la forma è utile alla sostanza: darsi reciprocamente le regole d’ingaggio e riconoscere l’altra come pari. Fondamentale, perché alla fine, seppur tra toni amichevoli e distesi, il tema che rischia di far saltare il banco e far scattare la trappola di Tucidide esiste comunque: Taiwan. Anche in questo caso, Xi Jinping è stato piuttosto franco: se la questione venisse gestita male, potrebbe finire altrettanto male. La vicenda è arcinota: Pechino considera l’isola inevitabilmente di sua proprietà e Washington è l’unico, autentico baluardo per la sua indipendenza. Resta da vedere se cambierà qualcosa, ma Trump ha già anticipato che la fornitura di armi per Taiwan, che aspetta soltanto la sua firma, per ora resta in sospeso. Del resto, per negoziare con la Cina, “è un bell’asso nella manica, francamente”. Trump dixit.

Raúl Castro come Maduro?

Sembra probabile che Raúl Castro, fratello di Fidel e a oggi la figura più rilevante della politica cubana, seppur non ricopra più alcun incarico formale, possa essere incriminato dagli Stati Uniti. Nello specifico, il Dipartimento di Giustizia potrebbe accusare Castro di essere responsabile dell’abbattimento di due velivoli statunitensi nel 1996, che causò la morte di quattro persone. La notizia arriva al termine di una settimana in cui gli Stati Uniti hanno incrementato i pattugliamenti aerei intorno all’isola, mentre il direttore della Cia, John Ratcliffe, si è recato direttamente all’Avana, incontrando alcuni funzionari del governo cubano.

Com’è stato scritto altrove, le mosse di Washington sembrano proprio seguire il Venezuela playbook, ovvero una sorta di manuale di gioco il cui obiettivo ultimo è quello di garantire agli Stati Uniti un predominio indiscusso su tutto il continente americano, da nord a sud, Caraibi compresi. È stato così per Nicolás Maduro, il presidente venezuelano prima accusato, poi catturato e alla fine incarcerato negli Stati Uniti, e potrebbe essere così anche per Castro e Cuba. Quel che è certo è che, in questo momento, a differenza dello scorso gennaio quando si è tenuta l’operazione Absolute Resolve a Caracas, gli Stati Uniti sono enormemente impegnati in Medio Oriente. Immaginare un intervento altrettanto repentino all’Avana, per questo, è complicato. È evidente, comunque, come l’approccio statunitense nei confronti del vicinato latinoamericano e caraibico, da qualche mese a questa parte, si stia rivelando piuttosto aggressivo.

Il capo della Cia Ratcliffe a Cuba [X Account]

Su Cuba, infatti, continua a essere in corso l’embargo energetico da parte degli Stati Uniti. Nei giorni scorsi, è stato direttamente il ministro dell’Energia Vicente de la O Levy ad affermare come nel Paese siano esaurite le scorte di petrolio e gasolio. A marzo scorso dalla Russia era arrivata una vera e propria donazione di greggio, ma anche quella è terminata rapidamente. Inoltre, come ormai accade da tempo, la popolazione fa fronte a continue insufficienze nei rifornimenti, con i blackout che si ripropongono ciclicamente e che spingono molti manifestanti a protestare in strada. Una situazione ormai al limite - se non oltre - il collasso, che potrebbe incentivare Trump ad agire: abbattere il regime dell’Avana, vero e proprio avamposto antagonista nel mare di casa, garantirebbe al presidente una vittoria non da poco sul piano internazionale. Da riutilizzare, ovviamente, in vista delle elezioni di midterm di novembre: del resto, la comunità degli esuli cubani è un segmento fondamentale del suo elettorato.

Un itinerario per lo stretto di Hormuz

Mentre Trump e gli Stati Uniti erano impegnati sul fronte cinese, su quello iraniano si è mossa Teheran. Come riportato dalla televisione di Stato dell’Iran, infatti, il regime avrebbe dato il via a un confronto con alcuni Paesi europei sul transito marittimo nello stretto di Hormuz. Nello specifico, questi Paesi - di cui non è stata data ulteriore specifica - avrebbero iniziato a trattare direttamente con i pasdaran, i Guardiani della rivoluzione che, di fatto, controllano l’Iran. In aggiunta, Ebrahim Azizi, presidente della commissione sulla Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha spiegato come presto sarà svelato un piano per “gestire il traffico nello stretto di Hormuz lungo un itinerario designato”; inoltre, tale itinerario “non sarà disponibile per i promotori del Project Freedom”. Leggasi, gli Stati Uniti.

Sulla percorribilità dello stretto, Trump si è confrontato proprio con Xi Jinping, chiedendo che anche la Cina potesse intervenire per riaprirlo al traffico marittimo. Del resto, Pechino è molto interessata alla libertà di navigazione nello stretto di Hormuz: all’incirca il 90% delle esportazioni iraniane di petrolio sono dirette proprio verso la Cina. Dunque, garantire stabilità significa garantirsi un regolare approvvigionamento energetico. Per questo il presidente degli Stati Uniti ha detto che anche Xi Jinping è d’accordo sulla riapertura dello stretto, anche se per il momento non sembrano esserci risultati concreti su questo versante. Anzi: proprio mentre Trump si trovava in Cina, un’imbarcazione ancorata al largo degli Emirati Arabi Uniti è stata sequestrata e portata in Iran e un’altra, proveniente dall’Oman, è stata affondata.

Un elicottero statunitense sorveglia lo stretto di Hormuz [X Account]

Della situazione attorno allo stretto ha parlato anche il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in una lunga lettera invita a papa Leone XIV, in cui ha condannato l’intervento militare israelo-statunitense ed elogiato la posizione dello stesso pontefice. Pezeshkian ha ribadito l'impegno dell'Iran per la diplomazia e i colloqui portati avanti grazie alla mediazione del Pakistan, ma ha respinto le richieste definite “illegali” da parte degli Stati Uniti.

Il pezzo della settimana

Su il manifesto, Simone Pieranni, che si occupa da sempre di Cina, ha sintetizzato l’incontro tra Trump e Xi Jinping con un’espressione efficace: “gestiamo il caos insieme”. Il pezzo si legge qui.

La canzone della settimana

Stati Uniti e Cina, insieme a far da superpotenze e a dettare le regole del mondo. Just the two of us, we can make it if we try.


Se vuoi leggere le notizie principali della Toscana iscriviti alla Newsletter QUInews - ToscanaMedia. Arriva gratis tutti i giorni alle 20:00 direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI

Just the Two of Us (feat. Bill Withers)

Ti potrebbe interessare anche:

Tag
Iscriviti alla newsletter QUInews ToscanaMedia ed ogni sera riceverai gratis le notizie principali del giorno