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Cronaca venerdì 15 aprile 2016 ore 18:30

"Sono stato frainteso e l'Isis è disumano"

Jalal El Hanaoui durante l'arresto

Lo ha detto il giovane marocchino di Ponsacco accusato di aver istigato alla jihad dai suoi profili Facebook durante la testimonianza al processo



PONSACCO — "Le frasi che ho scritto su Facebook e che ora vengono usate per accusarmi sono state fraintese. Quei post sono stati decontestualizzati". E ancora, "Gli attentati degli ultimi mesi, la morte di persone innocenti che vivono in pace, dimostrano che l'Isis è disumano". Queste le parole di Jalal El Hanaoui, il giovane marocchino di 26 anni di Ponsacco accusato di istigazione alla jihad attraverso i suoi profili Facebook, durante l'udienza al processo in corte d'assise che si è svolta stamani.

Al ragazzo il pm Angela Pietroiusti ha chiesto del viaggio in Turchia compiuto per il Capodanno 2015 che secondo gli inquirenti era propedeutico a una sua partenza per la Siria. Ma Jalal ha smentito: "Era un semplice viaggio di piacere: inizialmente organizzato da mio fratello. Avremmo dovuto andarci io, lui e altre due ragazze, ma due settimane prima di partire lui litigò con una delle ragazze e decise di non partire, così come le altre due ragazze. Io volli andare lo stesso, perché ero entusiasta di visitare Istanbul".

Alla domanda del pubblico ministero sul che cosa ci è andato a fare, il giovane ha risposto: "Ho visitato la città vecchia, i suoi musei, i luoghi storici".

Durante il contro esame, uno dei suoi difensori l'avvocato Marco Meoli, ha presentato alcuni post pubblicati dal giovane e non inseriti nel fascicolo dibattimentale: "Screenshot che mi sono stati inviati da una giovane di origini marocchine residente in provincia di Verbania solo nei mesi scorsi - ha precisato il legale - perché i profili Fb dell'imputato sono bloccati e dunque inutilizzabili. Emerge una persona diversa da quella descritta dalle accuse".

Il pm si è opposto, ma il giudice li ha ammessi programmando il proseguimento dell'esame dell'imputato nella prossima udienza del 13 maggio.

Sempre nell'interrogatorio del pm, El Hanaoui avrebbe detto che la sua navigazione sul web "era una costante ricerca alla scoperta dell'Islam, durante la quale ho spesso criticato la condotta degli estremisti". Il giovane avrebbe ammesso: "E' vero, ho progettato di lasciare l'Italia, che considero comunque il Paese che amo perché sono cresciuto qui, per trasferirmi in Svezia e costruirmi una vita migliore con salari migliori: poi è arrivato l'arresto e ora non riesco a vedere più il mio futuro".


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