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L'EDITORIALE domenica 17 gennaio 2021 ore 12:00

​Il rischio vero è la zona grigia

Stare tutti lontani e tutti connessi ci aiuta a vincere una battaglia ma per vincere la guerra alla pandemia non dobbiamo perdere la brillantezza



FIRENZE — L’espressione “zona grigia” fu proposta da Primo Levi ne I sommersi e i salvati, e descritta come una realtà «dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi»... a popolarla, è «la classe ibrida dei prigionieri-funzionari [che] costituisce l'ossatura del Lager, e insieme il [suo] lineamento più inquietante»

Un’espressione quindi che nasce in guerra così come quelle di “zona rossa”, “zona arancione” e “zona gialla” che oggi usiamo correntemente. Si, espressioni nate in guerra. Perchè oggi, contro la pandemia, siamo in guerra. Una guerra che lascerà ferite profonde. Una guerra reale che non guarda in faccia, dal ricco al povero, dalla persona qualunque a quella più potente come il negazionista Trump che ricorderemo come il più grande presidente della terra piatta.

Una guerra mondiale dove le nostre regioni, oggi colorate di rosso, giallo ed arancio, protagoniste di una disarmante competizione cromatica, rischiano di lasciare l’Italia in un pericoloso grigiore. Perchè da certi pubblici amministratori, con una visione appena condominiale della realtà, non possiamo certo aspettarci idee brillanti per il futuro.

E le idee brillanti nascono dal confronto e dal sapere. Dalla capacità di declinare in modo diverso vecchi e nuovi elementi. I nonni dicono che per conoscerci bisogna sentire l’odore. Per questo, la prima battaglia da vincere in questa guerra al covid, è quella di garantire il più possibile l’insegnamento in presenza. Permettiamo ai giovani di confrontarsi direttamente senza mediazioni, di discutere nelle aule e non solo sui social che in modo subdolo ci suggeriscono a che cosa prestare più attenzione.

Se non vogliamo andare verso il grigiore dell'omologazione che perseguono i nuovi padroni delle ferriere digitali diamo ai giovani tele, pennelli e più colori possibili per ridipingere il mondo ed ognuno di noi traferisca a loro il proprio sapere.

La conoscenza è il vaccino più importante per la conservazione e lo sviluppo della specie umana e se non riprendiamo a somministralo ai giovani le conseguenze tra venti anni la rappresenta bene una vignetta di Natangelo pubblicata su Il Fatto Quotidiano alcuni giorni fa.

Marco Migli
© Riproduzione riservata


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