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Attualità venerdì 09 aprile 2021 ore 09:45

Il Covid condanna i detenuti alla solitudine

La pandemia all'interno dei penitenziari è raccontata nelle lettere che i detenuti hanno scambiato con l'esterno durante i mesi in emergenza sanitaria



FIRENZE — La vita in carcere è per definizione una pena ma la pandemia ha provocato un cambiamento che ha destabilizzato il sistema, è quanto emerge dalle lettere che i detenuti hanno scambiato verso l'esterno.

A ricevere numerose testimonianze è stata in questi mesi la criminologa Wilma Ciocci, nota in Toscana per avere collaborato con il collegio difensivo di Pietro Pacciani, accusato negli anni '90 di essere il cosiddetto Mostro di Firenze. 

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 che effetti ha avuto sulla popolazione carceraria? 

"In questi mesi il virus ha ucciso detenuti, agenti e personale medico. Un detenuto di 60 anni è morto nelle ultime ore in Calabria. Un anno fa scoppiarono decine di rivolte e persero la vita 13 detenuti, una strage, attribuita a overdosi di metadone e psicofarmaci".

Dopo l'idea di isola felice i contagi sono aumentati, ma non i vaccini

"Perché non sono stati inseriti, tra le categorie a rischio e per questo da vaccinare subito, agenti penitenziari, detenuti, volontari ed educatori che operano in queste strutture?"

Com'è la situazione dei focolai nelle carceri?

"Ad oggi risultano positivi 823 detenuti su una popolazione complessiva di 52.207 reclusi e 737 agenti. I focolai possono diventare un potenziale ulteriore rischio anche per la salute pubblica al di fuori della struttura detentiva, nelle carceri sono scoppiati in istituti dove il virus si era già diffuso nei mesi scorsi. Il covid ha attraversato anche le sbarre del carcere duro". 

All'inizio della pandemia sono state ipotizzate varie misure di sfollamento, fortemente criticate.

"Il Decreto Cura Italia e le successive proroghe non hanno sortito gli effetti sperati, hanno inciso poco sul sovraffollamento che al momento rimane illegale. Per questo motivo è essenziale adottare misure alternative alla detenzione al fine di ridurre le presenze in carcere. E’ arrivato il momento, di mettere sul tavolo quelle misure che sono state accantonate dall’ex ministro Bonafede. Gli istituti di pena sono luoghi dove si concentrano gruppi vulnerabili che sono tradizionalmente tra quelli più a rischio, ovvero persone con disturbi mentali, socialmente isolate, con problemi di dipendenze da sostanza, e con storie di precedenti comportamenti suicidari". 

Entriamo in un carcere a caso, all'atto pratico cosa troviamo?

"Le problematiche dall’inizio della pandemia sono rimaste invariate. Un carcere sovraffollato, con il virus, implica spazio ristretto e non igienico; una costante mancanza di privacy, anche durante lo svolgimento di funzioni basilari come l’uso del gabinetto. Sono state ridotte le attività formative e lavorative, ridotti i permessi, colloqui con i familiari con modalità on line; servizi di assistenza sanitaria sovraccarichi; tensione crescente tra detenuti e polizia".

L'isolamento da misura punitiva è diventato una necessità

"Leggendo le testimonianze dei detenuti traspare una pena aggiuntiva in questo ultimo anno: la pena della solitudine. Da un anno, infatti, i detenuti sono costretti a vivere in uno stato di isolamento che ha reso la pena più gravosa e afflittiva. Il covid nel carcere, ha avuto un impatto devastante sulla salute psicofisica per i detenuti, la vita quotidiana, le attività per il reinserimento, tutto è diventato più difficile. Pensiamo ai 20 minuti di videochiamata a settimana, per mantenere le relazioni con i familiari. Pensiamo ai detenuti positivi, costretti ad un isolamento in reparti dismessi del carcere, in pessime condizioni igienico sanitarie, senza disinfettanti e mascherine". 

Il carcere è presente nell'immaginario collettivo?

"Nell'essere umano è tra gli ultimi pensieri, ben oltre la mera emarginazione sociale. E' il non luogo che ti sei scelto, il male voluto. Eppure, se non altro per senso di umanità, occorre assicurare prevenzione e assistenza anche ai detenuti positivi e fare in modo di garantire loro almeno i diritti fondamentali".

In questo anno ha mantenuto un contatto epistolare attraverso le mail con molti detenuti, sarà una nuova materia di studio?

"Il materiale in effetti non manca. La priorità è uscire da questa situazione di emergenza ma indubbiamente ho raccolto elementi che potranno tornare utili per riflettere su un nuovo sistema carcerario. Uno spaccato di vita dietro le sbarre che mostra non solo i limiti dell'istituzione penitenziaria ma della stessa società. Potrebbe aiutare a riflettere su una rivoluzione dell'intero sistema, attesa da tempo ma che continua a sfuggire ad ogni governo".

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