Attualità Domenica 12 Aprile 2026 ore 07:55
Cumani e il giornalismo tra memoria e verità

Nel romanzo "Ultima pagina", presentato a Ponte di Parole, la storia di una redazione, memoria personale e collettiva di un mestiere in trasformazione
PONTEDERA — Quando dalle redazioni i giornalisti uscivano alle 4. Quando per un giovane laureato ma alle prime armi era facile farsi assumere da una grande testata e quando la professione del giornalista vantava una rilevanza sociale che oggi, piano piano, sta scomparendo. Un viaggio nella memoria personale e collettiva, un romanzo di formazione ma anche uno strumento che, con ironia e disincanto, racconta la perdita dell’innocenza di un ragazzo e le trasformazioni di un mestiere che corrono parallele con i cambiamenti della società. Tutto questo trapela dalla storia di Millo, protagonista di Ultima pagina. Volevo fare il giornalista, edito da Pendragon e scritto da Claudio Cumani, firma storica del quotidiano Il Resto del Carlino, in dialogo con Pietro Mattonai, giornalista di QUInews, al Palp per il festival letterario Ponte di Parole.
La vicenda si dipana a Bologna nei primi sei mesi del 1980, anno terribile di tragedie e violenze: dal delitto Tobagi alla strage di Ustica. Ma nello Stanzone illuminato al neon dell’Ufficio province di un grande quotidiano un gruppo di redattori vive in una bolla, come nella fortezza Bastiani di Buzzati. Così sul filo di ricordi autobiografici Cumani analizza un prima e dopo del “fare il giornalista”, con uno sguardo umoristico, a volte anche amaro.
“Due momenti – ha detto l’autore – hanno cambiato il giornalismo: l’avvento di Berlusconi che ha imposto alla notizia una funzione di intrattenimento e di spettacolo e la rete che, se da una parte ha portato un grande principio democratico di diffusione delle informazioni, dall’altra manca ancora di una regolamentazione precisa. La carta stampata sta morendo, gli organici sono ridotti e il modo di lavorare è più complesso. Così pure la maniera di intendere la professione è diversa. Perfino Vespa ha perso la pazienza”.
Ma non c’è un meglio e un peggio assoluto. “Perché – ha aggiunto Cumani - oggi i giovani sono più preparati e nei giornali c’è molto meno cialtroneria di una volta. C’è però un problema di accesso alla professione e chi riesce a farsi assumere guadagna poco”.
E c'è, nella storia di Millo, che comunque realizza il suo sogno, un dentro e fuori. C’è la vita di redazione tra macchine da scrivere, telefoni grigi, fax e caratteri di piombo e la vita che scorre al di là del giornale dove si affronta l’universo femminile, il Dams, le osterie e i locali notturni. “Un alto e un basso – ha concluso lo scrittore – che si toccano e si incontrano. Quello che oggi il giornalista ha perso, il contatto con la gente, la ricerca delle storie mentre si esce dallo Stanzone, si parla con le persone, si osserva la realtà. Millo è cresciuto e si rende conto che allora aveva a che fare con la verità, ora con la memoria”.
Paola Silvi
© Riproduzione riservata
Se vuoi leggere le notizie principali della Toscana iscriviti alla Newsletter QUInews - ToscanaMedia. Arriva gratis tutti i giorni alle 20:00 direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI












