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martedì 23 aprile 2019

Cronaca lunedì 13 marzo 2017 ore 17:50

Forteto, Fiesoli di nuovo alla sbarra

Dura deposizione di un giovane, oggi 24enne, nel nuovo processo che vede imputato il patron della comunità di Vicchio per violenza sessuale



FIRENZE — Nella sua deposizione, in videoconferenza, il giovane che oggi ha 24 anni si è più volte messo a piangere. Il ragazzo fu ospite del Forteto, la comunità a cui il tribunale dei Minori di Firenze affida da un trentennio giovani provenienti da famiglie disagiate, dai 12 ai 16 anni. Nel processo principale sulla comunità del Forteto, il patron Rodolfo Fiesoli è stato condannato in appello, a 15 anni e 10 mesi, per maltrattamenti e violenze sessuali.

"Rodolfo Fiesoli mi sottoponeva ai ''chiarimenti'' e denigrava con cose false la mia famiglia - ha riferito in udienza la vittima parlando degli interrogatori che il ''guru'' faceva a chi viveva al Forteto - a me, che ero bambino, fece credere che mio padre mi avesse violentato e poi offendeva mia madre". "In realtà - ha aggiunto -mi faceva il lavaggio del cervello", "mi portò a disprezzare la mia famiglia vera dopo che mi aveva inculcato cose false", "si atteggiava perfino a babbo, mi portava nella sua camera, mi abbracciava, mi palpeggiava, mi baciava ma io non volevo, mi ribellavo quando potevo", "mi diceva che dovevo togliermi la materialità, che lui era puro".

Un racconto che si è nuovamente interrotto dalle lacrime quando la pm Ornella Galeotti ha chiesto al testimone di precisare gli aspetti relativi alle violenze sessuali subite da parte di Fiesoli. L'udienza è stata quindi interrotta più volte dal giudice presidente Francesco Gratteri. 

"Quando noi bambini al Forteto facevamo qualche bravata - ha poi aggiunto il testimone - il Fiesoli con gli altri adulti ci sottoponeva ai ''chiarimenti'' e, gira o rigira, qualsiasi ragazzata, bravata avessimo fatto, ci dicevano che agivamo in quel modo per colpa delle molestie sessuali subite dai nostri genitori. Anche se non era vero, dovevamo ammetterlo perché ci tenevano ore in piedi in un angolo della sala mensa e per giorni nessuno ci parlava più". "Tra noi bambini - ha proseguito - c'era vergogna, non ne parlavamo, ti fai schifo, provi rabbia". Il teste ha pure raccontato che al Forteto i bambini venivano fatti lavorare nella stalla, nel caseificio, nei campi a togliere i sassi, a raccogliere mele, in falegnameria, nelle cucine "e chi si ribellava subiva botte dagli adulti. Per una botta di Fiesoli al forno mi tagliai un dito".   



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