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mercoledì 26 febbraio 2020

Cronaca giovedì 31 maggio 2018 ore 11:44

La banda capeggiata dal viceprefetto e dal boss

Giovanni Daveti

Il viceprefetto è sospettato di aver avuto un ruolo chiave nell'associazione a delinquere finalizzata a frodi fiscali. Una bomba ordinata per vendetta



PORTOFERRAIO — Il viceprefetto reggente per gli affari dell'Elba, Giovanni Daveti, 66 anni, sarebbe stato il punto di riferimento di un'associazione a delinquere finalizzata a frodi fiscali e ad altri gravi reati insieme al boss della 'ndrangheta Giovanni Belfiore, 61 anni. Entrambi sono adesso in carcere.

Nell'indagine sono indagate 27 persone di cui sette si trovano di domiciliari. Fra queste ci sono un commercialista torinese di 50 anni, due livornesi di 41 e 53 anni, tre persone originarie della provincia di Ravenna e un trentottenne di Trani, in Puglia.

Secondo gli inquirenti l'obiettivo principale della banda era commettere frodi fiscali ma avrebbe operato anche nel contrabbando di sigarette e nel commercio illegale di alcolici.

I finanzieri hanno scoperto che Daveti, dopo un accertamento, aveva ricevuto cartelle esattoriali per 115mila euro e per evitare di pagare chiese aiuto a Belfiore, affiiliato a un clan della 'ndrangheta. 

Il boss e i suoi uomini avevano escogitato un sistema di false compensazioni, utilizzato ampiamente non solo da Daveti ma anche dalle altre persone coinvolte nelle indagini, che consentiva di estinguere il debito con l'Erario pagando pochi spiccoli: in pratica l'importo complessivo veniva frazionato in somme più piccole e per ciascuna di queste veniva predisposto tramite modello F24 il pagamento di un euro affiancato dalla fittizia compensazione di decine di migliaia di euro.

Per beneficiare di questo "servizio", era previsto il pagamento a Belfiore di un importo pari al 22 per cento dei soldi inizialmente dovuti al Fisco. Quando, dopo Daveti, anche altri lo utilizzarono per abbattere i debiti con l'Erario, a questa commissione si aggiunse un altro 8 per cento da riconoscere al viceprefetto per il suo ruolo di intermediario.

Daveti è accusato anche di aver organizzato insieme a un amico livornese un attentato intimidatorio per vendicarsi di una truffa immobiliare di cui si riteneva vittima, facendo mettere dell'esplosivo nell'auto del presunto responsabile. Gli ordigni, concepiti per esplodere a distanza tramite telecomando, furono intercettati dalle Fiamme Gialle vicino al porto di Livorno il 16 novembre scorso.



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