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L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 03 Maggio 2026 ore 09:10

Saccardi, "Tutelare il pluralismo e il confronto, anche duro se serve"

Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana

La presidente del Consiglio regionale: "La politica oggi tende a polarizzare, l'esperienza di Casa Riformista dimostra l'importanza del dialogo"



FIRENZE — Ha ricoperto ruoli chiave in Regione come vicepresidente della Giunta e assessora al diritto alla salute e al welfare, con un passato nell'amministrazione locale di Campi Bisenzio e Firenze. Stefania Saccardi, avvocata, è attualmente presidente del Consiglio regionale e tra tradizione e innovazione, passato, futuro e presente, ha ben chiare le linee guida del suo nuovo mandato. Dal lavoro alla sanità, dai giovani al ruolo delle donne. "Garantendo - ha sottolineato - che tutte le forze possano esprimersi a pieno e confrontarsi".

Per tanti anni ha ricoperto il ruolo di assessora, ora è presidente del Consiglio regionale: che cosa cambia?

Cambia molto, perché si passa da un ruolo di governo a uno di garanzia istituzionale. Da assessora ho avuto la responsabilità di costruire e portare avanti politiche pubbliche, assumendomi scelte anche complesse. Oggi, da presidente del Consiglio regionale, il mio compito è quello di assicurare il corretto funzionamento dell’assemblea, tutelare il pluralismo e garantire che tutte le forze politiche possano esprimersi pienamente. È un ruolo meno esposto sul piano decisionale diretto, ma altrettanto centrale, perché incide sulla qualità della democrazia regionale. Credo che oggi più che mai ci sia bisogno di istituzioni autorevoli, capaci di tenere insieme posizioni diverse senza rinunciare alla serietà del confronto.

Lo stesso ruolo di presidente del Consiglio regionale negli anni si è molto trasformato. Come interpreta lei questa evoluzione?

È cambiato il contesto politico e comunicativo, e questo ha inevitabilmente trasformato anche il ruolo. Oggi il presidente del Consiglio regionale è chiamato non solo a dirigere i lavori, ma a essere un punto di equilibrio in un sistema più complesso e spesso più conflittuale. Viviamo una fase in cui la politica tende alla semplificazione e alla polarizzazione: per questo il Consiglio deve tornare a essere il luogo del confronto vero, anche duro, ma sempre rispettoso e fondato sui contenuti. Il mio impegno è quello di rafforzare questa funzione, perché la credibilità delle istituzioni passa anche dalla qualità del dibattito che riescono a esprimere.

Quali temi e problematiche ha più a cuore?

Ci sono alcune priorità che considero fondamentali. Il lavoro, innanzitutto, che non è solo occupazione ma qualità, sicurezza e dignità, sviluppo e crescita. La sanità pubblica, che rappresenta uno dei pilastri del nostro modello regionale e che va difesa e innovata. Poi c’è il tema delle disuguaglianze, sia sociali che territoriali: la Toscana è una regione forte, ma non priva di squilibri tra aree più dinamiche e zone interne. Ridurre queste distanze è una responsabilità politica precisa.

Accanto a questo, c’è un’attenzione particolare che ho scelto di dedicare ai giovani. Credo che oggi sia necessario investire con decisione sulle nuove generazioni, non solo in termini di opportunità di studio e lavoro, ma anche di ascolto, partecipazione e benessere. I giovani devono poter trovare nella nostra regione spazi per costruire il proprio futuro, sentirsi parte di una comunità e non ai margini di essa. Mi sta molto a cuore anche il tema della partecipazione e del ruolo delle donne nelle istituzioni: non è solo una questione di rappresentanza, ma di qualità delle decisioni e di capacità di interpretare i bisogni reali della società.

Regioni, Province, Comuni e Unioni: è un’organizzazione dello Stato ancora opportuna per l’efficienza dei servizi amministrativi?

È un assetto che ha una sua logica, ma che oggi forse andrebbe ripensato con pragmatismo anche alla luce del fatto che le Province sono state oggetto di una riforma rimasta incompiuta. Non possiamo permetterci sovrapposizioni o frammentazioni che rallentano le risposte ai cittadini. Le autonomie locali sono un valore, perché garantiscono vicinanza e conoscenza dei territori, ma devono essere messe nelle condizioni di funzionare davvero. Questo significa rafforzare il coordinamento, semplificare dove serve e investire sulle capacità amministrative. La sfida non è difendere l’esistente, ma costruire un sistema istituzionale più efficiente, capace di rispondere in modo rapido e concreto ai bisogni delle persone.

Lei è stata tra le candidate di punta di Casa Riformista, la lista "centrista" del campo largo, che ha avuto grande successo. Quello toscano può essere un esempio per l'ambito nazionale?

L’esperienza toscana dimostra che quando si costruiscono percorsi politici credibili, fondati su contenuti e su una cultura di governo, i cittadini rispondono. Casa Riformista ha rappresentato questo: un’area capace di dialogare, di tenere insieme sensibilità diverse e di proporre soluzioni concrete.

Credo che questo approccio possa essere utile anche a livello nazionale, ma a una condizione: che non sia un’operazione di equilibrio tra sigle, bensì un progetto politico riconoscibile. Serve una visione riformista, europea, capace di affrontare i grandi temi – lavoro, sanità, sviluppo – con serietà e responsabilità.

Una valutazione sulla sindaca di Firenze Sara Funaro

Non credo che tra i compiti del presidente del Consiglio regionale ci sia quello di stilare pagelle degli amministratori locali della Toscana. Quello che voglio invece dire è che nello svolgere il mio ruolo alla guida dell'Assemblea legislativa regionale, rivendico con forza la cura, uso di proposito questo termine, dei rapporti istituzionali con Comuni e Province toscani. La Regione ha il dovere di dialogare con tutti i sindaci al massimo livello possibile di collaborazione e, quindi, sicuramente anche con la sindaca della mia città.

Per quanto riguarda la legge elettorale della Regione Toscana, secondo lei, ci potrebbero essere gli estremi per cambiarla?

Le leggi elettorali devono garantire due elementi fondamentali: rappresentanza e governabilità. Credo, quindi, che ogni eventuale modifica debba nascere da un confronto ampio e condiviso, evitando interventi dettati da contingenze o convenienze del momento. Le regole del gioco devono essere il più possibile stabili e trasparenti, perché riguardano la qualità della nostra democrazia.


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