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Attualità Sabato 28 Marzo 2026 ore 09:00

Le mafie sotto la pelle dell'economia toscana

finanza contraffazione
La contraffazione è il reato spia più diffuso in Toscana (Foto d'archivio)

Il sistema produttivo presenta fattori di vulnerabilità, ma ci sono anche gli anticorpi: i reati spia e i settori più sensibili nello studio Irpet



FIRENZE — Toscana permeabile alle infiltrazioni mafiose che si mimetizzano nel sistema produttivo, con alcuni fattori di vulnerabilità ma anche dotata di anticorpi: è quanto emerge dall’ultimo Rapporto Irpet su illegalità e criminalità organizzata nell'economia della Toscana presentato ieri a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze.

Tra sommersa e illegale, l'economia non osservata vale oltre 14 miliardi di euro e porta con sé un'evasione Irpef stimata in 2,4 miliardi. Proprio i reati fiscali sono uno dei reati spia rispetto alle infiltrazioni mafiose. I segnali sono infatti i reati economici e fiscali (false fatture, evasione, contraffazione, società di comodo e riciclaggio), spesso porta d’ingresso della criminalità organizzata. Le mafie, tradizionali e straniere, si insinuano nelle aree produttive più dinamiche, come quella tra Firenze, Prato Pistoia, nei territori costieri legati alla logistica. 

Tra i settori più esposti manifatturiero, turismo, ristorazione, gestione dei rifiuti.

La presentazione del Rapporto

La presentazione del rapporto Irpet, al centro Giani e Diop

"L’esposizione della Toscana al rischio infiltrazioni mafiose è medio-bassa. Nella graduatoria sintetica delle Regioni italiane si posiziona al 9° posto. Nelle classifiche di dettaglio - illustra una nota - registra posizioni migliori riguardo agli indicatori oggettivi di presenza mafiosa come il radicamento di associazioni criminose e interdittive antimafia (15° posto), e a quelli di dominio del territorio e dei cosiddetti reati spia (12°) come danneggiamenti e estorsioni". 

"Decisamente peggiore la posizione, 4° posto, nella classifica sulle attività illecite. Spiccano i reati di riciclaggio, contraffazione, reati ambientali e ciclo dei rifiuti, narcotraffico", danno conto gli esperti.

Non solo contraffazione

A interessare il territorio regionale, coinvolgendo in modo particolare ben 8 province su 10, è soprattutto la contraffazione, che colpisce i prodotti di alta qualità nel settore della moda. La Toscana si colloca tra le prime tre regioni, come peso sull’Italia, per sequestri effettuati rappresentando l’11% del totale, dopo Lazio e Lombardia. La criminalità organizzata non si manifesta qui con modalità violente e controllo militare del territorio, ma attraverso una progressiva e silenziosa mimetizzazione nell’economia legale.

Particolarmente significativa è l’infiltrazione nel settore della ristorazione, del commercio, dell’edilizia e dei servizi turistici, soprattutto nei centri urbani a forte attrattività come Firenze. Le indagini più recenti hanno documentato l’utilizzo sistematico di reati fiscali, prestanome e riciclaggio per immettere capitali illeciti in attività economiche apparentemente legittime.

La Direzione investigativa antimafia, evidenzia Irpet, sottolinea inoltre la crescente pericolosità della criminalità organizzata cinese, in particolare nell’area di Prato, al centro di un’escalation di violenza tra gruppi in conflitto, configurando una vera e propria “guerra di mafia”. Anche la criminalità albanese è in espansione, con interessi in traffici di droga (ambito in cui risulta dominante), riciclaggio e compravendita di immobili e attività economiche.

Anticorpi e vulnerabilità

Gli anticorpi ci sono, e risiedono nell'alta qualità istituzionale rilevata dai ricercatori tramite due indici specifici, risultati più elevati della media italiana. In generale, il rapporto Irpet attesta per la Toscana performance migliori di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Umbria.

Anche il tessuto economico mostra capacità di tenuta, col fenomeno delle imprese 'cartiere' presente sì, ma con incidenza di rischio al di sotto della media nazionale (4,4% contro 5,2%). 

E poi c'è il lavoro irregolare: 137 mila occupati, pari all’8% dei lavoratori toscani. Un fenomeno particolarmente radicato nel settore del tessile e dell’agricoltura e, geograficamente, nelle aree di Prato, Livorno, costa tirrenica, aree rurali e interne.

Quanto all’evasione, il tax gap dell’Irpef è pari al 17% (2,4 miliardi). Quello sull’addizionale regionale si attesta al 10% (circa 95 milioni). Il divario tra gettito teorico e effettivo dell’Irap è al 16%, pari a 187 milioni. Mentre il mancato gettito Imu è stimato a 240 milioni di euro (18%).


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