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Attualità giovedì 12 novembre 2015 ore 13:09

Scandalo olio, l'inchiesta arriva in Toscana

Nuova ipotesi di reato e l'indagine viene trasferita anche a Firenze, Genova, Spoleto e Velletri. Coldiretti: "Nessuno scivolone per il nostro olio"



FIRENZE — L'inchiesta, della procura di Torino, si allarga a "macchia d'olio" e spunta, tra le ipotesi di reato, anche quella di vendita di prodotti industriali con segni mendaci atti ad indurre in inganno il compratore, oltre all'ipotesi iniziale di frode in commercio.

Per questo il pm Raffaele Guariniello, titolare dell'inchiesta, in pieno accordo col Procuratore della Repubblica di Torino, Armando Spataro, ha disposto il trasferimento dell'inchiesta a Firenze, Genova, Spoleto e Velletri.

La maggior gravità del reato ipotizzato, spiega in una nota il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, "determina la competenza delle Procure della Repubblica dei luoghi di produzione degli oli oggetto delle indagini". 

La decisione è stata presa nell'ambito dell'inchiesta sulla messa in commercio di sette distinti prodotti oleari per qualità che, secondo l'ipotesi accusatoria, non sarebbero corrispondenti alle caratteristiche ("olio extravergine") figuranti sulle etichette.

La Coldiretti Toscana tiene a precisare che "lo scandalo che ha conquistato le prime pagine dei media non riguarda l’olio toscano".

Secondo l'associazione di categoria "il termine giornalistico Olio prodotto in Toscana è usato in modo improprio, secondo una consuetudine adottata spesso dall’industria, che presenta sotto l’immagine della Toscana un prodotto in realtà solo imbottigliato nella nostra regione".

E’ quanto sostiene Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana che commenta: “E’ l’ennesimo caso di “Toscana sounding”, che interessa un autentico fiume di olio, oggi presente sul mercato ma che di toscano ha solo una cosa: la sede dell’imbottigliamento".

"Lo scandalo che ha conquistato le prime pagine dei media quindi non riguarda l’olio toscano - sostiene Coldiretti -, ma l’industria olearia che purtroppo sfrutta impropriamente l’immagine del nostro territorio, un territorio con un forte appeal sul consumatore, per smerciare prodotti di dubbia qualità”.

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