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giovedì 19 settembre 2019

Cronaca venerdì 08 settembre 2017 ore 14:54

Uccisa da una trasfusione, condannato il ministero

Nel 1989 una donna contrasse a Firenze l'epatite C causa di un tumore mortale al fegato. Lo Stato condannato a pagare un milione e 400mila euro



PALERMO — Il calvario della donna agrigentina protagonista della vicenda è iniziato ventotto anni fa, quando la signora, allora 47enne, fu ricoverata in un ospedale fiorentino. Sottoposta ad alcune trasfusioni di sangue infetto, contrasse l'epatite C. Il virus, negli anni successivi, comportò l'aggravamento delle sue condizioni fino all'insorgere del tumore al fegato e alla morte avvenuta a 66 anni nel 2008. 

Una vicenda per la quale gli eredi hanno fatto in seguito causa allo Stato. Nell'ottobre 2012, a conclusione del processo di primo grado, il Tribunale di Palermo, accogliendo le richieste degli avvocati della famiglia, ha condannato il ministero della Salute al pagamento di un milione e 400mila euro, vale a dire 700mila euro per ciascuna delle due figlie della signora. Nella sentenza di condanna, il ministero era ritenuto responsabile "di avere favorito, con l'omissione dei controlli già all'epoca previsti dalla legge in materia di raccolta, distribuzione e somministrazione di sangue, che in grosse quantità veniva importato da paesi come l'Asia e l'Africa, ad alto rischio patogeno, una vera e propria epidemia colposa per la diffusione del virus dell'epatite C".

Tramite l'Avvocatura dello Stato, il ministero aveva a sua volta proposto appello sostenendo che, "in ragione dell'epoca della trasfusione, non poteva riconoscersi in capo al ministero alcuna colpa, non risultando in quel periodo disponibili i test per controllare che il sangue non fosse infettato dal virus HCV". Motivazioni ritenute non valide dalla Corte di Appello di Palermo che ora ha accolto nuovamente le difese degli avvocati confermando la sentenza di primo grado. Sulla base della sentenza, "lo Stato è tenuto a pagare, poiché ha violato il dovere istituzionale di controllo nell'attività di raccolta, distribuzione e somministrazione di sangue. Controlli, che se effettuati, con probabilità avrebbe impedito il contagio".



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