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​Fare i conti col passato e con l’idea di Dio

di - sabato 22 aprile 2023 ore 09:00

Che delusione il Dalai Lama! Dopo aver baciato un fanciullo sulla bocca ed averlo invitato a succhiare la sua lingua, si è scusato! Ma non si sarebbe dovuto dimettere prima di scusarsi? E meno male che il fanciullo non è stato al gioco! Certo, si può avere compassione per l’attuale Dalai Lama e si può cercare di comprendere! Dietro quei gesti c’è sicuramente un passato/presente di sofferenza! Era un gioco che il Dalai Lama faceva da bambino con la propria madre, da cui una religione stupida l’aveva precocemente separato? Oppure era qualcosa che aveva imparato dai suoi educatori religiosi, per cui è lecito supporre che la pedofilia aleggi anche nelle congreghe tibetane? Oppure è “solo” il sintomo di un decadimento senile?

Ma ogni delusione è l’occasione per crescere! Questa è l’occasione per ragionare sulla teocrazia o “governo di Dio”, perché anche il disperso mondo dei tibetani ha un passato, relativamente recente, di lamaismo, in cui il potere mistico del capo del monastero, il lama, coincide con il potere temporale. La teocrazia è la forma di governo che identifica le attività religiose e quelle di governo. Le teocrazie attualmente in atto sono presenti nelle tre religioni storiche patriarcali: l’Islam (Afghanistan, Iran, Mauritania, l’Arabia Saudita, lo Yemen, la Mauritania e il Sudan), l’Ebraismo (nel 2010 Netanhyau ha introdotto il giuramento di fedeltà all’ebraismo nello stato di Israele trasformandolo in un nuovo paese etnocratico, teocratico, nazionalista e razzista) e il Cristianesimo. Nell’ambito del Cristianesimo, oltre ad Andorra (dove il vescovo di Urgell ha un potere almeno nelle cerimonie) e al Monte Athos (che, in Grecia, ospita monasteri ortodossi), ci sono la Gran Bretagna (in cui il re è anche il capo della chiesa anglicana) e la Città del Vaticano (che è l’unico paese al mondo con una monarchia elettiva teocratica assoluta: il papa ha il potere assoluto e guida il sistema esecutivo, legislativo e giudiziario del Vaticano).

È facile comprendere la natura teocratica, ad esempio, dell’Iran: Mohsen Shekari (il 476° manifestante ucciso dalle autorità della Repubblica islamica iraniana per le manifestazioni di piazza contro il regime, dopo la morte della giovane Mahsa Amini, ammazzata per aver indossato impropriamente l’hijab) è stato accusato di “inimicizia contro Dio” ed attualmente avvengono quasi due esecuzioni capitali al giorno.

Bisogna avere memoria storica, invece, per comprendere la natura teocratica della Città del Vaticano. Nel suo libro “Storia criminale del Cristianesimo” Karlheinz Deschner scrive: “Per Gaetano Salvemini il cattolicesimo è stato un disastro morale per il nostro paese, generalmente la chiesa cattolica è stata la pervertitrice sistematica della dignità umana, per Nietzsche il cristianesimo rappresenta la più alta forma di corruzione che ha reso la menzogna una verità. Oggi il Vaticano fa largo uso dei mass media, una vera operazione di marketing ha avuto per oggetto il lancio dell’immagine del vicario di Cristo, sovrano assoluto di stampo medioevale, eppure la chiesa ha appoggiato il regime fascista di Peron e Pinochet, come in precedenza quelli di Mussolini, Franco, Salazar ed Hitler, ha beatificato il cardinale jugoslavo Stepinac, che è stato un criminale di guerra, e delle sue azioni ritiene di non dover rendere conto a nessuno, limitandosi, a scopo preventivo, a falsificare la storia… Il patrimonio della chiesa è nato dalle donazioni, dai privilegi fiscali, dai lasciti, dalle decime, dalle estorsioni e dallo sfruttamento dei lavoratori. Nel medioevo la chiesa possedeva un terzo delle ricchezze d’Europa, anche oggi la chiesa cattolica è il più grande possidente del mondo. I primi sovrani cattolici, delegavano l’amministrazione dello stato e la giustizia ai vescovi, così i peccati divennero reati per lo stato, i tribunali ecclesiastici, retti da vescovi, funzionarono con licenza statale e le prigioni erano annesse ai monasteri, colà la tortura fu largamente praticata. I monasteri divennero anche delle banche e alla fine del XX secolo i gesuiti erano proprietari del 51% della banca d’America, in America la chiesa cattolica possiede terre, banche, imprese strategiche, immobili importanti, scuole, ospedali, ecc. Sindona fu amico di Marcinkus e di Paolo VI, anche Calvi era uomo di fiducia delle curia, era il banchiere di Dio e con Sindona testimoniò come il Vaticano gestisse il cancro della criminalità economica, anche Gelli era legato al Vaticano ed a Calvi.”.

Il potere del Cattolicesimo si basa, dunque, sul possesso: l’atto fondativo del potere temporale della Chiesa è la “donazione di Costantino”, un “falso” redatto circa 500 anni dopo la morte di Costantino; questo falso era noto a Dante e fu riconosciuto filologicamente falso da Lorenzo Valla, vissuto nel 1400. Un corollario del potere temporale della Chiesa furono le Crociate, promosse dalla Chiesa per contrastare l’espansionismo islamico, oltre che, in senso lato, per sopprimere i pagani, gli eretici e i gruppi cristiani rivali e per ottenere vantaggi politici e territoriali; i morti per le Crociate furono decine di milioni, altri milioni furono assassinati con accusa di eresia, cui si aggiungono altri milioni di morti nelle “guerre di religione”, mentre più di 15.000 furono le morti causate dall’Inquisizione; e non si contano i milioni di morti causati dalla “cristianizzazione” di Africa, Americhe ed Oceania.

Oltre che sul possesso il potere del Cattolicesimo si basa sulle sue ambiguità verso il sesso: mentre istituzionalizza il sesso del matrimonio, la Chiesa ha visto al suo interno un’emorragia di vocazioni ed una moltiplicazione di atti di pedofilia (attrazione verso minori impuberi), pederastia (attrazione verso minori puberi), omosessualità ed eterosessualità; tutto ciò ha a che fare con il processo di reclutamento del clero, che avviene in genere in adolescenza, quando è più facile che esperienze d’estasi confondano l’identità. La spettacolarizzazione della religione attraverso le opere d’arte (di architettura, scultura e pittura) ha giocato un ruolo non secondario nell’influenzare le masse sostituendosi alla sacralità della Natura.

Il Medio Evo non è mai finito per la Chiesa e il poeta dialettale dell’’800 Giuseppe Gioacchino Belli così ironizzava nel sonetto 1276 “I delitti d'oggigiorno” (ne trascrivo la traduzione italina):

“Don Marco fu accusato d’adulterio, /e il Papa l’assolse come innocente./ Diede in culo ai figli di Saverio,/ e il Papa disse: «Non è vero niente».

Ha fatto frodi, furti, e un’infinità/ di inganni contro tante persone,/ e il Papa se ne è uscito serio serio:/ «Non ci vogliamo credere un accidente».

Infine ieri per voler divino/ una spia gli sussurrò queste due parole: /«Santo Padre, don Marco è giacobino»./ E il Santo Padre, in quel momento stesso,/ sentendosi toccare dove gli duole,/ lo condannò da se medesimo, senza processo.”.

Se si sostituisse alla parola “giacobini” la parola “comunisti”, questa poesia satirica sarebbe adatta a papa Wojtyla, degno erede dei suoi predecessori. Ferruccio Pinotti, giornalista del Corriere della Sera, ha cercato di arginare, una decina di anni fa, la santificazione del “Santo Subito”, operata da papa Francesco, che, allo stesso tempo santificava monsignor Romero, arcivescovo del Salvador, che aveva scongiurato i militari del suo paese a non eseguire gli ordini governativi, contrari alla morale cristiana, di reprimere con la violenza le proteste popolari (“Vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: cessi la repressione!”); la risposta del governo, tramite i suoi giornali, fu la pubblicazione di una foto di Giovanni Paolo II con una sua frase: “Guai ai sacerdoti che fanno politica nella chiesa perché la Chiesa è di tutti”. Il giorno dopo Romero fu assassinato da un sicario inviato dal partito nazionalista conservatore; mentre avveniva l’assassinio Giovanni Paolo II si esibiva sul balcone con il generale Pinochet, a sua volta salito al potere attraverso un colpo di stato, sostenuto dalla CIA, che comportò l’assassinio del presidente Salvador Allende. Diceva Pinotti: “La prima domanda che ci si può porre è quale sia il rapporto tra il pontificato di Giovanni Paolo II e l’attuale pontificato di Ratzinger. Si tratta di una successione molto stretta in quanto Ratzinger era stato identificato da Giovanni Paolo II come suo successore già durante la fase della malattia e durante il comune lavoro di distruzione della teologia di Liberazione in America Latina e di copertura della pedofilia ecclesiastica e degli scandali presenti in tutto il mondo. Ma Ratzinger è il continuatore della politica di Wojtyla anche per l’appoggio indiscriminato e quasi ossessivo a movimenti integralisti e reazionari come l’Opus dei, Comunione e Liberazione, Neocatecumenali, Focolarini, Legionari di Cristo, che sono stati commissariati da Ratzinger per i pesanti abusi sessuali, ormai comprovati, però tuttavia non sono stati certamente cancellati dalla galassia dei movimenti vaticani più vicini al pontefice. La protezione di Wojtyla di un discusso personaggio, monsignor Marcinkus, affonda le sue radici molto tempo indietro, nel senso che è Wojtyla che nomina Marcinkus alla guida dello IOR, è Wojtyla che gli consente di accentrare un potere fortissimo nella gestione della potente e ricca banca vaticana, è Wojtyla che protegge Marcinkus in tutte le sue operazioni più sporche compiute con il banchiere piduista e massone Roberto Calvi. Questo perché aveva finalità politiche, in quanto lo IOR e Marcinkus dovevano essere le casseforti per finanziare le operazioni sporche del Vaticano, volute e avallate da Giovanni Paolo II. Pensiamo, ad esempio al finanziamento di Solidarnosc e dei movimenti anticomunisti in Polonia e in tutto l’Est europeo. Pensiamo all’appoggio alle dittature sudamericane che contrastavano la teologia di Liberazione e qualsiasi movimento di rivolta. Quindi Wojtyla non esitava a servirsi di Marcinkus e di Calvi per compiere delle operazioni molto gravi: ad esempio gli atti del processo Calvi… dimostrano come perfino denaro della mafia sia stato riciclato nel Banco Ambrosiano e di lì versato nelle casse di Solidarnosc e del movimento polacco. Una vasta operazione che vedeva attorno a sé buona parte delle Cancellerie occidentali, sicuramente quella americana.”.

Pinotti vedeva in Brzezinski, il potentissimo consigliere polacco per la sicurezza nazionale USA, il nesso della crociata anti-comunista di CIA, guerrafondai del partito democratico americano, massoneria, clero USA e “cattolicissima” Polonia: fu Brzezinski a mobilitare i vescovi degli USA per l’elezione di Wojtyla a papa e a disegnare una strategia di distruzione “religiosa” dell’impero sovietico attraverso la Polonia ad Est e l’armamento dei mujaidin afgani contro i russi che avevano invaso l’Afghanistan (questa strategia ha avuto come conseguenza Al Qaeda e i talebani). Fu Wojtyla a sgretolare il potere del leader comunista polacco Jaruzelski e ad indurre Gorbachov a por termine al “patto di Varsavia”; la storia di ieri sembra quella di oggi!

Che cosa dire a Pietro Orlandi (fratello di Emanuela Orlandi, la ragazza “vaticana” sparita 40 anni fa) che si illude ancora nel suo anelito di verità? Che sono state recentemente ignorate da parte di tutta la stampa le denunce in merito all’occultamento dei comportamenti di pederastia da parte del clero polacco avvenuti quando Wojtyla era cardinale di Cracovia!

Mi sembra che tutto quello che sta avvenendo confermi il fatto che le religioni sono “sette”, non nel senso di 7, ma di deviazione rispetto alla religione prima della religione, al senso mistico di ogni bambino quando si meraviglia della vastità dell’infinito e dell’eterno. Non appena si parla di questa meraviglia, il sacro si dilegua come il silenzio. Perché, come diceva il filosofo dell’800 Lwdwig Feuerbach, “non è Dio ad aver creato l’uomo, ma è l’uomo che ha creato Dio”. Peggio ancora, non appena si cerca di organizzarlo si cade in quella che Italo Calvino chiamava “divisione tra amministratori e amministrati”.

Qual è allora la verità? Forse chi la esprime meglio è Alberto Caeiro, eteronimo di Fernando Pessoa: “Chi ha i fiori non ha bisogno di Dio”.