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Cultura mercoledì 07 febbraio 2024 ore 18:40

Restauro impossibile di Cimabue in 589 immagini

La donazione delle diapositive
La donazione delle diapositive. Da sinistra Mariani, Acidini e Seroni

Dopo l'alluvione che nel 1966 colpì Firenze, recuperare il Crocifisso danneggiato al 70% pareva impossibile. Invece no, le diapositive lo raccontano



FIRENZE — Il restauro impossibile del Crocifisso di Cimabue danneggiato dall'alluvione che nel 1966 colpì Firenze per il 70% della superficie in 589 immagini, diapositive che raccontano ogni fase del delicato e complesso intervento che alla fine ha vinto la sfida con l'oltraggio dell'acqua restituendo l'opera al suo antico splendore: è questo il prezioso dono che il fotografo Paolo Mariani e Maria Grazia Seroni (moglie ed erede del fotografo Francesco Chimenti) hanno fatto all’Opera di Santa Croce, consegnando alla presidente Cristina Acidini le diapositive che documentano lo straordinario intervento di recupero condotto dall’Opificio delle Pietre Dure sull’opera che Paolo VI, nella sua visita a Firenze del Natale del ’66, definì la vittima più illustre dell’alluvione.

Le diapositive, che sono state prodotte tra il 1966 e il 1976 mentre il Cristo veniva curato e riportato in vita nel laboratorio della Fortezza da Basso, adesso saranno digitalizzate con un progetto a cura di Eleonora Mazzocchi, conservatrice dell’Opera, e saranno messe a disposizione della comunità scientifica. 

Lo scopo della donazione, come spiega Mariani che ha condotto la campagna documentaria sul restauro insieme al collega Chimenti scomparso alcuni anni fa, è stato proprio quello “di conservarle e renderle fruibili anche per il futuro”.

Acidini, Mariani e Seroni. Alle loro spalle il Crocifisso di Cimabue

Acidini, Mariani e Seroni. Alle loro spalle il Crocifisso di Cimabue

Il Cristo ritrovato è il simbolo del riscatto e della rinascita di Firenze dopo la tragedia dell’alluvione. Il suo recupero è stato realizzato con la guida sapiente di Umberto Baldini, direttore del Laboratorio di restauro, e il contributo di decine di esperti, grazie all’utilizzo di tecniche innovative, come l’astrazione cromatica, che rappresentano veri e propri capisaldi nella storia del restauro moderno e che, attraverso la recente donazione, potranno essere ulteriormente documentate.

Le 589 diapositive illustrano tutte le complesse fasi dell’intervento: il lento processo di asciugatura del legno nella Limonaia di Palazzo Pitti, il trasferimento alla Fortezza da Basso, le delicatissime procedure di separazione del colore 'scollando' per effetto dell’umidità ogni strato che costituiva l’opera e procedendo al restauro delle singole parti. Poi il processo di ricomposizione, utilizzando anche la fibra di vetro per assicurare l’insieme.

Ottanta delle diapositive donate vennero scelte da Umberto Baldini e utilizzate il 15 Dicembre 1976 per raccontare a 5mila fiorentini che erano accorsi in Santa Croce lo straordinario intervento di recupero del Crocifisso: “Ancora mi viene la pelle d’oca a raccontarlo, tutti in silenzio di fronte alle nostre immagini che venivano proiettate in dissolvenza e poi l’applauso infinito”, ricorda emozionato Mariani.

“L’Opera di Santa Croce esprime profonda gratitudine a Paolo Mariani e a Maria Grazia Seroni per questa generosa donazione che nasce dall’appassionata consapevolezza dell’eccezionalità del restauro e dalla necessità di condividerne il valore - sottolinea Acidini - si tratta di una documentazione, per certi versi emozionante, che ricostruisce egregiamente la complessità dell’intervento di recupero”.

Mariani racconta che “si era creato un rapporto assolutamente speciale con il Crocifisso e con il numeroso gruppo di esperti che se ne prendeva cura. Abbiamo lavorato intensamente giorno dopo giorno per seguire le diverse fasi del restauro - spiega - allora la tecnologia fotografica non era evoluta come quella di oggi e con Paolo Chimenti abbiamo organizzato modalità originali e realizzato attrezzature artigianali per documentare al meglio l’immane lavoro condotto dai restauratori”.


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