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Attualità mercoledì 15 maggio 2024 ore 08:55

Ritorno sui banchi, in 207 per la Rimaturità

Sui banchi per la Rimaturità
Sui banchi per la Rimaturità (Foto: Liceo Classico Galileo Firenze / Facebook)

Ex allievi di uno storico liceo classico fiorentino sono tornati a cimentarsi con la versione di latino. La decana è Maria Pia: ha 86 anni



FIRENZE — Gli esami non finiscono mai, e ben lo sanno i 207 ex allievi dello storico liceo classico fiorentino Galileo di Firenze che ieri pomeriggio si sono cimentati con la Rimaturità sottoponendosi a una delle prove più temute della maturità vera: la versione di latino.

C’è Maria Pia, 86 anni, che ha affrontato l’esame nel 1956, e c’è Ginevra, 21 anni, che a causa del Covid non ha potuto sostenere la maturità canonica e dunque adesso si vive l'esperienza. Maria Pia e Ginevra sono le estremità di almeno sei generazioni di ex studenti del liceo che hanno scelto di tornare sui banchi per l’evento organizzato dall’associazione Amici del Galileo, in collaborazione con la dirigente scolastica, dottoressa Liliana Gilli.

Il Galileo è uno tra i licei classici più antichi d’Italia. È stato il primo Ginnasio della Toscana (1878), frequentato da illustri poeti, scrittori, giornalisti, scienziati, politici: Collodi, Giosué Carducci, Mario Luzi, Tiziano Terzani e Oriana Fallaci, Margherita Hack, Giovanni Spadolini. Una tradizione che si unisce all’innovazione dell’offerta formativa.

I 207 temerari si sono presentati a scuola per la procedura di identificazione. Poi si sono divisi nelle classi: 51 hanno scelto la competitiva, 156 invece si cimenteranno nella non competitiva. Tutti sul banco col foglio protocollo timbrato dalla scuola, il dizionario di latino, la penna nera. Di altissimo livello la commissione esaminatrice chiamata a valutare la prova competitiva, composta dai docenti del Galileo, unitamente alla presidente della delegazione fiorentina dell’Associazione italiana di cultura classica, professoressa Maria Pace Pieri, e dal docente di lingua e letteratura greca dell’Università di Firenze, Enrico Magnelli, ex studente proprio del Galileo. 

Le traduzioni di chi ha partecipato alla non competitiva saranno invece corrette (ma non valutate) dagli studenti attualmente a scuola, selezionati tra i più meritevoli nelle materie classiche. 

La consegna dei riconoscimenti avverrà a Ottobre: è una medaglia commemorativa è stata creata dal maestro orafo fiorentino Paolo Penko che rappresenta il classico portone d’ingresso della scuola che ha accolto generazioni di liceali. Saranno premiati i primi tre classificati della competitiva, più altre sette menzioni a giudizio della commissione esaminatrice.

I partecipanti sono stati 132 donne e 75 uomini. In tutto 60 anni di maturità al Galileo. Tra loro anche un sacerdote. La sezione più rappresentata è la E, mentre sono stati in prevalenza i ‘ragazzi’ degli anni ’80 e ’90 ad aver scelto di tornare in classe. Non mancano anche i giovanissimi, in un vero e proprio incontro generazionale al quale contribuiranno anche gli studenti del liceo che sono parte attiva della manifestazione.

Al liceo Galileo per la Rimaturità

Al liceo Galileo per la Rimaturità (Foto: Elena Mancini / Facebook)

Un evento originale, unico sul territorio nazionale, che segna la passione per la formazione classica, ma anche il senso di appartenenza che il Galileo ha donato ai suoi allievi negli anni: "Siamo arrivati al momento della verità – ha detto la preside del Galileo, Liliana Gilli – per me sarà motivo d’orgoglio vedere così tanti ex allievi tornare a scuola per la nostra Rimaturità. Ed è stato motivo di orgoglio percepire la loro voglia di stare ancora insieme all’interno di queste mura. Segno che ricordano con piacere questa esperienza". 

"Il nostro cammino per l’evento è cominciato a Dicembre con l’estrazione della materia qui a scuola. Da allora - ha aggiunto Gilli - è stato un susseguirsi di messaggi, richieste di partecipazione, voglia di essere presenti e raccontare aneddoti legati alla scuola. È impotante la memoria, soprattutto per gli studenti di oggi, che possono capire qual è il valore aggiunto della nostra scuola: un luogo vivo di cultura, dove fare comunità".


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